Andata e ritorno di Maurizio Campisi, periodista militante in Costa Rica

Nel suo blog le amare coontraddizioni dell'America Latina


 

di UGO SPLENDORE

Rivoli saluta con la manina Maurizio Campisi. Uno dei figli prediletti della città è tornato ieri in Costa Rica, sua patria da vent’anni esatti. I quindici giorni di libera uscita sono volati: due carezze in famiglia, incontri per promuovere i suoi libri e un concerto-nostalgia con i Sick Rose, la band che spopolava negli anni 80 e che per l’occasione si è ritrovata sul palco.

Non ci si annoia, con questo tipo qui, ed è un peccato non ritrovarlo più spesso. Perché è una voce sottile ma solida, fortemente giornalistica e coraggiosa, che echeggia dal continente latinoamericano. Un cervello in fuga, che vent’anni fa disse: «Vado via perché l’Italia è un paese fermo». E come dargli torto, oggi.

Campisi il periodista militante. Il suo blog sull’America Latina è una frusta, i suoi reportages scomodano i palazzi. Lo hanno oscurato quattro mesi fa, gli hacker. Lui ha ricominciato. Poi il governo del Costa Rica gli ha scritto a muso duro, l’ambasciatore a Roma l’ha chiamato: aveva appena pubblicato un servizio sul turismo della salute nel Paese, dove gli americani, dati i bassi costi, vanno a rimettersi in sesto. Ma dietro era spuntato un traffico di organi che poi, in barba alle smentite del ministreo della salute, si era rivelato più esteso di quanto si credesse.

L’America Latina vede ancora queste contraddizioni, ma Campisi, che vive ad Alajuela, 20 km dalla capitale San Josè, scommette sul suo continente: «Ci sono idee e investimenti, sia sulle risorse che sulle persone. Il Fondo monetario internazionale ha stanziato per Panama 100 milioni di dollari. La Cina è il partner maggiore del Sudamerica. L’Europa invece è immobile, è vecchia, non propone niente. L’unica grande svolta negli ultimi 30 anni è stato forse il crollo del muro di Berlino. Per il resto, tanta normalità».

Ma quando ha cambiato marcia l’America Latina? «Quando mi ci sono trasferito, 20 anni fa, stava nascendo l’idea di un’America Latina unita, che andasse al di là delle ideologie e che facesse blocco contro gli Stati Uniti, da sempre influenti sul continente tanto da utilizzarlo come una specie di giardino di casa».

Ma c’è qualcuno che ha davvero infuito su questa nuova idea di mondo? «Sì: Hugo Chavez, il presidente del Venezuela. Era un tipo dalle posizioni molto radicali, però ha davvero risvegliato le coscienze. Ha unito una serie di nazioni in un grande blocco centroamericano. I cani sciolti ora sono un’alleanza che porta avanti grandi processi di modernizzazione. Le sue politiche, imitate da molti, come Evo Morales in Bolivia, hanno portato nuovo benessere nei ceti più bassi delle popolazioni. Gli anziani ora prendono la pensione, ad esempio. Cose mai viste prima».

Maurizio Campisi ha 51 anni giovani. Parla davanti a una tazzina di caffè nel bar di via Giolitti che fa angolo con via Piol. Lì davanti, al numero 50, c’era la cantina di Gianni Costa nella quale trent’anni fa provava la proto-band dei Sick Rose. Il rock formato garage. Lunghe notti e amicizie, da quelle risolte a quelle irrisolte. Fuori, l’idea di un giornalismo serio e credibile, anche se si trattava di parlare delle buche per le strade di Rivoli o di celebrare le prime vittorie del Rivoli Calcio nel girone degli ingordi. 

Non c’è più la vecchia Rivoli, giusto Campisi? «Giusto, ma in fondo è normale. Dappertutto stanno sparendo i centri storici, sempre più piccoli. A Rivoli sono sparite le mie librerie. Io andavo da Morra e da Astori, tutta gente cordiale. Ho visto i segni della crisi: negozi chiusi e svuotati, locali messi in affitto. In compenso ho notato che ristoranti e birrerie sono sempre pieni...".

Le rimpatriate non sono mancate. Cene di classe con lo zoccolo duro della scuola: "In questi giorni ho ritrovato vecchi amici. Ho pure rivisto Patrizia Brilli, che era mia compagna di banco alle elementari... Altri non hanno potuto tornare a Rivoli, sono sparsi un po’ in tutta Italia. Nostalgia? No. Ma tanto affetto, quello sì. Sempre».

 

CHI E' MAURIZIO CAMPISI

Nato a Rivoli nel 1962, cronista e direttore della Gazzetta di Venaria e Rivoli15 negli anni 80, Maurizio Campisi è giornalista, scrittore e musicista. È stato corrispondente di Diario, Narcomafie e Peacereporter, oggi collabora con la Radio Tv Svizzera. Vive in Costa Rica dal 1993 con la moglie Claudia e i figli Humberto di 12 anni e Chiara di 8. Con Claudia conduce un’azienda, la Alifruti, che produce sciroppi e marmellate di frutta tropicale, soprattutto ananas e guayaba. Ora punta anche sul miele. Inoltre Campisi insegna italiano a studenti universitari presso la scuola Dante Alighieri di San Josè.

I SUOI LIBRI

I primi sono: «Centroamerica - Reportages», «Sandino, il generale degli uomini liberi», «La lucida follia di Sendero Luminoso - Rivoluzione e terrore sulle Ande peruviane». Poi il saggio «Pelle di serpente, lo sfruttamento infinito dell’America Latina e delle sue risorse» edito da Marco Valerio e pubblicato l’anno scorso in e-book da Editorial Intangible di Valencia. Infine, è da poco uscito «Il segreto di Julia», il suo primo lavoro di narrativa, romanzo giallo ambientato in Nicaragua e per ora disponibile in e-book con Vanda-epublishing.

IL BLOG

http://www.mauriziocampisi.com


29 novembre 2013

 

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