LETTERE AL DIRETTORE

21 Maggio 2012 - 23:00

LETTERE AL DIRETTORE

BASTA CON GLI SPRECHI, E TRA QUESTI IL TAV


Egregio direttore, ho avuto occasione di leggere quanto scritto dai signori Stefano Esposito e Paolo Foietta (del quale ricordo il cattivo comportamento durante un confronto con i No Tav nella sede consiliare del comune di Rivoli) dal titolo “Tav Sì”, con tanto di prefazione di Pierluigi Bersani. Mi fa veramente accapponare la pelle quanto asserito dal signor Bersani nella sua prefazione, il quale sostiene che «il riformismo rappresentato dal Pd è una cultura di governo graduale, razionale, attento alle conseguenze, etc.». Infatti proprio lui guida uno dei partiti che sostengono il governo di transizione capeggiato dal professor Monti, permettendo allo stesso “vampiro” di massacrare le categorie più deboli degli italiani, quelle meno abbienti, quelle che hanno fatto enormi sacrifici (loro, i loro genitori, i loro nonni) per comprarsi una casa senza nulla chiedere allo Stato, bastonando i pensionandi-pensionati e gli esodati, sempre e comunque a favore di una precisa casta dei ricchi e dei politici.
Nei vari capitoli del testo suddetto gli scriventi sostengono quanto da sempre detto dai vari Virano, citando quella super buffonata dell’Osservatorio che a partire dal 2006 l’unica cosa che è riuscito ad osservare è stata l’immediata uscita dallo stesso della maggior parte dei comuni No Tav, poiché ovviamente non era assolutamente necessario farsi calare sul cranio decisioni prese dall’alto e fatte passare per democratiche.
Non risponde per altro al vero che al movimento No Tav non piace qualsiasi confronto democratico, perché se si fosse parlato da subito (22 anni addietro) di una proposta No Tac (ovvero trasporto alta capacità) con carico dei Tir su carri ferroviari appositamente attrezzati, come ad esempio in Svizzera e Austria, si sarebbe potuto spendere molto meno modificando la linea storica esistente, come da tempo hanno evidenziato insigni ingegneri del Politecnico di Torino, riuscendo nel contempo a migliorare la qualità dell’aria in Val di Susa.
Il movimento No Tav e anche molte persone che non si identificano nello stesso hanno ormai ben compreso che l’opera come la si vuole fare è e sarà un’enorme spreco di denaro pubblico, di risorse della terra, tutte cose che non c’entrano nulla con l’essere allineati a partiti vari.
Non si può nemmeno paragonare questa inutile opera a quella voluta ai tempi dal Cavour, perché allora vi era la giustificazione che non esisteva alcuna ferrovia sul territorio della valle. E poi non dimentichiamoci mai del disastro che il medesimo individuo fece con il trattato di Plombierès, regalando praticamente Nizza e Savoia ai francesi. Perché non si dice mai che alcuni Stati stanno riflettendo sull’opportunità di partecipare ancora a questo inutile progetto, come ad esempio il Portogallo che si è ritirato dallo stesso risparmiando miliardi di euro destinati alle esigenze interne del paese?
Il partito del signor Esposito è favorevole a far costruire irresponsabilmente un’opera che costa miliardi (prelevati dalle ormai vuote tasche dei contribuenti dell’Italia tutta). Dell’inutilità dell’opera si è già detto e scritto moltissimo, con ricadute negative ancora una volta sui valsusini che avranno le falde acquifere inquinate o sparite (vedasi Mugello in Toscana) e la valle completamente devastata. Il Pd inoltre non tiene conto che già nel passato in questa valle c’è stata una forte infiltrazione mafiosa e adesso si presenta una nuova e ghiotta occasione per ritornare all’attacco da parte della stessa organizzazione malavitosa perché la partita è troppo ghiotta.
Con i miliardi che si vogliono spendere per quest’inutile opera devastatrice chiunque abbia un poco di buon senso provvederebbe a far stare meglio le famiglie italiane, gli imprenditori che non hanno lavoro e sono oberati da Equitalia, e a dar lavoro ai nostri figli disoccupati o male occupati che non riescono a intravedere un futuro e a crearsi una famiglia. Diciamo basta agli sprechi, e tra questi il Tav, e ai personaggi attuali al governo, ovvero quelli di “transizione”.

ROBERTO FORCHERIO
Collegno

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