LETTERE AL DIRETTORE

24 Maggio 2012 - 18:37

LETTERE AL DIRETTORE

RISPOSTA AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA, ANTONIO SAITTA


In seguito alle durissime accuse rivolte dal presidente Saitta a moltissimi sindaci e amministratori della valle di Susa (cioè noi), ci vediamo costretti al fine di tutelare la nostra immagine e la verità dei fatti a rispondere alle sue gravi accuse.


Tav: Saitta, in valle di Susa è emergenza democratica.
Torino, 19 mag. - (Adnkronos) - «In valle di Susa è emergenza democratica. Gli amministratori favorevoli sono isolati, le imprese e commercianti sono minacciati». Lo sottolinea il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, che spiega: «Oggi in val di Susa abbiamo inaugurato l’unica residenza per anziani della zona, ma devo rilevare con rammarico profondo che erano assenti quasi tutti i sindaci e gli amministratori locali dei tanti Comuni interessati alla struttura sanitaria assistenziale per le popolazioni della valle». «Il senso istituzionale dovrebbe sempre guidare chi è stato eletto a rappresentare i cittadini - aggiunge - invece le polemiche sulla Tav stanno distruggendo in val di Susa il senso della convivenza civile, della partecipazione a momenti collettivi, quasi che lo schieramento a favore o contro la realizzazione della linea ferroviaria costituisca un discrimine invalicabile in ogni momento della giornata, in ogni circostanza pubblica e privata». «Oggi - prosegue - ho percepito chiara la scelta dell’assenza di massa degli amministratori contrari alla Tav, a dimostrazione che esiste forte in valle una vera emergenza democratica: il movimento No Tav detta la linea della paura a cui tanti amministratori si stanno pericolosamente adeguando, isolando anche fisicamente chi ha compiuto una scelta diversa. I muri della valle sono occupati dalle liste di proscrizione che il movimento No Tav ha affisso con i nomi di imprese, artigiani, commercianti locali che non obbediscono al loro diktat: mi sento di lanciare forte un allarme al prefetto perchè come rappresentante dello Stato non consenta che la libertà di aziende e persone favorevoli alla linea ferroviaria venga minacciata in questo modo», conclude Saitta. (19 maggio 2012 ore 18.48).


Risposta al presidente Saitta.
Abbiamo letto con sgomento e profonda preoccupazione le gravi accuse del presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta. Lo stesso insinua che moltissimi sindaci e amministratori valsusini non si sono presentati all’inaugurazione di una struttura per anziani semplicemente perché sono No Tav. In questo particolare momento in cui è necessario abbassare i toni non ci saremmo sicuramente aspettati da un rappresentante delle istituzione qual è il presidente della Provincia di Torino un così fuorviante parallelismo.
Innanzitutto ci teniamo a precisare che la Raf di Sant’Antonino non è una struttura per anziani, bensì una struttura per disabili ed i Comuni, il Conisa Valle di Susa e l’Asl si sono impegnati da anni per la sua realizzazione per poter rispondere in parte ai bisogni delle famiglie e dei disabili valsusini. Il suo funzionamento non dipenderà quindi dal buon esito della sua inaugurazione ma dalle risorse e dalla capacità degli enti pubblici nella sua gestione.
La mancata presenza all’inaugurazione è stata dovuta semplicemente perché alcuni di noi non lo hanno saputo o non hanno potuto parteciparvi. Riceviamo decine di inviti per eventi ed inaugurazioni ma considerato che ognuno di noi non vive di politica ed ha un normale e quotidiano impegno lavorativo che deve onorare, capita di dover lavorare in comune anche al sabato o nei giorni festivi e dedicare il tempo rimanente anche ad altre cose, quali la famiglia, gli amici, come fanno tutte le persone normali. Inoltre nella lettera d’invito a firma del sindaco di Sant’Antonino e del presidente dell’Assemblea dei sindaci del Conisa Valle Susa non era comunicata la presenza né del presidente della giunta regionale né del presidente della Provincia. Ne avessimo avuto notizia sicuramente avremmo cercato di garantire comunque la presenza.
Abbinare il proprio pensiero sul Tav al criterio di scelta a quale inaugurazione partecipare è semplicemente offensivo e grottesco! La vera emergenza democratica non è nella mancata partecipazione ad una inaugurazione, ma piuttosto in certi atteggiamenti di alcuni rappresentanti delle istituzioni che cocciutamente si ostinano a non analizzare in modo trasparente e scientifico le ragioni del disagio e delle proteste dei cittadini, pensando di essere depositari della verità e quindi di essere legittimati ad effettuare qualsiasi tipo di scelta in nome di un progresso non meglio identificato.
Possiamo comprendere che più passa il tempo più vengono seriamente a galla i dubbi e l’opportunità sulla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Questo scoramento, però, non giustifica l’accostamento del movimento No Tav alla “linea della paura a cui tanti amministratori si stanno pericolosamente adeguando”.
Pensi al pericoloso adeguarsi ad una politica piatta, inconcludente, spesso corrotta, fatta di coalizioni di centro-destra-sinistra e di proclami e false promesse. Pensi ai diversi partiti (non tutti) che hanno calpestato la sovranità espressa dal popolo che aveva chiesto di eliminare i contributi ai partiti.
Per ultimo, il suo riferimento relativo a presunte liste di prescrizione che occupano i muri della valle o l’isolamento nei confronti dei Sì Tav. Ci sembra veramente inquietante e provocatorio.
Nell’ultima fase della Roma repubblicana (I secolo a.C.), la proscrizione (che nel mondo romano indicava un avviso pubblico con cui si notificava la messa in vendita dei beni di un debitore) assurse a strumento di lotta politica. Divenne infatti un metodo di eliminazione di massa (con l’esilio o la soppressione fisica) dei rivali politici o dei nemici personali, i cui beni venivano poi incamerati dall’erario pubblico o utilizzati per pagare i soldati delle legioni.
Non approviamo il metodo dei nominativi sul manifesto, resta però il fatto che in una economia capitalista non scelta da noi (e non comunista made in Urss come forse qualche nostalgico vorrebbe) ci pare assolutamente normale che il cittadino sia soprattutto informato e quindi libero di fare o non fare ristrutturare la sua casa da una impresa che lavora per il cantiere Tav. Così per qualunque altra prestazione di beni e servizi. Cerchiamo di essere, se non seri, almeno razionali: non ci pare che l’accostamento sia reale e sostenibile.
Siamo certi che il Prefetto non ravvederà in questi atteggiamenti comportamenti di minaccia, come sostenuto dal presidente Saitta. Siamo invece sicuri che sua eccellenza il Prefetto sarà molto più sensibile ai casi di incendi dolosi subiti dai presìdi valsusini, agli atti vandalici fatti sulle autovetture e alle vetrine di locali pubblici da alcuni appartenenti alle forze dell’ordine, ai bizzarri appalti Tav attribuiti a società poi rapidamente fallite nonché alle numerose infiltrazione della ‘ndrangheta attribuite dalla magistratura (e non dai comitati No Tav) a molti cantieri dell’alta velocità Torino-Novara-Milano.
Ci auguriamo di non dover mai più difenderci da parole e accuse così gravi espresse dal presidente (pro tempore) della nostra Provincia a cui noi sindaci e amministratori (pro tempore) valsusini, riconosciamo legittimità e sovranità.

GIORGIO VAIR
per il Coordinamento liste civiche Valsusa

 

 

 

 

 

LA PRIMA EMERGENZA DEMOCRATICA E' LA DELEGITTIMAZIONE DELLA COMUNITA' MONTANA


Gentile presidente Saitta, dopo aver letto la sua ultima esternazione sui giornali in merito alla presunta emergenza democratica in valle di Susa, che mi chiamano in qualità di sindaco direttamente in causa, desidero farle presente alcuni dati che forse mancano alla sua lettura politica odierna e che la portano a mio avviso a dichiarazioni imprudenti ed offensive e, mi consenta, non coerenti con il suo mandato istituzionale.
Premesso che mi dissocio dall’iniziativa relativa ai manifesti comparsi in alcuni punti della valle con indirizzi di imprese e maestranze tipo lista di proscrizione, voglio risponderle con dei dati concreti sui quali la invito a ragionare prima di esprimere giudizi affrettati su persone e realtà che penso a questo punto lei non conosca in modo approfondito, visto il tenore e il tono delle sue affermazioni:
1) Il tempo dedicato dalle amministrazioni della valle alla questione Tav, forse con suo grande stupore, è sicuramente inferiore all’1 per cento del tempo totale passato in municipio, vista la grande massa di problemi urgentissimi di natura sociale ed economica che affliggono i nostri comuni e il territorio della valle di Susa. Inoltre il ricco e articolato programma che caratterizza tutte le amministrazioni di valle impegnate su moltissimi fronti e orizzonti ben più ampi della semplice questione Tav, non lascia molto spazio per altre questioni sovracomunali e tanto meno per ordire guerre di religione o complotti: abbiamo cose ben più urgenti di cui occuparci.
I nostri rapporti istituzionali e politici sono incentrati da sempre al massimo rispetto di tutti ed al confronto senza pregiudizi con qualunque formazione politica costituita in partito o movimento, e non sono certo improntati ad infantili azioni di boicottaggio che lei forzatamente vuole leggere nell’assenza di tanti sindaci alla cerimonia di inaugurazione di una struttura di sabato pomeriggio. Preciso che nell’invito non era scritto della sua presenza e di quella del presidente Roberto Cota: sicuramente non sarebbe mancata in questo caso l’accoglienza di numerosi sindaci e cittadini, se solo si fosse saputo. Non sempre è comunque possibile presenziare a tutte le manifestazioni, come lei ben sa, avendo ricoperto la carica di sindaco: ci sono anche da onorare impegni famigliari e lavorativi, dal momento che il nostro mandato di sindaci non sempre ci consente di farlo a tempo pieno, vista la modesta indennità di carica e lo spirito di volontariato con cui affrontiamo questo gravoso impegno.
2) La prima emergenza democratica in valle che lei paventa, di cui il suo partito è il primo responsabile, è la sistematica delegittimazione della Comunità montana che dura ormai da tre anni, sebbene sia stata regolarmente eletta secondo le regole istituzionali e democratiche, sancite per legge. Comunità montana per l’ennesima volta ignorata anche in questa occasione non essendo tra l’elenco degli inviti per questa cerimonia di inaugurazione.
3) Penso al contrario che le forze politiche favorevoli al Tav abbiano manifestato, specie in questi ultimi tempi, degli atteggiamenti di una tale intransigenza rasentante in taluni casi la schizofrenia politica, da indurre a pensare che tale questione rivesta ben altri preoccupanti profili ed implicazioni rispetto alla semplice questione di un treno e che la pochezza delle argomentazioni a favore, per le quali si evitano accuratamente e da sempre pubblici dibattiti sul merito dei contenuti, porti a reazioni come la sua, nervose, scomposte e fuori luogo.
4) L’ultima tornata elettorale amministrativa, e non solo in valle di Susa, ha posto chiaramente in rilievo come sia preoccupante la distanza sempre maggiore tra i partiti e la “politica”: in particolare nella nostra area, Avigliana, Rivalta e Rosta ne sono l’esempio concreto, per non parlare di ciò che hanno espresso in generale queste elezioni amministrative in tutta Italia. Ritengo che i partiti, e in particolare il suo, debbano fare un sereno esame di coscienza sulle responsabilità della crisi politica e democratica esistente, prima di scaricarne la completa responsabilità su tutti quei cittadini che hanno deciso di fare politica al di fuori dei partiti e specialmente su quelli che come me e tanti altri colleghi ci stanno mettendo la faccia con tutte le difficoltà e i sacrifici che amministrare la cosa pubblica in veste di sindaci oggi richiede e che lei conosce bene avendoli vissuti in prima persona.
5) Solo dal confronto sui contenuti con i movimenti politici e con tutti i cittadini, fatto non con gli slogan ma con un confronto intellettualmente onesto ed aperto sui problemi reali e prioritari possiamo uscirne tutti arricchiti e fare un salto di qualità da un dibattito altrimenti sterile, fatto di inutili e reciproche accuse e polemiche. Per questo la sua esternazione, oltre ad essere istituzionalmente inopportuna nei modi e nei termini, non serve a nulla, è dannosa per tutti e lascia i nodi politici irrisolti sul tavolo: un politico della sua esperienza e formazione spero potrà darmi ragione almeno su questo punto.
Resto a disposizione per ogni chiarimento che riterrà utile e costruttivo, sempre che ciò possa avvenire nel rispetto in primo luogo delle persone, delle idee e di tutte le istituzioni democraticamente elette.

DARIO FRACCHIA
sindaco di Sant’Ambrogio

 

 

 

 

 

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