LETTERE AL DIRETTORE

19 Aprile 2012 - 22:56

LETTERE AL DIRETTORE

UNA GRANDE OPERA PUO' CONTRASTARE L'INCREMENTO DEL CO2 NELL'ATMOSFERA?


Relativamente al documento del governo “Tav Torino-Lione - Domande e risposte”, si consideri il punto 10, intitolato “Il progetto ha una sostenibilità energetica?” in cui è riportato quanto segue: “[…] la riduzione annuale di emissioni di gas serra sia pari a 3 milioni di Teq Co2, che corrispondono alle emissioni […] di una città di 300mila abitanti”. Il paragrafo termina infine con la seguente citazione: “[…] si può prevedere un bilancio del carbonio positivo già dopo 23 anni dall’inizio dei lavori”.
Lungi dal trattare le eventuali incongruenze tecniche che potessero emergere nel “punto 10”, preme far presente come questo paragrafo, ed in particolare le citazioni sopra riportate, possano stimolare la riflessione sulla seguente problematica: comprendere se le opere pubbliche possano effettivamente contrastare l’incremento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera.
Ormai si pensa quasi unanimemente che la CO2 ed altri gas, prodotti principalmente dalle attività umane, siano tra le principali cause dell’“effetto serra” e dei conseguenti cambiamenti climatici. In accordo con questa affermazione, un articolo del 30 maggio 2011 dell’edizione on-line del “Corriere della Sera” riportava che al vertice di Cancun del dicembre 2010 le nazioni presenti avevano concordato di limitare l’incremento della temperatura media globale a 2°C, valore corrispondente ad una concentrazione di gas serra pari a 450 parti per milione [ppm].
Sempre da questo articolo si ricava che nell’atmosfera, oltre alla CO2, sono presenti altri gas serra come il metano, nella concentrazione di circa 1,75 [ppm] (gas che produce un effetto sul riscaldamento globale superiore di alcune decine di volte alla CO2) e 0,3 [ppm] di ossido di azoto (gas che ha un effetto centinaia di volte superiore alla CO2).
Se si considera il sito internet www.co2now.org emerge che la sola CO2, per l’anno 2011, è giunta alla concentrazione media di 391,57 [ppm]. Per quanto riguarda gli incrementi medi annui, lo stesso sito riporta che il periodo 1992-2001 ha fatto registrare un incremento medio di 1,6 [ppm/anno], salito a 2,07 [ppm/anno] nel successivo decennio 2002-2011.
Anche focalizzando, in via cautelativa, l’attenzione alla sola presenza di CO2 nell’atmosfera risulta pacifico che, procedendo con i ritmi attuali, quest’ultima potrebbe raggiungere la soglia delle 450 [ppm] già entro i prossimi 28-30 anni. Ipotizzando che questo trend rimanga immutato, nell’arco dei successivi 25 anni potrebbero essere raggiunte anche le 500 [ppm] di CO2.
Per quanto riguarda quest’ultimo valore, l’articolo del “Corriere della Sera” del 30 maggio 2011 riporta che a seguito di studi geologici si è constatato che nelle ere passate, al raggiungimento per cause naturali delle 500 [ppm] di CO2, si innescavano meccanismi di estinzione diffusa.
In questo contesto si potrebbe iniziare a ragionare sulla fattibilità di un’opera non solo in base alle ragioni economiche, sociali e di impatto sugli ecosistemi attraversati dalla stessa, ma anche in base alla capacità dell’opera di ridurre efficacemente le emissioni di CO2 ben prima che venga raggiunto il limite delle 450 [ppm].
Senza essere esperti nel settore, è comunque possibile ipotizzare alcuni dei parametri in base ai quali si potrebbe eseguire questo tipo di valutazione:
A - Innanzitutto, valutare se l’opera, una volta in esercizio, consenta l’effettiva riduzione o meno delle emissioni di CO2;
B - Nel caso in cui vengano ridotte le emissioni, stabilire se l’investimento è proporzionato o meno al risparmio effettivo di CO2;
C - Quantificare i tempi necessari ad avere un bilancio positivo delle emissioni di carbonio (cioè dopo quanto tempo dall’inizio dei lavori il risparmio di CO2 ottenuto consente di “pareggiare” tutta l’energia impiegata durante la realizzazione);
D - Verificare che il progetto sia frutto di una strategia inserita, a seconda dei casi, in un contesto intercomunale, regionale, nazionale o europeo, al fine di massimizzarne i benefici.
Considerando le informazioni sopra riportate relative al “punto 10” del documento del Governo e confrontandole con il limite di CO2 di 450 [ppm] corrispondente all’aumento di 2°C, non si possono nascondere forti riserve sull’efficacia della Torino-Lione nei confronti del problema climatico.
Una delle ragioni più importanti è costituita dalla previsione dello stesso governo di avere un bilancio positivo delle emissioni di carbonio dopo ben 23 anni dall’inizio dei lavori, quando è assai probabile che la concentrazione della sola CO2 raggiungerà le 450 [ppm] tra soli 28-30 anni: in tal caso l’opera inizierebbe a ridurre le emissioni di CO2 solo 5-7 anni prima del previsto raggiungimento della soglia di 450 [ppm].
In aggiunta, in quei 5-7 anni verranno compensate le emissioni equivalenti a quelle di una città di circa 300 mila abitanti, numero ragguardevole in termini assoluti ma esiguo se confrontato con la popolazione italiana di 60 milioni di abitanti e con l’ingente impegno finanziario richiesto, pari a diversi miliardi di euro.
Sarebbe più cautelativo se a livello nazionale e sovranazionale si investisse maggiormente su progetti come la mobilità urbana sostenibile o l’agricoltura di prossimità, capaci di abbattere le emissioni di gas serra nell’arco di pochi anni e quindi in grado di rallentare la crescita della concentrazione di CO2 nell’atmosfera. Questo risultato consentirebbe di raggiungere le 450 [ppm] in tempi più lunghi, incrementando la probabilità che nel frattempo nuove scoperte scientifiche e processi produttivi innovativi riducano ulteriormente il nostro impatto sull’ambiente.
Una caratteristica della riflessione qui proposta è che non è relativa solo ed esclusivamente alla linea ferroviaria Torino-Lione, che diventa uno dei tanti ambiti di applicazione, ma può divenire un nuovo parametro da tener presente anche nelle decisioni riguardanti i nuovi progetti delle comunità locali e le scelte quotidiane dei cittadini, ambiti in cui il talento e l’intraprendenza del singolo hanno maggiori possibilità di fornire un contributo costruttivo.
Per fare un esempio, un comune, avendo la possibilità di disporre di una piccola somma da investire, potrebbe scegliere di destinarla alla realizzazione di un tratto di pista ciclabile, magari rientrante in un più vasto progetto intercomunale, preferendolo alla decorazione di una rotonda. Un’altra possibilità è favorire il recupero e la ristrutturazione dei centri storici, evitando di occupare nuovi terreni agricoli se non per le opere indispensabili.
Per quanto riguarda l’ambito quotidiano, ciascuno di noi può fare delle piccole grandi scelte in grado di ridurre le emissioni di CO2, ad esempio preferendo quando possibile i mezzi pubblici all’auto privata, acquistando prodotti agricoli di stagione prodotti dalla filiera locale o differenziando il più possibile i propri rifiuti.
È cioè auspicabile che si sviluppi e rafforzi un cambiamento culturale che parta dalle comunità locali e che porti singoli cittadini e a salire anche i governanti delle nazioni a riflettere sul peso ecologico delle proprie decisioni, portando a optare per delle scelte strutturali che coniughino l’efficacia nel breve termine alla lungimiranza. Infatti, se da un lato è importante che alcuni diano il buon esempio tracciando per primi la strada, dall’altro è indispensabile che sempre più persone e stati possano comprendere e magari condividere questo punto di vista, perché senza l’impegno congiunto di tutti il risultato rischierà di essere deludente.

ANDREA BARELLA
Chiusa S.Michele

 



VALE SEMPRE LA PENA, ANCHE UNA FIACCOLATA SOTTO LA NEVE


Martedì 10, di sera, nevica a Giaglione: siamo tutti in piazza, per l’ennesima manifestazione-fiaccolata, e la meta è sempre la stessa, il finto cantiere della Maddalena. Sono circa le 9 quando il serpentone umano si muove, e lo spettacolo di tante luci che si snodano lungo la tortuosa mulattiera è suggestivo, anche sotto la fitta nevicata: fa freddo, si cammina nel fango ed inevitabilmente si finisce, prima o poi, coi piedi in qualche pozzanghera, e davvero ci si chiede chi ci obblighi a partecipare a queste sfilate notturne, quando invece si potrebbe stare a casa, al caldo, a vedere qualche programma in televisione... ma, vai a capire questi No Tav!
Se non ci fossero le fiaccole, il buio sarebbe quasi totale, ma l’illusione di essere finiti fuori dal mondo sfuma mentre si supera il viadotto autostradale, la conca sotto la Maddalena è illuminata a giorno dalle fotoelettriche, e già da distante si percepisce la grandezza di questo (finto) cantiere. Chi non lo ha mai visto dovrebbe venire a vederlo, perché a raccontarlo sembra incredibile: potrebbe essere il set di qualche film fantascientifico-catastrofico, mi viene in mente Alien 3, tanto per dare un’idea della location, oppure, più crudemente, di qualche film sulla deportazione degli ebrei.
Perché questo orrore, del campo di concentramento, ha tutto il tragico squallore, la cruda cattiveria del doppio recinto col filo spinato, la bruttezza di materiali e rifiuti di ogni genere negligentemente gettati fra i pochi castagni che si sono salvati dalle ruspe, cinti d’assedio da teli di plastica, sedie, travi e pali. In mezzo a tutto questo, immobili, le “forze dell’ordine”.
Chi continua a dire che i lavori del cantiere “vanno avanti” conta una balla: basta venire qui un qualsiasi giorno per rendersene conto, ed osservare lo svogliato andirivieni dei poliziotti, sempre rigorosamente in tenuta antisommossa, che piova o ci sia il sole, che si geli oppure ci siano 40 gradi all’ombra, loro sono sempre vestiti uguale: sembrano macchine, più che esseri umani, e di una macchina hanno il comportamento e le reazioni.
Accanto ai poliziotti, pochi operai, anche loro ciondolanti da un estremo all’altro di questa spianata dove non cresce nemmeno più un filo d’erba. E pensare che, quando ero un bambino ed andavo alle elementari, su questi terreni eravamo venuti per la “festa degli alberi”: ognuno di noi aveva una piantina di abete, che era stata messa a dimora in una buca già predisposta dalla forestale... bei ricordi di un mondo che fu, prima che ci insegnassero che la “civiltà” era tutta un’altra cosa.
Non so davvero come finirà questa storia, ma mi sento di fare un’ipotesi. Credo che “striscia la notizia” fra 20 anni ci sarà ancora, e magari due attempati Enzo Iachetti e Ezio Greggio in una puntata avranno occasione di occuparsi della val di Susa: mi diverto ad immaginare l’erede del Gabibbo aggirarsi fra scheletri di gru, piloni incompiuti, macchinari rugginosi, spiegando al popolo televisivo l’ennesimo spreco di denaro pubblico, mandando in onda l’ennesima, celebre battuta di Totò “Ed io pago!”.
Forse, in altre sedi, un Virano ed un Saitta, non più giovanissimi, reciteranno in qualche salotto televisivo, tipo “porta a porta” un malinconico “mea culpa” per questa grande occasione persa, e magari la colpa sarà stata proprio dei “dissidenti” No Tav di 20 anni prima. Non credo proprio che vedremo mai una linea ferroviaria ad alta velocità funzionante. Più probabilmente, vedremo un grande scempio paesaggistico, ed un altrettanto gigantesco spreco di soldi.
Indipendentemente da come andrà a finire, però, osservando oggi questi recinti, questi poliziotti schierati, questo clima di oppressione che sembra riecheggiare l’occupazione nazista, non posso fare a meno di pensare che il vero sconfitto, da tutto questo, sia l’idea un poco retrò e romantica che molti di noi si portano dietro del concetto di “Stato”. Lo Stato che difende i cittadini, lo Stato che dovrebbe garantire cose come l’istruzione, la dignità, l’uguaglianza e la legalità.
Bene, è giunto il momento di svegliarsi, perché la nuova idea di Stato questa sera ce l’abbiamo schierata, manganelli in una mano e scudo nell’altra, davanti a noi, oltre il doppio recinto “israeliano” steso a chilometri per difendere il ciondolio inoperoso dei pochi operai che, come in una moderna versione del “Deserto dei tartari”, presidiano il nulla.
Lo stato che non informa, che non ascolta, che non spiega, ma pretende di portare avanti idee e progetti che il popolo non sente suoi e che non condivide. Ed attenzione: non si parla più solo di Tav, si parla della ricostruzione post terremoto dell’Aquila, di una miriade di Grandi opere iniziate e mai finite, di “sacrifici necessari” ma inutili, perché l’economia non decolla, e vorrei vedere quando mai, diminuendo il potere d’acquisto delle famiglie, si riesce a fare decollare qualcosa che non sia il malcontento!
Già adesso la gente, specie i giovani, comincia a rivedere l’immagine del “poliziotto” amico, testimone com’è di troppe cariche indiscriminate, di atti di violenza spesso eccessivi, di una continua mancanza di dialogo e rispetto... come cresceranno, questi giovani, non lo so, ma sicuramente la loro immagine di Stato sarà diversa da quella che, forse illudendomi, continuo a portarmi dietro.
Il faccia a faccia con lo Stato prosegue per un paio d’ore: i poliziotti sembrano nervosi, appare un idrante, c’è un attimo di agitazione, poi tutto si smorza, forse per le telecamere che girano fra di noi, forse per un barlume di buon senso da entrambe le parti, chissà. Si ritorna verso Giaglione, affrontando, stavolta senza le fiaccole, il fango della strada, e continua a nevicare, però una soddisfazione me la porto dietro, la risposta alla domanda che mi sono fatto lasciando casa mia per venire fin qui, sotto la neve. Ne è valsa la pena? Sì!
Un affettuoso saluto a tutti i partecipanti ed a coloro che hanno reso possibile questa, ed altre, manifestazioni.

ANGELO FORNIER
Chiomonte



 

UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE PER IL RICAMBIO DELLA CLASSE POLITICA


L’attuale fase politico-economica che investe l’Italia necessita di alcune riflessioni. Posto che se ci troviamo in questa situazione la colpa, a parer mio e non solo, è da ascriversi soprattutto ai politici nazionali (deputati, senatori e governanti vari) di ogni ideologia e colore che si sono succeduti negli ultimi quarant’anni, i quali hanno sempre pensato più alle loro rendite di posizione, alle loro prebende, ai loro vitalizi e così via invece che alle reali necessità della popolazione che sono stati chiamati a governare.
Adesso, dopo le ennesime cretinate fatte dal governo Berlusconi, abbiamo il cosiddetto “Governo tecnico” che non è assolutamente previsto dalla nostra Costituzione poiché al massimo è previsto un governo “di transizione”, fortemente voluto dal premier uscente in pieno accordo con il presidente della Repubblica.
Cosicché ci troviamo a dover fronteggiare enormi sacrifici e la prima cosa che i signori professori/banchieri hanno ritenuto di fare è stata introdurre la falsa Imu che era un’imposta che sarebbe dovuta entrare in vigore con il federalismo fiscale e per altro non prevedeva la reintroduzione dell’Ici almeno sulla prima casa. Se pensiamo che in questo paese generazioni intere hanno contribuito a costruirsi una casa, a comprare un alloggio per sé e i figli con sacrifici veramente immani e senza chiedere nulla allo Stato (vedi case popolari), ciò che sta facendo il governo Monti è veramente aberrante.
Teniamo conto che si chiede di risanare la situazione sempre ai “soliti noti” mentre chi possiede redditi alti non viene minimamente toccato, poiché a loro l’Imu non produce nessun effetto. Abbiamo poi assistito all’aumento dell’Irpef regionale, riducendo così ancor di più i redditi di milioni di lavoratori. Questi cosiddetti politici non hanno voluto ridimensionare le prebende, i vitalizi e il numero dei rappresentanti della casta tagliando i costi altissimi della politica a tutti i livelli di circa 12 miliardi di euro annui, come scritto su diversi quotidiani, e non avendo avuto nel caso la necessità dei prelievi succitati. Inoltre violando da tempo l’art. 11 della Costituzione si spendono miliardi per mandare i nostri soldati armati fino ai denti in missioni di guerra che vengono per l’occasione definite “missioni di pace” anche con la morte di molti militari italiani.
Tirando le somme, si sarebbe sanata la situazione del nostro deficit senza bisogno di tartassare i soliti contribuenti che si sentono ormai stremati avendo raggiunto nel nostro paese livelli fiscali degni di Svezia, Finlandia, Norvegia, etc. ottenendo però in cambio un decimo dei loro servizi sociali.
E poi si vogliono far pagare le tasse, Imu o Ici che dir si voglia, al terzo stato più ricco del mondo, ovvero il Vaticano il cui territorio insiste su quello nazionale? I tempi del concordato firmato dal duce Benito e poi nuovamente da Bettino Craxi sono ormai fuori dal tempo reale in cui viviamo e anche da questa applicazione si possono far rientrare miliardi nelle case dell’erario.
Inoltre, diversi di questi ministri si sono permessi di offendere i nostri giovani, da Monti alla Fornero al banchiere Passera, dicendo che non devono più pensare al posto fisso e così via, forse ricordandosi quanto asserito da un altro ministro nel passato (vi ricordate i mammoni?), mentre suo figlio studiava in una delle migliori università degli Stati Uniti? Ricordiamoci che ad esempio la signora Fornero, che è docente all’Università, ha sia il marito che la figlia impiegati con posto fisso presso l’università di Torino.
E che dire della mazzata inferta a chi poteva andare in pensione con le quote, annullando le stesse non permettendo ancora una volta ai giovani di trovarsi un lavoro dignitoso, presentandosi in televisione versando lacrime da coccodrillo, vero signora Fornero?
Credo sia giunto ormai il momento di cambiare rotta puntando finalmente non ad inutili riforme del lavoro, ma su quelle della casta politica esistente a tutti i livelli, riportando le categorie più deboli alla dignità di “cittadini italiani”, quella per cui hanno combattuto i nostri vecchi, chiedendo e facendo pagare gli errori commessi nei decenni alla categoria politico-finanziaria. Speriamo che i “vampiri governativi” attualmente al governo spariscano in fretta e una nuova legge elettorale permetta veramente ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti, magari con la speranza che chi verrà prossimamente a governarci sia capace di “amministrare” e non solo riempirsi la bocca e il pensiero di parole ormai desuete ed inutili come “far politica”.

ROBERTO FORCHERIO
Collegno

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