Stefano torna a casa: «Il botto, poi il sangue»

Parla il meno grave dei feriti: «Un barattolo rosso, non sembrava una bomba»

È già tornato a casa, una villetta in borgata S.Anna, Stefano Clemente, uno dei tre ragazzi feriti dallo scoppio della bomba a mano Breda 35, residuato bellico della Seconda guerra mondiale. A differenza dei suoi due amici, per cui persiste sempre il pericolo di perdita della vista, Stefano, l’unico maggiorenne del gruppo, si trovava a qualche metro di distanza dalla bomba quando è deflagrata e la pioggia di schegge che pur l’ha investito in pieno, è risultata meno distruttiva. Le sue gambe, in particolare quella destra, portano ancora i segni delle decine di schegge rilasciate dalla bomba, come pure le sue mani, ma è stata una sola la scheggia andata a conficcarsi nel suo occhio destro, operato già nella serata di sabato. «Mi hanno detto che probabilmente perderò qualche decimo di vista, ma rispetto a quello che è successo ai miei amici mi considero molto fortunato».

su Luna Nuova di venerdì 8 marzo

 

 

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