LETTERE AL DIRETTORE

12 Marzo 2012 - 19:33

LETTERE AL DIRETTORE

NULLA E' CAMBIATO RISPETTO A QUATTRO ANNI FA


Caro direttore, so che può essere insolito chiedere la ri-pubblicazione di una vecchia lettera che avevo già inviato al tuo giornale quattro anni fa, eppure oggi, alla luce di quanto emerge da fonte governativa, ritengo doveroso ribadire il già detto.
Ho infatti rapidamente letto (non perché abbia affrontato in modo superficiale il tema, ma perché misere sono le pagine con cui si è liquidata la questione) il risibile documento pubblicato dal presidente Monti sull’argomento Tav in valle di Susa. Per non girare il coltello nella piaga eviterò di commentare da insegnante questo scadente lavoro di scopiazzatura: anche gli studenti più fannulloni sanno che quando si copia si deve almeno aver la saggezza di copiare da chi i compiti li sa far bene... cosa che evidentemente il professor Monti ignora. Ed eviterò anche di avventurarmi in valutazioni tecniche, poiché esisterebbero centinaia di docenti universitari pronti a farlo, in forma ufficiale e infinitamente meglio di me, se solo il governo avesse la decenza di convocarli, per ascoltarli.
Non posso però tacere davanti ad un paragrafo, scritto sotto palese dettatura dell’architetto Virano, che così recita: “L’Osservatorio ha compiuto un lungo percorso, faticoso e complesso, alla ricerca di una soluzione concordata e condivisa, affrontando prioritariamente il tema dell’opportunità e delle modalità di realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione e raggiungendo un accordo tra i diversi rappresentanti. Il 28 giugno 2008 è stato sottoscritto l’Accordo di Pra Catinat, nel quale sono esplicitati gli impegni presi dai diversi attori del progetto, in corrispondenza dei quali si è deciso di avviare la progettazione preliminare dell’intera tratta in territorio italiano dell’opera. Il risultato è un progetto preliminare che rappresenta il primo esempio nella storia italiana di progettazione partecipata e discussa di una grande infrastruttura”.
Ed è per questo che ti chiedo di riproporre quanto già mi ero permessa di affermare, mai smentita dal commissario Virano, anni fa, quando certi fatti erano cronaca del quotidiano e non ricordo sbiadito dal tempo. Aggiungo anche che sarebbe forse giunto il momento, per i miei colleghi amministratori di allora, di fare altrettanto. Per chiarire una volta per tutte chi c’era e cosa è accaduto a Pra Catinat (di certo non potrò farlo io, che là non c’ero) e soprattutto per impedire che la memoria di quei giorni venga oggi ricostruita sui giornali esclusivamente dall’ex presidente Ferrentino. Al quale riconosco ovviamente il diritto di cambiare idea (come evidentemente ha fatto), ma al quale non concedo l’arbitrio di manipolare dati oggettivi, nel vano tentativo di delegittimare una opposizione fatta di carte bollate e di delibere comunali e non già di sassaiole.
«“Condove non ha mai approvato l’accordo di Pra Catinat” (lettera di Barbara Debernardi, sindaco di Condove, rubrica Opinioni di Luna Nuova del 16 dicembre 2008 - pagina 6).
Caro direttore, ti chiedo un po’ di spazio per comunicare ai cittadini quanto ripeterò al presidente Virano venerdì prossimo a Rivalta. Ho (finalmente!) potuto leggere il dossier di Bruxelles e, chiuse le poche pagine che lo compongono, ho fatto prima di tutto lo sforzo di non lasciar prevalere su ogni altra considerazione il senso di indignata e frustrata impotenza, per quanto lì dentro è stato scritto. Su tanto bisognerà nei prossimi giorni discutere e tanto ci sarà da dire, collegialmente, sull’intero documento.
Non posso però aspettare oltre per commentare, almeno, quanto riportato a pagina 2, parte A del dossier (“Richiami sul progetto”) e per smentire ufficialmente quanto riportato a pagina 9, parte B del medesimo dossier (“Descrizione del tracciato”). A pagina 2 leggo: “I lavori dell’Osservatorio si sono conclusi con un documento predisposto con gli enti locali e territoriali (Accordo di Pra Catinat del 29 giugno 2008), ratificato dal Tavolo istituzionale di Palazzo Chigi del 29 luglio 2008. Questo documento definisce in particolare i principi cui ci si dovrà riferire in sede di sviluppo del tracciato in territorio italiano”.
Segnalo che il Comune di Condove con delibera n° 39 del 18 settembre NON HA APPROVATO (ti prego di mantenere il maiuscolo!) l’Accordo di Pra Catinat e con delibera n° 38 del 18 settembre HA BOCCIATO il documento di Palazzo Chigi. Le due delibere sono state trasmesse al governo.
E’ dunque fatto grave che, successivamente, cioè in data 31 ottobre, il dossier di Bruxelles (a pagina 9) scriva: “A seguito di una richiesta dei sindaci della bassa valle di Susa il presidente dell’Osservatorio ha chiesto a Ltf di raccogliere i suggerimenti e le indicazioni emerse nell’ambito dell’Osservatorio, quelle evocate dai sindaci e dal commissario straordinario di governo e, su queste basi, di fare delle considerazioni in merito ad un possibile corridoio...”. Valuterò insieme ai colleghi in quali altre forme rispondere a questa affermazione che non risponde a verità.
Fin d’ora chiarisco che il sindaco di Condove:
- non ha presentato alcuna richiesta al presidente Virano;
- non ha né dato, né “evocato” indicazioni da trasmettere a Ltf;
- non ha fornito suggerimenti in merito ad un possibile corridoio.
Anzi, gli atti deliberativi sopra richiamati hanno espresso indicazioni nettamente contrarie a quanto illustrato nel dossier di Bruxelles. Se già ritenevo grave utilizzare i lavori dell’Osservatorio come mezzo per veicolare attraverso i mass media l’idea di una “concertazione” in corso e un accordo - in realtà inesistente - sull’opera, considero oggi gravissimo che tale modalità di comunicazione, fondata su dati non corrispondenti alla realtà, entri a far parte di un documento ufficiale del governo. Trasparenza istituzionale e correttezza amministrativa dovrebbero essere, a mio parere, ben altra cosa».
Questo scrivevo nel 2008. Oggi, amaramente, mi chiedo cos’altro ci sia da aggiungere.

BARBARA DEBERNARDI
S.Ambrogio





LE CONTRADDIZIONI DEL SINDACO DI S.ANTONINO


Egregio signor sindaco del comune di S.Antonino, ho letto due interviste che ha rilasciato (una su tempi.it, l’altra su ilgiornale.it) a proposito del progetto della Torino-Lyon e mi sento in dovere di replicare dal momento che con le sue parole butta fango sui suoi colleghi e su una parte di popolazione di cui io faccio parte e che, benché non sia la totalità, è una forte maggioranza.
Le sue argomentazioni sono contraddittorie in ogni passaggio tant’è che fino al 2009 si è schierato contro una causa che, pur non essendo cambiata nella sostanza, ora la alletta profondamente. Sostiene con orgoglio che fin quando è stato lei a tenere le “redini” del movimento non ci sono stati disordini o stati di militarizzazione. Nel 2006 al Seghino le forze dell’ordine hanno manganellato la gente, a Venaus le ruspe stavano falciando via persone (non alberi); la valle era militarizzata quasi quanto ora: ricordo come fosse ieri che mi era stato impossibile raggiungere l’abitazione di un mio amico in una borgata off-limits di Susa. Perché inventare tante falsità? La mia idea è che, forse, non è l’interesse collettivo quello che le preme quanto la presenza del suo volto ad un Tg o su un giornale.
Non manca nelle sue parole una lode sfrenata all’Osservatorio in quanto grazie a questo organo lei sostiene che, fra le altre cose, è stato cambiato il tracciato per evitare il passaggio in zone montane pericolose (con presenza di uranio e amianto): questa è un’altra colossale fandonia. A Giaglione ci sono miniere di uranio (sostanza fortemente cancerogena che causa tra l’altro il carciroma al polmone) con una radioattività di 20 volte superiore a quella naturale. Glielo posso dire con certezza scientifica in quanto domenica 4 marzo sono salito in loco con un eminente docente del Politecnico di Torino che ha eseguito le misure con un contatore geiger (spero non si discuta pure sulla faziosità dello strumento, quello è super partes). Inoltre un professore, laureato in geologia, ha sostenuto che nelle rocce di Villar Focchiardo sono presenti 10 grammi di uranio per metro cubo di materiale, secondo altri calcoli condotti. Questi dati sono inquietanti ancor di più se una persona che si spaccia per “commissario del bene comune” le ignora o le nasconde alla gente che alle volte per pigrizia tende a fidarsi e a non documentarsi in maniera approfondita.
D’altra parte, non manca nelle sue parole la critica ai suoi colleghi sindaci che dell’organo non fanno più parte. Dice: «(...) una parte degli amministratori ha, secondo me, commesso il grave errore di tirarsi fuori». Le parole del professor Tartaglia (ex membro dell’Osservatorio) che si leggono nella lettera indirizzata al professor Monti sono differenti, direi opposte: «(...) il governo decise di escludere dall’Osservatorio le amministrazioni comunali che non dichiarassero a priori di accettare l’opera». Non dubito alle parole dell’ex docente del Politecnico di Torino vista la disponibilità dimostrata al dialogo dal presidente della Repubblica e le esilaranti parole di invito al confronto pronunciate al TgR dal suo collega Fassino: «Siamo disposti ad ascoltare purché si discuta di come e non sul se».
Ora l’ultimo spinoso punto pieno di contraddizioni. Il Tav secondo lei serve per evitare il passaggio dei Tir; allora perché si sta scavando la nuova canna del Frejus? Di questo argomento si parla ben poco e anche se inizialmente il dissenso è stato espresso i lavori stanno andando avanti senza intoppi: forse, noi valsusini siamo consapevoli che non si possa dire di no a tutto ma è meglio non farlo sapere troppo in giro, non sia mai che il resto d’Italia rimanga deluso dall’immagine del valsusino montanaro contrario a tutto a prescindere che viene passata dai politici e da alcune testate giornalistiche nazionali.
Inoltre critica chi si oppone al tunnel geognostico di Chiomonte, anche se lei stesso espone delle perplessità circa il nodo di Torino e sostiene che se quest’ultimo problema non fosse risolto la linea ad Av sarebbe uno sperpero. Allora, ragionevolmente, prima non bisognerebbe trovare una soluzione? Nella malaugurata ipotesi questo non fosse possibile, i soldi per la galleria di “solo 7 chilometri” non sarebbero sprecati?
Argomenta inoltre, con un bel pistolotto quasi convincente, tutti i bei vantaggi («zona franca da tasse intorno ai cantieri», conversione della «linea ferroviaria in una nuova linea metropolitana»...) che si avrebbero; a cosa serviranno se la natura sarà massacrata? A cosa serviranno se la salute di noi abitanti e degli operai sarà distrutta? Il fatto doloroso e frustrante è che alcune persone potrebbero credere a queste promesse mirabolanti fatte però da uno Stato che ha la maggior parte dei propri cittadini che fatica ad arrivare a fine mese, che ha una sanità inefficiente e una scuola ridotta sul lastrico. A mio modo di vedere su questi settori si dovrebbe investire, non in un’inutile opera faraonica che fornisce faraonici guadagni a pochi.
Perché dico “inutile opera faraonica”? Ci sono studi condotti da ingegneri del Politecnico di Milano (Paolo Beria e Raffaele Grimaldi) pubblicati in un articolo de Il Sole 24 ore del 31 gennaio 2012 in cui sono riportati dati chiari sulle tratte ad Av già realizzate: per tutte i costi previsti erano stati sottostimati mentre, d’altro canto, le ipotesi circa l’utilizzo dell’opera erano sovrastimati. Con questi dati alla mano cosa potete dirci? Come si possono spiegare? Soprattutto, perché per la tratta Torino-Lyon dovrebbe essere differente, specialmente considerando che sulla carta è la meno conveniente di tutte?
Perché dico “opera che fornisce guadagni a pochi”? Leggendo l’articolo dal titolo “Tav, da Napoli alla val di Susa le mani della mafia sui cantieri”, di Roberto Saviano, pubblicato su La Repubblica, si può comprendere che queste grandi opere attirano l’interesse della ‘ndrangheta: questo è avvenuto per le tratte già realizzate, dice l’autore, e aggiunge: «Su un punto però ci si deve trovare uniti: bisogna avere il coraggio di comprendere che l’Italia al momento non è in grado di garantire che questo cantiere non diventi la più grande miniera per le mafie. Il governo Monti deve comprendere che nascondere il problema è pericoloso».
Avrei ancora molte parole da aggiungere, ma qui finisco sottolineando che alle marce istituzionali, oggi come quando era lei a tenere “il timone”, la gente della valle partecipa in maniera massiccia e pacifica, quindi i suoi colleghi stanno facendo un ottimo lavoro.

MARCO FRATTA
Villar Focchiardo





CONVEGNO A SUSA: I RELATORI SI' TAV HANNO PERSO UN'OCCASIONE


Lettera aperta al sindaco di Susa, Gemma Amprino
Giovedì 8 marzo, Festa della donna, le donne No Tav sono state gentilmente ricevute in municipio dal sindaco di Susa Gemma Amprino. In tale occasione, una studentessa le ha chiesto perché non avesse voluto partecipare al convegno sul Tav promosso da alcuni insegnanti del territorio valsusino domenica 4 marzo. Ricordiamo che a tale convegno erano stati invitati, in numero assolutamente paritario, esponenti, tra tecnici e istituzionali, sia delle ragioni del Sì che di quelle del No e che, dei fautori dell’opera pubblica nessuno, compreso il sindaco di Susa, ha accolto l’invito. Alla richiesta fattale dalla studentessa, la professoressa Amprino ha motivato il suo diniego dicendo che «l’unica parte per la quale si sentiva di intervenire era illustrare le delibere dell’amministrazione» ritenendo «non corretto da parte di un insegnante e neanche di un sindaco sostituirsi agli altri enti istituzionali». Ha poi aggiunto di credere che «non sono gli enti locali che decidono la politica trasportistica nazionale, che siano contro o siano a favore non ne hanno titolo».
Vorremmo innanzitutto rassicurare il sindaco dicendole che nessuno tra gli organizzatori del convegno voleva che né lei né altri “si sostituisse ad altri enti istituzionali”, ma che l’auspicio era invece che ciascuno degli invitati ricoprisse il proprio ruolo, per il quale, appunto, era stato chiamato a presentare la sua posizione sull’argomento. Quanto all’impotenza degli enti locali da lei evocata, non possiamo che darle ragione, non solo gli enti locali, ma anche i cittadini tutti dei territori coinvolti dalle opere pubbliche “non hanno titolo” per intervenire nelle decisioni nazionali, a meno che gli enti locali suddetti siano in linea con tali decisioni perché, in questo caso, e solo in questo caso, allora sì, le loro delibere sono addotte quale conferma di una volontà popolare consenziente. Non importa se le popolazioni sono invece contrarie, l’importante è acquisire le delibere favorevoli dell’ente locale: non è, almeno questa, una grossa responsabilità di quegli enti che, sia pure, “non decidono la politica trasportistica nazionale”?
Sfatati quindi i timori del sindaco rispetto ad un’appropriazione indebita di ruoli istituzionali, vorremmo poi esprimere ancora una volta il nostro rammarico per le aspettative disattese dei tanti giovani presenti al convegno di domenica 4 marzo. Come ha detto, a nome dei suoi coetanei, la studentessa al sindaco di Susa, loro confidavano nell’opportunità di avere delle risposte sulle ragioni del Tav, di poter sentire dai fautori dell’opera quali sono le ragioni tecniche, economiche, politiche e ambientali a sostegno dell’opera, confidavano nella possibilità di un costruttivo confronto. L’assenza di tutti gli invitati sostenitori del Tav è stata sentita da loro, e da tutti i presenti in sala, come una forma di scarso rispetto per i partecipanti, una diserzione che certo non giova alla causa del Sì: disprezzo per il dialogo o paura di non saper sostenere le proprie ragioni?
Il sindaco, ancora, nell’incontro in Comune dell’8 marzo quando, ribadiamo, ha cortesemente dato udienza alle donne No Tav, e di questo lo ringraziamo, ha poi ulteriormente motivato la sua assenza al convegno affermando che i docenti che lo avevano organizzato «sono docenti che rappresentano una posizione contraria all’opera e le persone ipotizzate erano persone individuate dagli organizzatori». Rispondiamo soltanto che, appunto, «tra le persone individuate dagli organizzatori», c’era anche lei.
Quanto poi al fatto che, come affermato dal sindaco, «a scuola si tenta di insegnare la verità», ma che la storia successiva al 1930 «è ancora motivo di riflessione e di interpretazione per cui gli stessi testi vengono talvolta cambiati in base a quello che accade» (sic)… ci permettiamo di esprimere il nostro dissenso: la scuola non deve “tentare di insegnare la verità”, la scuola deve cercare di fornire gli strumenti perché ciascuno studente, chiamato a diventare cittadino libero e responsabile, possa intraprendere la sua ricerca della verità. Sia chiaro che questo non significa avallare alcuna forma di relativismo qualunquistico, ma invece, nella consapevolezza di quanto la verità sia complessa e articolata, favorire un processo di interpretazione consapevole del reale attraverso la conoscenza del medesimo. Conoscere significa essere informati, saper ascoltare le ragioni dell’altro, mettere a confronto i fatti con le diverse letture che ne sono state date nel tempo e che la contemporaneità continua a formulare. Conoscere, ovvero, significa non essere schiavi di pregiudizi o credi aprioristici.
Ma se la scuola è sicuramente luogo privilegiato per l’acquisizione di conoscenze così intesa, non è certo il solo, la scuola è un attore, tra gli altri, del formativo confronto di idee a cui i giovani hanno diritto, in uno stato democratico, di partecipare. Ed è proprio per questa ragione che noi, insegnanti del territorio valsusino, avevamo pensato di promuovere, al di fuori del contesto scolastico, in un ambito pubblico, civico e istituzionale, un’occasione di informazione rivolta ai giovani su un tema, quello del Tav, che non è certo di diretta competenza scolastica, ma che certamente è anche un tema sul quale si deve misurare l’educazione alla cittadinanza, materia a cui ci chiamano i programmi ministeriali.
Peccato, un’occasione perduta per coloro che avrebbero potuto, come hanno fatto i relatori presenti, far comprendere le loro ragioni al pubblico. Una cosa però non siamo disposti ad accettare e cioè che chi promuove il confronto di idee, crede nella libertà di pensiero, rispetta le posizioni diverse dalle sue e le chiama ad esprimersi, possa essere tacciato di faziosità.

ELEONORA BERTONE
DORIANA TASSOTTI
BARBARA DE BERNARDI
CLAUDIA GRIGLIO
MARIO ORLA
FRANCESCA ROCCI
PAOLA ROCCI

insegnanti





QUANTE COSE VORREI DIRE AL PRESIDENTE NAPOLITANO


Sono sempre stata orgogliosa di essere italiana (almeno posso sperare di esserlo) già con il presidente Ciampi, con l’elezione a presidente della Repubblica dell’onorevole Giorgio Napolitano con i grandi festeggiamenti dell’anno dei 150 poi, ero “euforicamente italiana”.
Ma ahimè mi sono trovata “seduta per terra” per non dire più sotto, quando pochi giorni fa ho visto proprio il presidente Napolitano in visita Torino, rifiutare di ricevere i sindaci No Tav della val Susa, i sindaci ribelli e sovversivi, come vengono chiamati questi sindaci No Tav, che altro non fanno che difendere il territorio dei loro Comuni, lavorando molto ma con grande difficoltà per la mancanza di fondi.
A prescindere che è facile e semplice essere sindaci Sì Tav quando si è sindaci di Claviere, Sestriere, Cesana, Sauze di Cesana, Bardonecchia, Sauze d’Oulx e altre località nobili dell’alta valle, che non vengono sfiorati neanche dall’aria del Tav, oppure quando si hanno mire grandiose e sogni di grandiosità che purtroppo sappiamo come sono finiti... e mi sembra quasi impossibile che una persona come il nostro presidente abbia deciso, da solo, di non ascoltare le voci dell’altra campana. Eppure sono 23 (non solo due, come ribadito dal Tg1 dell’8 marzo) i comuni che rifiutano l’obbrobrio inutile, costoso ma soprattutto dannoso per “i contadini” della valle di Susa.
Quanto vorrei dire al nostro presidente Napolitano, a tutto il nostro nuovo governo tecnico, che non solo i contadini della valle Susa non vogliono il Tav, ma anche molti ingegneri, medici, professori, avvocati e moltissime altre persone solo normali, che da ben 21 anni sfilano lungo le strade della valle a volte silenziosi a volte un po’ meno, si documentano, studiano e sanno di tutto e di più sulla dannosità, sulla “costosità”, sull’inutilità di tale opera, e soprattutto si domandano come la “finanza” italiana che grandi tagli e grandi rinunce ha propinato ad ogni singolo italiano, ai Comuni, alla sanità, all’istruzione, possa all’improvviso trovare i soldi per lo scempio!
No Ponte, No Olimpiadi... Sì Tav! Mi suona male e mi fa pensare che qualcuno abbia trovato una “lampada di Aladino”, forse... proprio trivellando la nostra bella valle e strofinandola sente il tintinnio di monete sonanti cadere nelle proprie tasche.
«È corretto che il presidente Napolitano non abbia espresso pareri sull’argomento, perchè la responsabilità compete al governo», queste le parole di Fassino a “Prima di tutto” su RadioUno, di martedì 6 marzo; sarebbe altrettanto corretto che il sindaco di Torino, nato ad Avigliana, avesse più a cuore la valle ed ascoltasse ogni tanto la voce dei valsusini, prima di schierarsi apertamente.
Io, come tanti altri valsusini, vorrei solo che il nostro governo tecnico potesse capire una volta per tutte (perchè forse chi di dovere non è stato abbastanza chiaro nell’esprimersi) che il cantiere della Maddalena esiste solo nella testa di qualcuno, che nessun lavoro è mai stato cominciato, lo spostamento recente della recinzione è stato fatto senza esproprio e si stanno sprecando, ogni giorno, soldi per la militarizzazione dal 26 giugno 2011 in poi, si esasperano gli animi, senza accettare nessun confronto. Quanto vorrei poter spiegare tutto questo al nostro governo tecnico, con molta, moltissima pacatezza, proprio come il professor Monti, senza scomporsi, ci spiega dal piccolo schermo come, tartassandoci a dovere, salverà l’Italia, gli italiani e soprattutto il Tav... qui o si fa il Tav o si muore.
Invece no, quando si chiamano a raccolta i sindaci è per dire che si deve fare opera di convincimento sulla popolazione, per illustrare costosi progetti su progetti fatti e rifatti e pagati e strapagati. Tutto intorno, la rovina: non c’è lavoro, gli ospedali nonostante l’impegno di bravi medici, funzionano a corrente alternata, le scuole perdono i pezzi, gli studenti vanno a scuola con la carta igienica nello zainetto, l’assistenza socioassistenziale azzerata. Ma non solo, le Ferrovie dello stato sono ferme da 30 anni, i Trenitalia dall’ultima nevicata... gli stanziamenti promessi dal ministro dei trasporti Matteoli nel 2008 si sono pesi per strada. Faranno la stessa fine i 20 milioni promessi pochi giorni fa?
Si attendono da Rfi risposte concrete per la ripresa dei lavori dei sovrappassi nella tratta Chiusa S.Michele-Vaie-Sant’Antonino, considerando che dovevano essere ultimati e consegnati funzionanti nella primavera 2011, prima del fallimento dell’Italcoge, che aveva lasciato i cantieri di Rfi per correre dietro ai fantasmi della Maddalena.
Grande amarezza nel cuore dei “contadini” della valle nell’apprendere che il documento presentato ad inizio ottobre del 2011, al governo dalla Comunità montana, ben 200 pagine di osservazioni, scusate il giro di parole, è stato del tutto “inosservato”, e a tutt’oggi senza risposta alcuna. Ho partecipato con tranquillità alle marce No Tav, non sono mai stata al presidio della Maddalena, soffro di vertigini e temo le scosse elettriche... non mi arrampicherò sui tralicci, mi girerebbe la testa, ma ai “contadini” e a tutti noi della valle gira ben altro e ancor di più dopo la notizia che sta per arrivare la riforma che cancellerà la Comunità montana della nostra valle. La ciliegina sulla torta!

ILVA GERMENA
Chiusa di San Michele





NO TAV, ADESSO SERVE LA "MOSSA DEL CAVALLO"


Lettera aperta ad Alberto Perino
Caro Alberto, ti scrivo questa lettera aperta partendo dal fatto che le istituzioni tirano diritto, come panzer, sulla To-Lione, forti dei numeri del confronto realizzato nell’Osservatorio tra la fine del 2006 e il 2008. Sono state “impressionate” dai dati e dalle proposte di Mario Virano con l’anacronistica soluzione della low-cost. Per l’11 aprile, Ltf annuncia la presa di possesso di terreni al cantiere di Chiomonte.
Caro Albero, penso sia giunto il tempo della classica mossa del cavallo da parte di chi “resiste per resistere, ad oltranza”. Nel tempo è stato dato un duplice significato a questa metafora: il primo, riconducibile al cavallo che percependo le insidie di un ostacolo rifiuta il salto, accompagnandolo con un gesto della testa, e cerca un altro passaggio; il secondo, è riferito alla temuta mossa dello scacchista per obbligare l’avversario a rivedere la sua strategia di gioco.
Fuori di metafora. Tu sei una delle anime determinanti del movimento No Tav, che può proporre un cambio della strategia seguita in questi mesi mantenendo l’obiettivo: il No al dispendio di risorse pubbliche per opere non prioritarie e di dubbia redditività, ancora più logico quando l’ingente debito pubblico pesa in modo classista sul lavoro dipendente, sui giovani in cerca di lavoro, sui pensionati a basso reddito.
Il “pregiudizio favorevole” che tiene insieme il variegato mondo del Sì Tav, ancora fermo alle suggestioni del 1998, può essere incrinato. Il fronte del Sì risponde di aver ascoltato le critiche ai passati progetti e di aver mediato con la soluzione low cost (rinvio sine die di interventi nella bassa valle) accogliendo così - dicono con malcelata disinvoltura - le istanze delle decine e decine di delibere dei consigli comunali aperti e delle Comunità montane, delle 32mila firme raccolte a suo tempo dal movimento di valle. Quel fronte può disarticolarsi se si pone con grande determinazione la sfida politica di far ripartire le lancette dal punto in cui sono state inopinatamente fermate. Dopo l’“impressionante” numero di riunioni, nella prima fase dell’Osservatorio, non si è voluto (per decisione politica) seguire le indicazioni emerse nello stesso Osservatorio: costituire un organismo ad hoc per valutare i costi/benefici (comprese le esternalità) non del solo progetto proposto ma confrontandolo con (costi/benefici ancora) altre soluzioni alternative, tra queste l’opzione zero, ovvero la linea storica modernizzata.
E’ questo l’anello che manca al processo decisionale: in una simile sede (oggi inesistente o del tutto impropria) sarebbe possibile il confronto di merito tra l’ipotesi low cost di Virano e la sintesi delle 150 ragioni del No Tav scritte da Mario Cavargna, con gli interrogativi riproposti da Angelo Tartaglia nella sua recente lettera al premier Monti. “La guerra tra due mondi” sulla società, sulla modernità, sul progresso, il conflitto politico e culturale tra il Sì e No Tav, di cui ha scritto con grande lucidità Guido Viale, potrebbe ben sopportare un breve armistizio di pochi mesi, non già la pace, per aggiungere il citato anello mancante. Esperti del movimento No Tav dovrebbero essere presenti, ovviamente, in tale organismo. Ciò che sta proponendo Mario Virano è un taroccamento e un’elusione delle principali norme europee in materia della valutazione costi/benefici, sostenendo che la Torino-Lione è un caso del tutto speciale.
Sono ben oltre il limite dello spazio consentito ai lettori, in testa mi frullano idee su come spostare il baricentro dal cantiere di Chiomonte all’area metropolitana, al cuore di Torino. Sono disponibile a venirti a trovare, quando tu credi, anche per riflettere sulle radici e sull’anima storica del movimento che iniziò le sue sfide - a mio avviso - con quel manifesto programmatico elettorale quando i No Tav si presentarono con una loro lista alle elezioni 2004: quei contenuti sono ancora attuali e prioritari. Questo è quanto mi sento di dire oggi, per l’esperienza che ho maturato durante il mandato elettivo in valle dal 2004 al 2008, per aver iniziato ad interessarmi della Torino-Lione fin dal 1990.

ADRIANO SERAFINO
Mattie





SE MONTI E' UN ECONOMISTA, PERCHE' NON FA I CONTI AL TAV?


Alla luce dei recenti avvenimenti, e dopo aver letto alcuni dotti interventi pubblicati sul nostro maggiore quotidiano, mi sono venute spontanee alcune riflessioni sulla solita vicenda del Tav. La prima riguarda l’intervento che il professor Monti si è sentito in dovere di fare alla stampa ed alla televisione dopo le due dirette televisive di giovedì sera a Bussoleno, che si potrebbe sintetizzare nella frase di mussoliniana memoria “noi tireremo diritto!”. Né, d’altra parte, mi aspettavo diversamente. Qualcuno ha detto, all’indomani di questa dichiarazione, che il movimento No Tav era stato sconfitto, che non c’era alcun bisogno di andare avanti con le contestazioni, eccetera.
Più che una sconfitta del movimento io direi che abbiamo assistito ad una vittoria del governo, molto risicata, però: mi viene in mente lo spot che si sente sovente in televisione: “Ti piace vincere facile?”. Ecco, il succo di questa vittoria è tutto qui: facile annunciare che «È stato convocato d’urgenza il tavolo tecnico e si è stabilito che esistono i presupposti»... etc etc etc... certo, se al Tav-olo tecnico ci mettete Fassino, Saitta, Virano, è facile arrivare ad una conclusione del genere, mi sembra.
Occorreva invece capitare dalle parti di “Che tempo che fa” per sentire, prima dalla voce del sempre ottimo Gramellini, e poi dalla altrettanto pungente Littizzetto una dose di puro buon senso da chi, senza schierarsi da una parte o dall’altra, invitava il governo a nominare un tecnico super partes per fare una verifica sul territorio... e tanto ci vuole? Non è questa una cosa che una fetta consistente del movimento chiede da anni? Una verifica seria condotta da un tecnico non di parte?
E questo sarebbe già un punto su cui discutere: da parte del movimento No Tav si invoca da sempre una perizia che decida, una volta per tutte, l’effettiva utilità dell’opera senza influenze politiche, ma queste perizie esistono già (cito ad esempio quella del Politecnico di Torino...), ma vengono sistematicamente ignorate, così come non vengono tenute in considerazione le molte voci critiche sempre elegantemente ignorate dal duplice schieramento bipartitico Pd-Pdl (anche l’assonanza fra le due sigle la dice lunga sulle differenze esistenti fra i due schieramenti).
A proposito, altra osservazione dedicata al discorso del premier: è vero che si mantiene al potere grazie al concorso bipartisan di due partiti forti sostenitori del Tav, ma il professor Monti è o non è un economista? E l’economia è o non è una scienza esatta? Ed allora, se autorevoli economisti sostengono l’insostenibilità del Tav, specie in questo periodo di crisi nera, perché Monti non ha almeno fatto finta di tenere in considerazione questi pareri? Misteri dell’alta politica.
L’altra riflessione riguarda certi amministratori dell’alta valle che si sono dichiarati preoccupati per un calo della clientela causato, a sentir loro, dai blocchi dell’autostrada. Certo, i blocchi ci sono stati (anche se talvolta causati dai poliziotti...) ma siete sicuri che la gente non venga più a sciare per altri motivi, che so, per l’aumento spropositato dei prezzi dei biglietti, una certa flessione dovuta alla mancanza della neve, e dalla mancanza delle temperature polari richieste per fare funzionare i cannoni sparaneve? Non vi viene il sospetto che investire unicamente sullo sci possa esporvi a rischi di questo genere, in una situazione meteorologica disastrosa come questa? (non credo comunque che gli “indiani” No Tav arrivino a fare una danza del sole per rovinarvi).
Provo a spiegarvelo in altro modo: visto che il turismo invernale occupa operatori e strutture solo quattro mesi all’anno (quando va bene), perché non inventarsi qualche cosa anche per i restanti otto mesi, come da anni sta facendo Bardonecchia? Certo, non aspettatevi fiumi di euro come d’inverno, ma tenete presente che l’alternativa potrebbe essere, negli anni a venire (se le previsioni degli esperti saranno verificate) una diminuzione dell’innevamento e temperature più alte... ed allora, cosa farete? Una bella colata di plastica sulla montagna? (oddio, non dovevo dirlo: magari siete capaci di farlo veramente).
Altra riflessione: sembra che il ministro dell’ambiente abbia detto che il progetto è “ecocompatibile”: cosa vuol dire, che un cantiere di 20 anni con movimentazioni di tonnellate di smarino su e giù per la vallata, camion, mezzi da cantiere, un nuovo elettrodotto, nuovi binari, svincoli, varianti, raccordi, eccetera... potrà tranquillamente convivere con le vigne, i castagneti, le (poche) coltivazioni rimaste, ed allietare la contemplazione serale del paesaggio dei tanti residenti nei comuni della bassa valle? Significa che i turisti verranno qui non più per il sito archeologico della Maddalena (devastato dai “pacifici” poliziotti la scorsa estate) o per la Sacra di S.Michele, ma per ammirare l’“ecologico” cantiere del Tav? (sempre che, naturalmente, non venga militarizzata l’intera vallata). Perché, signori miei, parliamoci chiaro: il cantiere futuro insisterà su tutti i comuni, da Chiomonte fino alle porte di Torino: siete sicuri di garantire in tutto il territorio interessato non già un cantiere “ecocompatibile” ma almeno un cantiere che garantisca libero transito sul territorio a tutti i residenti?
Parlate della “risoluzione” dei rischi derivanti dall’amianto e dall’uranio: prendendo per buona questa promessa, rimane un quesito fastidioso: con che mezzi troverete i soldi per finanziare l’intera opera? Perché non spiegate a tutti quanti soldi darà l’Europa (se mai li darà, beninteso) e quanto resterà a nostro carico? Tagliate su tutto, dagli ospedali ai trasporti, e pretendete di trovare i miliardi necessari? Ma come li avete fatti i conti?
Ultima considerazione: caro Cota, caro Fassino, mettetevi il cuore in pace: i No Tav sono valsusini! Chi appende le bandiere ai balconi ed ai pali della luce, da S.Ambrogio fino a Susa, non viene da Cinisello Balsamo, ma da molto più vicino... piuttosto, perché non vi domandate come mai tanta gente sta manifestando, in tutta Italia, e non solo contro il Tav? Non credete che, a vari livelli, la gente stia iniziando a stufarsi, della gente come voi?

ANGELO FORNIER
Chiomonte

 

 

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