LETTERE AL DIRETTORE

26 Marzo 2012 - 21:10

LETTERE AL DIRETTORE

ANCHE ROMPERE LE FINESTRE DA' LAVORO... AI VETRAI


lettera aperta alla signora Camusso
La signora Camusso, dall’alto della carica che ricopre, si è sentita recentemente in dovere di dire la sua nella vicenda del Tav che, grazie ad un certo modo disinvolto di gestire l’informazione, diventa sempre più una telenovela e sempre meno il sintomo di una preoccupante maniera di gestire fondi pubblici in tempo di crisi. L’intervento della signora è stato fedele alla linea portata avanti da quel movimento trasversale che accomuna politici, banchieri, speculatori e falsi teorici della “ricrescita” e del “miracolo italiano”, tutti concordi a dire che solo la linea ferroviaria ad alta velocità potrà salvarci dal baratro.
Anche la Camusso ha infatti annunciato di auspicare l’inizio dei cantieri perché «la Tav darà lavoro»: una dichiarazione coraggiosa ed originale, e davvero mi domando quali accurati ed approfonditi studi di settore abbia intrapreso, per esternare questa insospettata ed originale affermazione. Anche io, nel mio piccolo, mi sentirei in grado di partorire affermazioni simili; volete qualche piccolo esempio? Eccone alcuni:
1) Munirsi di una fionda, di adeguati proiettili (cuscinetti a sfera o ciottoli di fiume, pezzatura medio-piccola) e passare buona parte della notte a rompere i vetri delle finestre dà lavoro (ai vetrai).
2) Anche utilizzare una motozappa di potenza adeguata per creare solchi, non già nei pochi campi di patate ancora salvati dall’invadenza dei capannoni, ma nel rivestimento bituminoso di strade, statali e non, col favore delle tenebre e con adeguata disposizione di cartelli atti ad avvisare gli automobilisti di passaggio del pericolo di “strada dissestata” dà lavoro (alle imprese che asfaltano, ma anche ai meccanici).
3) Anche, che so, utilizzare il caterpillar di mio cognato per demolire nottetempo muri di cinta, pensiline dell’autobus, villette (solo seconde case, eh, facciamo attenzione...) ed altre opere murarie dà lavoro!
Perché, se si abbraccia la teoria del “lavoro da creare”, qualunque idea cretina va bene, per soddisfare questa richiesta, anche perseguire con tenacia un’opera che sempre più è vista come invasiva, inutile e dannosa per la salute: tanto, basta che “dia lavoro”.
Però, da tutti coloro che, in questi anni, si sono sentiti in dovere di dare all’opinione pubblica la loro personale ricetta per fare decollare l’occupazione italiana, mi aspettavo sinceramente qualcosa di più. Dire che una grande opera dia lavoro, in fondo, è vero: niente si costruisce da solo, e quindi questa affermazione risulta un pochino banale. Il punto è un altro: a chi dà lavoro una grande opera? Per quanto tempo, ed a che condizioni? E questo lavoro che viene creato, quanto costa in termini di risorse ambientali, pericoli per la salute, ricadute occupazionali a lungo termine sul territorio, qualità della vita? Tutte queste cose, i teorici delle grandi opere non lo dicono mai: troppo facile affermare che una grande opera crea lavoro, ma non si dice niente, in questo modo.
Perché anche ripulire un greto di fiume dalle sterpaglie e dagli alberi abbattuti, curare una strada, un sentiero, una mulattiera dà lavoro, anche far ritornare i ferrovieri nelle vecchie stazioni ferroviarie, a dare i biglietti ed a curare le (piccole) infrastrutture presenti dà lavoro. Non è la stessa cosa, signora Camusso?
Come mai lei, che dice di essere del sindacato, e quindi sensibile (almeno in teoria) alle esigenze dei lavoratori, non ha il coraggio di seguire questa linea di pensiero? Non c’è scritto da nessuna parte che, per avere il lavoro in Italia, sia obbligatorio spianare una intera valle per realizzare una ferrovia inutile, il cui progetto è ormai vecchio di un quarto di secolo perché, se proprio si vuole creare del lavoro, basterebbe dirottare il fiume di denaro pubblico che è stato speso per mantenere in piedi strutture almeno discutibili come il Tav-olo tecnico per finanziare tanti piccoli progetti direttamente su tutti i territori in cui ci sia bisogno di piccole manutenzioni, oppure aiutare piccole imprese artigiane in difficoltà, favorire i finanziamenti alle tante ditte che hanno bisogno di liquidità per investire, eccetera.
Dispiace vedere con quanta tenacia organizzazioni così distanti come politici e sindacati facciano fronte comune per difendere opere faraoniche ed invasive come il Tav invocando il tema del lavoro, specialmente (e non è certo un caso) in questi momenti di crisi: questa è una ipocrisia bella e buona perché, a suo tempo, proprio dalle stesse organizzazioni erano mancate politiche incisive per cercare di arginare l’emorragia di lavoro che dalla Valsusa (e, in prospettiva, dall’Italia intera) ha permesso negli ultimi trent’anni ad innumerevoli ditte di trasferire le loro attività all’estero.
Parlare di necessità di creare posti di lavoro in una valle come la nostra (ma ho idea che in molte altre realtà italiane sia la stessa cosa) è un buon sistema per attirare l’attenzione dei cittadini, ma bisognerebbe essere meno vaghi quando si fanno queste promesse, specialmente quando ci si rivolge ad una parte di popolazione non soltanto già pesantemente colpita dalla fuga del lavoro che c’era, ma anche più volte ingannata dalle tante promesse di lavoro e crescita economica che hanno sempre accompagnato ogni nuovo “miracolo economico” degli ultimi anni.
I cantieri sono stati progettati, sono intervenuti sul territorio, e se ne sono andati, lasciando tante promesse, tanta amarezza e tanti disastri ambientali: una volta, questa valle era un buon posto per viverci, adesso, grazie alle continue “attenzioni” cui è stata sottoposta negli ultimi anni, è diventata una orrenda sfilata di manufatti in cemento, uno più squallido dell’altro, ed il lavoro è da anni in costante diminuzione.
E poi, da alcune parti, ci si chiede come mai, sempre in vallata, stia maturando un sentimento di “livore”. Mah... sarà che ormai la gente è stufa di sentire troppe promesse per un “futuro” di crescita? Può anche darsi: sono almeno quarant’anni che sento promesse di un “futuro migliore” ed intanto il nostro “presente”, spalmato sui quarant’anni di cui sopra, continua ad andare a rotoli! Stia bene, signora Camusso, e se proprio vuole creare posti di lavoro, venga con me, stasera, a rompere i vetri: vedrà, è bellissimo, ritornare bambini!

ANGELO FORNIER
dalla valle che resiste (alle stupidaggini)
Chiomonte

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