LETTERE AL DIRETTORE

19 Marzo 2012 - 23:04

LETTERE AL DIRETTORE

LA TERZA PERSONA SINGOLARE DEL VERBO "SVENIRE"


Monotono, noiosissimo posto fisso: elitaria, snobistica affermazione di chi di sicurezza ne ha da buttare, un surplus, credo, economisticamente parlando. È così che mi suona, una trovata un po’ misera, di chi ama più le manovre della sorte degli italiani col posto traballante. Bizzarri, gli effetti del posto fisso, magari a vita, se chi lo ha ci sputa... Ma sì, diamolo un premio, ai sempre più pochi che lo hanno, per tanto sacrificio e sopportazione!
E pensare che a volte avrei baciato la terra, e i milleduecento euro mensili, dei miei quindici impieghi a tempo determinato, risultato di settantasei concorsi... tre mesi qui, sei mesi là, cose nuove da imparare ogni volta, gente nuova, talvolta ostile, indifferente, arrogante. Rubbish-jobs, derisi dai “posti fissi”, svolti dalle “semestrali” che smaltiscono arretrati, mansioni di tono minore, fanno fotocopie, quando va bene, talvolta devono andare a prendere coi propri soldi il caffè oppure offrirlo al “grande capo”, tanto sono solo pochi centesimi...
«Sai leggere e scrivere? Sai, qui è passato di tutto...» mi ha chiesto, con tono vissuto, un ex collega “stabile” con licenza dell’obbligo, all’inizio di uno dei miei lavoretti temporanei, per i quali è richiesto almeno un diploma quinquennale. Sì, so scrivere, non ho imparato in colleges prestigiosi, ma so urlare la mia indignazione: lo stucchevole atteggiamento di sufficienza verso la stabilità offende il ruolo continuativo e chi lo svolge e chi, come me, come tanti, si è conquistato posti di lavoro con le proprie, sole ed uniche forze. Non ho mai voluto nessun tipo di aiuto, c’è un prezzo da pagare, sempre, tanto più elevato quanto più scarseggia il lavoro. Legge di mercato... Persino i “posizionati”. overdiecimilaeuro mensili, plurilaureati, faticano a capirlo...
Altro curioso effetto del posto fisso è di rendere, almeno coi semestrali, molto sincero chi lo possiede. «Ma è proprio rincoglionita, non è stata nemmeno capace di trovarsi un posto fisso!», ha esclamato un gentleman posizionato quando mi sono presentata come assistente amministrativo temporaneo. I “posti fissi” ci tengono ad evidenziare la tua inferiorità e - conoscendoli - li precedo, e li faccio felici. C’è chi il posto fisso lo trova subito, non è che non se ne trovi almeno qualcuno... è che non ci dicono come... sarà una questione di copyright...
Esperienze di vita diverse, mettiamola così... Per i rincoglioniti come me, il denaro in prestito, a volte, per il biglietto del treno che mi portava ovunque ci fosse una minima possibilità, ore di attesa al freddo per entrare con altre migliaia in un palasport straboccante, diritto costituzionale, amministrativo, universitario, centinaia di pagine studiate con intensa e sovrumana fatica sui libri giuridici, le odiose domande trabocchetto e la sicura strafottenza di chi te le fa, perchè c’è qualcuno più “simpatico” prima di te, un lavoro di fatica (la retribuzione è buona, meglio non perderla...) che come un rullo compressore appiattisce il mio “C1”, un livello intermedio, un rubbish-job così declassato da gonfiarmi il braccio destro e renderlo inservibile: al ritorno vedi appena la porta di casa, ti riprendi che è quasi lunedì, e ti chiedono sempre di più.
Vorresti urlare e piangere: per te solo ordini secchi e cattivi, che non ammettono replica, rimproveri ingiustificati perchè fai del tuo meglio, non esisti, gli altri hanno una tazza per il caffè, per le chiacchiere nel break, tu no, magari sperano che lavi le loro, di tazze... Imparo, non solo in un dizionario, l’amaro significato del neologismo “mobbing”. C’è però, tra loro, un angelo sensibile che ti sorride, al mattino, e tiri avanti... Fa il lavoro in silenzio, non permetterti idee per migliorarlo o alleggerirlo, tu, senza esperienza! Taci, ma non ti sfugge lo stentoreo “svenisce”, personalizzata versione della terza singolare di svenire, pronunciata dalla “fissa” che ne sa più di te. Come un metal detector, l’acculturata individua la tua maglietta nuova (oh, ma guadagnano, ste semestrali!) e, come seduta sugli aghi, con overdose adrenalinica in corpo si avventa verbalmente sul mio badge identificativo.
L’imparziale targhetta plastificata le dà l’insonnia, rivela il mio livello, negato e ignorato da tutti, ma ottenuto con concorso, qualche gradino superiore al suo, ottenuto al collocamento. «È sbagliato, c’è un errore!», esplode, ma poi, ad uno ad uno, gli indifferenti del coffee-break si fanno raccontare le prove (incredibili!) che ho sostenuto: inglese, diritto, informatica... «Dai, parlaci in inglese!»... Lei no, non si arrende, le rimane, ultima spiaggia, il pettegolezzo inventato. Per la prima volta parla sottovoce - intuisco di che cosa - con tono suadente elargisce generosamente la scollatura extra large e le sue prevedibili invenzioni al capo, che beve avidamente, e soccombe al vecchio trucco “ti seduco il prof”, da studentesse universitarie sotto esame.
Flessibilità, adattamento, ci chiedono: sì, applicando il pensiero positivo si vivono più avventure che non con un monotono posto fisso, si viaggia, si lavora con persone che hanno “diversi punti di vista” e ci arricchiscono, si ha la quasi certezza di ritrovare al concorso seguente la ragazza tanto simpatica con la quale avevi chiacchierato prima di entrare nel palasport, perchè anche lei non ha trovato un posto fisso, non sempre si mangia, ma ci si diverte... Non ho mai mollato, sono stupida, incapace di trovare lavori che non siano soltanto merito mio, si fa poca strada, con l’onestà, poca carriera, ma non ho mai voluto aiuti.
Ho frequentato, pagandola tutta da sola, una costosa scuola universitaria per signorine-bene, con umilissimi lavori e i facendomi i vestiti a maglia, sono stata l’argomento e il tiro a segno delle loro piccole meschinità di ragazze viziate, ma non mi vergogno delle mie briciole di lavoro senza tailleur: sono briciole oneste, mi hanno dato il pane, e belle esperienze umane. Ho provato la stessa fatica di chi lavora in fabbrica, ho imparato in un archivio impensabili nozioni tecniche da un ingegnere-padre falciato da un male incurabile, ho usato la mente e le mani (spolveravo con gioia i libri dell’archivio, perchè li amavo) e qualche volta - che privilegio! - ho fatto le mie amate, anche se complicate, traduzioni, delle quali forse qualcuno si è preso il merito, ma ho avuto la soddisfazione di aver vinto la sfida, e di aver vinto la loro complessità. Far lavorare gli altri e far credere che il lavoro è stato svolto da chi finge di averne il merito è un’arte....
La mia creatività, concentrata nelle mie mantelline fatte a mano, derise dai posti fissi, mi ha spiegato che non si può chiedere comprensione a chi di creatività non ne ha mai avuta, e ha una mente unidirezionale, che viaggia su un solo binario. Impossibile dimenticare il sorriso dell’angelo che al mattino mi aiutava ad affrontare una durissima giornata, meglio del caffè, senza il suo sorriso non ce l’avrei mai fatta, gliel’ho detto assieme al mio grazie per la sua grande umanità. Un sorriso può fare tanto. Non siamo al mare, il guadagno di semestrale - quando c’era - sostituiva il lavoro turistico, nei mesi freddi. Talvolta, per non perderli, li ho fatti entrambi, senza sosta, perchè il lavoro semestrale lo avevo nei mesi caldi. Non ho amici annoiati dal posto fisso, ho amici sinceri, umani, onesti, conosciuti anche facendo dei rubbish-jobs, alcuni, con due lauree, ci sono passati, come me, hanno usato anche le mani, ma conoscono da tempo la terza persona singolare di svenire.

MICAELA MARTINI
Torino

 

 

 

 

CARO PARTITO DEMOCRATICO, VUOI IL DETESSERAMENTO?


 

Al presidente del Partito democratico, on. Rosy Bindi
Al segretario del Pd, on. Pierluigi Bersani
Al segretario del Pd del Piemonte, on. Gianfranco Morgando


Sono il presidente della Comunità montana valle Susa e val Sangone, come altri amministratori locali contrario alla costruzione di una nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione, iscritto al Partito democratico. Leggo sui mass media che, su sollecitazione dell’onorevole Stefano Esposito, il nostro segretario regionale Gianfranco Morgando ha dichiarato: «Il giudizio del Pd sulla Tav è noto. Abbiamo sempre detto che le opinioni contrarie sono legittime, ma che occorre rispettare le decisioni prese. Anche oggi autorevoli esponenti del partito hanno ribadito la loro difficoltà a convivere con chi non riconosce la legittimità di quell’opera. È in corso la campagna di tesseramento 2012: io credo che spetti agli organi competenti una valutazione definitiva sull’opportunità che queste persone restino dentro il Pd».
Ritengo questa dichiarazione avulsa dal nostro Statuto e dal Codice etico. Si permette il voto alle primarie ad ogni cittadino italiano e straniero residente nel nostro Paese e si mette in discussione il nostro diritto di rinnovare l’iscrizione. Sono stato tra i fondatori e la tessera n.1 del Circolo Pd di Susa contribuisce alle spese di mantenimento della sede e non ho nessuna intenzione di essere allontanato da questo partito che considero, in quota parte, mio! Arrivo dalla Dc, che tesserava anche i morti (pensando cristianamente alla loro resurrezione) e sono finito nel Pd che, resuscitando il centralismo democratico del Pci, vorrebbe cacciare i vivi. Siamo l’unico partito al mondo che avvia una campagna di tesseramento con un’azione di detesseramento.
Puntualmente, ad ogni annuncio di manifestazione No Tav, si leva solito concerto di dichiarazioni sulla nostra espulsione da parte delle segreterie regionale e provinciale, con il controcanto di parlamentari particolarmente appassionati al futuro delle ferrovie. Uno scrittore inglese, non ricordo chi, diceva di preferire un assassino a un noioso. Sono certo che Morgando ed Esposito non hanno mai ucciso nessuno, ma non sono sicuramente campioni di varietà negli argomenti.
In un incontro avvenuto a Torino con il segretario Bersani abbiamo preso impegni ben precisi, che ricordo per l’ennesima volta: non utilizzare simboli di partito, non interporci alle forze dell’ordine, non assecondare azioni violente. Fatto, fatto in tutte le occasioni! Abbiamo organizzato e partecipato a manifestazioni autorizzate e abbiamo sempre sollecitato comportamenti pacifici. Non abbiamo mai detto di poter pilotare o condizionare il movimento, e su questo non c’è mai stata ambiguità, così come abbiamo sempre preso le distanze dagli atti di violenza.
Vorrei però ricordare che queste manifestazioni coinvolgono migliaia di persone della nostra valle: lavoratori, studenti, disoccupati, professionisti, segretari comunali, cattolici e boy scout, gente venuta da fuori e qualche violento. Persone che vivono con rabbia questo periodo di crisi economica, politica e morale. Italiani che vedono in questa infrastruttura un’ennesima occasione di arricchimento per qualcuno a spese della collettività. Possiamo dar loro torto a fronte di una classe politica che chiede sacrifici ai cittadini senza avere il pudore di ridurre almeno di un po’ i propri privilegi?
Siamo accusati di non aver preso le distanze con sufficiente vigore da chi ha criticato il procuratore Caselli per la recente ondata di arresti di esponenti No Tav. Falso! Esprimo immutata la mia stima per il procuratore Caselli e per l’azione della magistratura. Ricordo però che il nostro Codice penale prevede passaggi ben precisi in caso di violazione delle leggi, ovvero: accusa, tre gradi di processo, condanna definitiva, carcere. Nel caso specifico si è partiti dal carcere, a nove mesi dai fatti, senza che gli imputati avessero alcuna ragione o possibilità di fuggire, con le prove fissate indelebilmente dalle riprese televisive e fotografiche. Chi si scandalizza per queste nostre osservazioni, credo garantiste e ragionevoli, dimentica la vergognosa campagna mediatica avviata dal nostro ex presidente del Consiglio ai danni della magistratura con epiteti che vanno dal “criminale” alla “metastasi”.
Il senatore Monti, che presiede il miglior governo conservatore possibile espresso dal peggior Parlamento della storia della nostra Repubblica, dopo il varo di provvedimenti di lacrime e sangue, dopo il blocco del ponte sullo stretto e delle Olimpiadi di Roma, dovrebbe spiegare come credibilmente si troveranno i miliardi per il Tav o il decantato miliardo per compensazioni. Dovrebbe giustificare perché si taglia sulla sanità, sulla scuola, sulle pensioni, sul trasporto pubblico locale e si spende per un collegamento che oggi è percorso da tre coppie di treni. Diceva bene una nostra cittadina: «Che m’importa risparmiare due ore per andare a Lione se poi perdo intere giornate per prenotare una visita medica!».
La nostra classe politica non è credibile e quindi non sono credibili le ragioni di pubblica utilità sbandierate per giustificare grandi opere. Sono invece purtroppo credibili e diffusi i sospetti che molte volte si tratti di utilità private. Gli episodi di violenza e di teppismo sono da condannare inequivocabilmente, ma le manifestazioni di piazza sono un sintomo di un grave stato disagio di diversi strati sociali e un partito come il nostro dovrebbe interrogarsi sul “come risolvere” piuttosto che pensare a “come reprimere”. I nostri futuri alleati saranno: operai, impiegati, artigiani, pensionati, oppure: banche, industriali, grandi imprese, finanza internazionale? Rifondazione, Sel, Idv, Verdi oppure Pdl e Lega? Fiom o Fiat di Detroit?
La gran parte dei cittadini chiede presenza, puntualità e pulizia di treni per migliaia di pendolari, il governo risponde con un treno ad alta velocità per le élite (vedi studio della Bocconi sulla Torino-Milano). Atteggiamento che richiama una dichiarazione attribuita a Maria Antonietta, regina di Francia, dopo la razzia del Convento di Saint-Nazare, a chi gli diceva che il popolo voleva il pane: “S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche”. Sappiamo tutti come è finita: la sventurata perse la testa, purtroppo per lei, non per amore.
Cordiali saluti dal vostro affezionato iscritto.

SANDRO PLANO 
Susa

 

 

 

 

 


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