Drogati e derubati in ferie a Cuba

Due trentenni cervesi raccontano l'odissea vissuta per due settimane. Una vacanza trasformata in un incubo: "E i 'consigli' dell'ambasciata ci hanno reso la disavventura ancor peggiore"

20 Ottobre 2011 - 19:08

Drogati e derubati in ferie a Cuba

CERVIA - Trovarsi dall'altra parte del mondo senza soldi dopo essere stati drogati e derubati. Dover affrontare ancora due settimane con le tasche vuote. Non avere l'appoggio di chi, all'estero, dovrebbe far le veci dello Stato, quindi tutelarti. In una situazione così poco piacevole si sono ritrovati due cervesi 30enni, Fabio Viroli e William Poni, che all'inizio di luglio erano volati a Cuba per quindici giorni di vacanza, che si è trasformata in un incubo. “Un viaggio pieno di problemi e disavventure - raccontano - anche grazie all'operato della nostra ambasciata, sul cui senso d'esistere ci siamo posti diversi dubbi”.

La piccola odissea in salsa cervese ha inizio la seconda sera a L'Avana. “Ci siamo fatti consigliare da un taxista cubano una discoteca, che ben presto si è rivelata un covo di prostitute alla ricerca di clienti. Non avevamo intenzione di farci accompagnare a pagamento e abbiamo respinto una ventina di ragazze, finché si sono avvicinate due che sostenevano di non essere professioniste del sesso ma di essere lì per divertirsi come ragazze qualunque”. I due cervesi hanno creduto alle giovani, un errore pagato a caro prezzo. “Dopo averle portate nell'appartamento dove alloggiavamo – continuano - le due hanno aperto un paio di birre e lontane dai nostri occhi hanno versato una sostanza stupefacente (probabilmente sonnifero) e ci siamo addormentati praticamente all'istante”. Al loro risveglio la brutta sorpresa: le due si erano portate via 1.500 euro, una macchina fotografica del valore di circa 300 euro, un paio di occhiali da sole. un cellulare e vari effetti personali di minor valore.

Dopo essersi rivolti, senza successo alle forze dell'ordine locali, i due hanno deciso di andare direttamente all'organo teoricamente più vicino agli italiani all'estero: l'ambasciata italiana. Lì però, non hanno trovato l'assistenza sperata: “Ci è stato domandato 'Cosa vi aspettate che possiamo fare per voi?' e dopo aver compilato un modulo, ci han detto che la nostra carta di credito non valeva a Cuba e che l'unico e più veloce sistema per ricevere soldi era seguire attentamente delle procedure indicate in un documento”.

Ed è proprio dopo aver seguito tali procedure che le vicende della coppia hanno preso una piega ancor peggiore, costretti, a sentir loro, a “vivere tre giorni angosciosi di digiuno, vagando per la grande Avana con pochi spiccioli” e ad una perigliosa corrispondenza con una banca italiana. In un primo momento il fratello si è rivolto alla filiale di Cervia indicata dall'ambasciata, dove però non avrebbero accettato la richiesta di apertura di un conto corrente. Si è allora rivolto alla filiale di Cesena, riuscendo così ad inviare un bonifico ai due turisti, soldi che però a Cuba non potevano essere prelevati. “La funzionaria Asistur ci ha detto, sorprendendosi dei suggerimenti dell'ambasciata, che ricevono denaro da tutte le banche tranne che dalla nostra”.

Da quel momento i due hanno deciso di risolvere i problemi da soli, sostenuti dai familiari in Italia. Ma la conclusione del viaggio è beffarda quanto il suo inizio. “Alla fine della nostra permanenza a Cuba, i soldi tramite la nostra banca ci sono arrivati, e dopo alcuni giorni abbiamo anche scoperto che negli sportelli di cambio veniva regolarmente accettata la nostra carta di credito”.

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