LETTERE AL DIRETTORE

07 Giugno 2012 - 17:21

LETTERE AL DIRETTORE

SÌ TAV/NO TAV, RIFLESSIONI DI UN ANZIANO PUBBLICO AMMINISTRATORE VALSUSINO (IN PENSIONE)


3.200 elettori aviglianesi (il 31,16 per cento del corpo elettorale), dopo aver attentamente meditato sulle proposte contenute nel programma elettorale presentato dalla lista “Avigliana città aperta”, che testualmente recita alla pagina 25: “Avigliana Città Aperta è fermamente contraria alla realizzazione della linea Tav/Tac Torino-Lione... e collaborerà attivamente al raggiungimento del risultato finale, la non realizzazione dell’opera”; hanno concesso la loro preferenza alla citata lista, approvando quindi la specifica scelta programmatica.
Altri 3.495 elettori (il 34,04 per cento del corpo elettorale) hanno votato per le due liste concorrenti che, sul problema, hanno tenuto posizioni più allineate con le conclusioni e le proposte dell’Osservatorio Virano (Sì Tav con progetto low cost + compensazioni + tutele, ecc.).
Altri 3.326 cittadini aviglianesi (il 32,39 per cento del corpo elettorale) hanno ritenuto più opportuno disertare le urne, rinunciando ad un loro diritto/dovere civico e ci hanno lasciati nell’incertezza sulle loro posizioni. A questi vanno aggiunti altri 247 elettori (2,41 per cento) che non si sono espressi, deponendo nell’urna schede bianche o nulle.
Mi sembra quindi una forzatura il proclamare che gli aviglianesi (tutto sommato circa un terzo degli aventi diritto ) abbiano rifilato uno schiaffo No Tav (a chi? Al governo, alla Regione, alla Provincia, ai partiti? Oppure a se stessi?) approfittando dell’opportunità offerta dalle recenti elezioni amministrative.
Aggiungo un ulteriore ragionamento: la nuova linea ferroviaria presto o tardi sarà realizzata. Mi auguro molto tardi, poiché in caso contrario, il nostro sindaco, per tener fede alle promesse elettorali, dovrebbe farsi promotore di un preoccupante scenario apocalittico: un’estemporanea armageddon, per difendere il sacro suolo aviglianese dall’invasore schierando, sui confini del Comune, il corpo dei vigili urbani in armi ed incitando la popolazione a salire sulle barricate!
Fatta questa premessa semiseria, voglio subito precisare che ritengo assolutamente legittima ogni posizione per il Sì, il No o per l’agnosticismo da parte di qualsiasi cittadino, purché supportata da azioni che non travalichino i normali canoni della civile convivenza democratica ed il rispetto delle leggi vigenti.
Veniamo alle ragioni del No. In buona sostanza l’opera non si deve fare, perché inutile, costosa ed in conflitto con gli interessi diffusi dei valsusini, legittimamente impegnati in difesa di fondamentali valori quali la tutela dell’ambiente, la salvaguardia della salute, la vivibilità del territorio ed indisponibili, in prima istanza, ad accettarne la monetizzazione attraverso promesse di finanziamenti di compensazione. A sarà dura! Ma la valle di Susa ha già dato, ora basta! Vadano da un’altra parte!
Ritorniamo per qualche istante agli anni ‘70 del secolo scorso, ai tempi del dibattito sull’autostrada: opera inutile, abbiamo già due strade statali, l’inquinamento, l’ambiente. I soldi vanno spesi per case, ospedali, ecc. Cosa avvenne? Mentre si discuteva, qualcuno lavorava al traforo autostradale del Frejus che fu inaugurato e messo in servizio nel 1980. I Tir invasero la valle intasando le strade statali (chi ricorda ancora i patimenti degli abitanti di via Traforo a Bussoleno?).
L’autostrada divenne una necessità improrogabile. Per ammorbidire le posizioni dei vari Comuni furono inventate le opere di compensazione e si aprì l’assalto alla diligenza. Negli anni successivi furono spesi molti soldi per opere di campanile, singolarmente di pubblica utilità, ma completamente scoordinate fra loro ed inefficaci ai fini di sviluppare e finanziare un progetto complessivo di rilancio socio-economico della valle e di tutela del territorio.
Historia docet. Non vorrei che si ripetessero le stesse vicende e gli stessi errori!
La bassa Valle di Susa, con la val Cenischia, per la particolare orogènesi, successivamente rimodellata dall’azione dei ghiacciai quaternari, presenta uno sviluppo longitudinale e speculare rispetto alla valle dell’Arc (Maurienne). Fin dalla preistoria ha costituito un corridoio obbligato (attraverso il valico del Moncenisio ) per le comunicazioni fra l’Italia, la Francia ed in generale con il cuore dell’Europa centro-occidentale. Se per un verso tale collocazione geografica ha consentito alla valle di contribuire allo sviluppo della civiltà europea, dall’altro ha significato una condanna, poiché nei secoli è stata la porta d’Italia e quindi la via privilegiata per il passaggio di eserciti e di invasori a vario titolo, con l’inevitabile corollario di violenze e devastazioni. Posso quindi capire che i valsusini, ripensando alla loro storia antica e recente, ne abbiano abbastanza e si ribellino alla nuova paventata violenza ai danni del territorio e dei suoi abitanti, rappresentata dalla nuova linea Tav.
Tuttavia da semplice cittadino, ormai anziano, che ha seguito negli anni la vicenda Tav, tempo fa in prima persona per responsabilità istituzionali, poi attraverso i giornali o partecipando a qualche riunione, non posso esimermi dal proporre alcune riflessioni:
a) il Tav Lione-Torino (parte integrante del corridoio 5, Lisbona-Kiev con collegato progetto Ten-T) è il frutto di una scelta strategica dell’Unione Europea, risalente a prima degli anni ‘90 dello scorso secolo e confermata con successivi pronunciamenti, mirata alla modernizzazione della rete infrastrutturale dei trasporti (con trasferimento delle merci dalla gomma al ferro) ed accettata con dichiarazioni d’intenti, trattati ed accordi internazionali (governi Amato e successivi, presidenza Prodi dell’Ue). Ad onor del vero occorre precisare che in origine il corridoio 5, nel suo sviluppo occidentale (ora si parla di quadrante europeo ovest), prevedeva alcune varianti fra le quali una linea Marsiglia-Genova-terzo valico-Milano con biforcazioni verso nord (Gottardo-Rotterdam) e verso est (linea transpadana). Tale soluzione però escludeva, condannandole all’isolamento, le due aree macro-economiche di Torino e Lione.
b) Ammettiamo, per ipotesi, che venga vinta la battaglia per il no e che il governo italiano decida di abbandonare il progetto. Tale decisione comporterebbe l’immediato dirottamento dei finanziamenti previsti verso eventuali soluzioni alternative, ben lontane dalla nostra valle e dall’area metropolitana torinese, con conseguente slittamento delle priorità per i nuovi investimenti sul nodo ferroviario di Torino, sul sito intermodale di Orbassano e forse il rinvio della realizzazione completa del sistema ferroviario metropolitano. La valle di Susa resterebbe al palo, conservando irrisolte tutte le sue problematiche di sviluppo, di riassetto territoriale ed infrastrutturale. Ritengo infatti che, pur condividendo il proposito di evitare sprechi di pubblico denaro, sia assolutamente demagogico far credere alla gente che le risorse, presenti o future, destinate al Tav, possano essere reinvestite sul nostro territorio per interventi di altro genere.
c) È vero che l’attuale linea storica potrebbe ancora sopportare incrementi di traffico. Ma a quali condizioni? Occorrerebbero ulteriori ristrutturazioni (nuovo armamento, abbassamento del piano del ferro in numerose gallerie, ecc.). A quali costi? Come può essere proponibile l’assunto di incrementare con decine di convogli ferroviari il traffico attuale attraverso i paesi della valle?
Peraltro i costi di esercizio ed i tempi di percorrenza derivanti dalla necessità di sollevare le merci fino a 1300 metri di altezza (Bardonecchia) per superare lo spartiacque alpino, rendono improponibile, sotto l’aspetto economico, un loro significativo trasferimento dalla gomma alla rotaia (da notare che l’apertura del tunnel autostradale del Frejus causò l’immediato ridimensionamento dei programmi di ferroutage delle ferrovie italiane).
d) La Commissione intergovernativa italo-francese ha posto le premesse per autorizzare i lavori per il raddoppio del tunnel autostradale del Frejus, finora pudicamente definiti seconda canna di servizio per la sicurezza. Nel merito assistiamo a tiepide reazioni, con un coro di no quasi orchestrato come un atto dovuto. Non credo che i valsusini siano acriticamente favorevoli alla prospettiva di un aumento esponenziale del traffico autostradale. Alla faccia dell’inquinamento ambientale, della tutela della salute e della qualità della vita! Chi si muove? Cosa propone la Comunità montana? Prendo atto che proprio in queste ore qualcosa si sta muovendo sia a livello di enti locali territoriali, sia a livello di comitati popolari. Staremo a vedere!
e) L’Osservatorio Virano ha svolto un lavoro intelligente e serio, democraticamente aperto al confronto ed al contributo di tutte le anime del territorio, imponendo fondamentali varianti progettuali migliorative dell’opera, mitigazioni dell’impatto ambientale, riduzione dei costi, priorità d’intervento e così via. Non c’era alcun dubbio che l’Osservatorio fosse stato istituito con l’obiettivo di concludere i suoi lavori con una proposta condivisa per la realizzazione del Tav in valle di Susa. Questo i sindaci del No, che ad un certo punto del percorso hanno abbandonato i lavori, dovevano ben saperlo fin dall’inizio. Se è no, è no e basta! Se le ragioni del pro o del contro erano e sono ideologicamente inconciliabili, a nulla servono le contrapposte argomentazioni tecniche, scientifiche ed economiche a giustificazione di consolidate posizioni preconcette.
f) Ai promotori del movimento No Tav, sorvolando su talune inaccettabili esasperazioni operative, va riconosciuto un grande merito: il coinvolgimento e la sensibilizzazione dei cittadini e dei loro rappresentanti istituzionali, per impedire che un’operazione di così grande impatto sulla valle venisse semplicemente calata dall’alto, eludendo il dovere costituzionale della consultazione, dell’informazione e del confronto democratico. A mio modesto parere tuttavia, valutando lo stato dei fatti, l’operatività del movimento e degli enti locali territoriali non potrà semplicemente continuare con la promozione di azioni di contrasto, di tentativi di rallentamento dei lavori o di organizzazione di momenti di protesta, troppo facilmente strumentalizzabili e liquidabili, dall’alto, quali questioni di ordine pubblico. Forse occorrerebbe una nuova strategia, che, tenendo conto dell’ineluttabile, aprisse una strada più consona con gli interessi della valle.
g) Fin dall’inizio gli enti locali e la pubblica opinione furono parzialmente coinvolti nel dibattito Tav, sia pure in modo strumentale e dirigistico e con criteri da centralismo democratico (discutete, proponete, modificate, ma ricordatevi di una decisione già presa: il Tav dovrà passare attraverso la valle di Susa!).
Nel 1992, preceduto da interpellanze in consiglio provinciale e dalla divulgazione pubblica di una nota informativa della Regione Piemonte del mese di febbraio (collegamento ferroviario ad alta velocità - nota informativa sullo stato delle iniziative in atto) fu ufficialmente aperto il pubblico dibattito sul Tav.
Il 14 ottobre 1992 in Susa (Villa S.Pietro) la Regione Piemonte (affiancata dalla Sitaf) organizzò un convegno, aperto a tutte le istituzioni, associazioni, comitati ed al pubblico, per presentare e dibattere un documento (relatore ing. Manto) intitolato: “studio per l’inserimento nel territorio della valle di Susa del collegamento ad alta velocità Torino-Lione”. Lo studio, oltre a proporre lo sbocco della galleria di base a Mompantero, individuava alcune alternative di tracciato, sempre in sinistra orografica della Dora Riparia. Lo studio affrontava le problematiche tecniche della nuova linea, ma sorvolava non solamente sugli aspetti finanziari e del ritorno economico dell’opera, ma soprattutto eludeva i problemi più importanti: impatto ambientale, vivibilità del territorio, tutela della salute, sviluppo economico della valle...
La presentazione dello studio favorì comunque l’apertura del dibattito fra la popolazione. Si consolidò il fronte del no, già operante, promosso dal comitato Habitat di Condove (Cancelli, Giorno, ecc.). Ci furono interventi sui giornali locali: Luna Nuova (4 dicembre ‘92 - Prc/Dosio ) e La Valsusa (3 dicembre ‘92 - Carena).
Una delibera per contestare il progetto fu approvata all’unanimità dal Consiglio della Comunità montana bassa valle Susa e val Cenischia (presidenza Frigieri). Riassumendo, fra le molteplici motivazioni va sottolineato: “... la constatazione che l’aumento delle infrastrutture è avvenuto in parallelo con una costante diminuzione dei posti di lavoro... la necessità di evitare l’emarginazione della nostra Regione dai processi europei di crescita e di sviluppo socio-economico non può giustificare l’imposizione alle comunità locali di scelte comportanti l’asservimento del territorio a logiche di intervento che appaiono disinteressarsi della sua tutela e del legittimo diritto delle popolazioni al miglioramento della qualità della vita...”.
Poco prima la regione francese Rhòne-Alpes fece circolare un documento: le maillon manquant (l’anello mancante) in cui, con piglio decisionistico (erano in piena euforia per le olimpiadi invernali di Albertville) si dava per scontata la realizzazione della galleria di base in tempi ravvicinati (era allegato un crono-programma che prevedeva la messa in servizio dell’opera entro il 2000) con un tracciato della linea ferroviaria che tirava dritto da St.Jean de Maurienne a Lione sottopassando in galleria due grandi ostacoli naturali quali la chaine de Belledonne ed il massif de la Chartreuse. Malgrado l’ottimismo, la vantata esperienza in materia di alta velocità (Tgv) e l’esibizione della grandeur, anche in Francia hanno dovuto rallentare!
Sono trascorsi più di vent’anni ed occorrerebbe un libro intero per illustrare ed analizzare tutte le vicende che si sono susseguite (varianti progettuali, contrapposizioni di analisi e studi scientifici, intese internazionali, pronunciamenti dell’Unione europea, impegni governativi, deliberazioni degli enti locali a tutti i livelli, forzature di ogni genere, manifestazioni, rivendicazioni e così via).
Torniamo ora alla cruda realtà: purtroppo, malgrado le contestazioni popolari, i cortei No Tav, le manifestazioni al Seghino, gli assedi al cantiere della Maddalena, le recriminazioni sulla militarizzazione della valle, le fasce dei sindaci e quant’altro, sono iniziati i primi lavori, finalizzati alla scavo del tunnel di base. Forse non c’è da preoccuparsi perché mancheranno i soldi per proseguire, per completarlo, metterlo in servizio e prolungare anche la linea fino alla stazione internazionale di Susa. Quindi tutto potrebbe fermarsi dopo aver prodotto l’ennesima cattedrale nel deserto.
Immaginiamo però che le cose vadano avanti. Entro cinque/dieci anni, poiché i francesi la loro parte la faranno, ci troveremo i treni Tav/Tac alle porte di Susa, pronti per essere instradati in qualche modo sulla linea storica, naturalmente con precedenza sul traffico locale. Poveri pendolari! Vogliamo che si ripeta la vicenda dell’autostrada? Historia docet!
Che fare? Fermiamoci un momentino e ragioniamo. Spero che il mio ragionamento non venga interpretato come un invito ad alzare bandiera bianca, eliminando dai vessilli una scritta ormai celeberrima, per arrivare ad un vogliamoci bene, abbiamo scherzato, poniamoci una pietra sopra!  Senza voler impartire lezioni a nessuno, ma semplicemente rivendicando il mio diritto/dovere di cittadino di esprimere le proprie opinioni, nel rispetto di quelle altrui, penso che siano maturi i tempi per un aggiornamento migliorativo degli obiettivi ed una revisione delle strategie.
Forse i sindaci No Tav, senza sentirsi feriti nel proprio orgoglio, potrebbero organizzarsi d’intesa con tutti gli altri colleghi della valle ed assistiti dalla Comunità montana, per elaborare rapidamente almeno le linee guida e le scelte fondamentali di un piano generale di sviluppo della valle, per il suo rilancio industriale, per il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi di area, per il riassetto idrogeologico, per la tutela della salute e della vivibilità del territorio (tecnicamente la cosa non è difficile in quanto esistono intere biblioteche di piani e progetti per la valle elaborati ed approvati dagli organismi di governo del territorio a tutti i livelli).
Il progetto (assolutamente da evitare un libro dei sogni) dovrebbe essere corredato da un’analisi dei costi, da confrontare con i finanziamenti resi disponibili dalle cosiddette compensazioni per verificarne la congruità. Su queste basi, in sede di osservatorio, si andrà a trattare ed a contrattare le tempistiche per l’attuazione degli interventi da realizzare parallelamente con l’ineluttabile avanzamento dei lavori Tav.
Forse il movimento No Tav potrebbe trasformarsi in un comitato popolare di controllo, sostenuto dalla libera e democratica partecipazione dei cittadini, finalizzato, per quanto di competenza ed in appoggio agli altri poteri costituzionali (la magistratura in primo luogo), a fornire il proprio contributo per impedire l’avverarsi della profezia Tav = Mafia che da anni ci ammonisce dalle pendici del monte Musinè, a vigilare sulle modalità di attuazione dell’opera ed a verificare il puntuale rispetto degli accordi per la realizzazione degli impegni collegati col discorso delle compensazioni.
Forse il libro dei sogni lo sto scrivendo io!? Resto però convinto che allo stato dei fatti non esistano molte altre soluzioni per ridiventare propositivi nel vero interesse dei valsusini. Probabilmente, spiegando correttamente che non si tratterebbe di una battaglia persa ma di una vittoria per il controllo, la crescita e la difesa del territorio, la gente capirebbe.
Tuttavia, se il no resta un dogma ideologico, non vedo altre vie d’uscita, salvo quella di proclamare la secessione, costituirsi in libera repubblica della valle di Susa, promuovere la guerriglia, ripristinare le chiuse longobarde o quant’altro: per buoni motivi legali e costituzionali ritengo che si tratterebbe di una via impraticabile, scarsamente democratica ed affatto consigliabile.
Voglio concludere ribadendo che la vicenda del movimento No Tav ha avuto alti momenti di esercizio della democrazia partecipata e di crescita civile, concretizzati attraverso una straordinaria e permanente mobilitazione popolare, contribuendo ad impedire un assalto indiscriminato ed irresponsabile al territorio, rivendicando ed ottenendo il rispetto per la popolazione residente. Spero che il patrimonio acquisito non venga disperso e vanificato insistendo su sterili ed improduttive contrapposizioni.

GIOVANNI GENTA
Avigliana

 

 

 

 

 

Inserisci un commento

Condividi le tue opinioni su Luna Nuova

Caratteri rimanenti: 400

ultima ora

Francesco De Gregori, il Principe canta i suoi pezzi più amati e inconsueti al GruVillage

Francesco De Gregori, il Principe canta i suoi pezzi più amati e inconsueti al GruVillage

CONCERTO

S.Antonino: impazza il maxi-scivolo di "piazza della Pace beach"

S.Antonino: impazza il maxi-scivolo di "Piazza della Pace beach"

SVAGO

Avigliana ricorda i militari della Tridentina

Avigliana ricorda i militari della Tridentina

ALPINI

Rivoli piange la storica preside Paola Cornaglia

Rivoli piange la storica preside Paola Cornaglia

LUTTO

Borgone: "Miss ...anta Valsusa" è Cinzia Di Giovanni

Borgone: "Miss ...anta Valsusa" è Cinzia Di Giovanni

SFILATA

Piero Pelù è i Bandidos: terremoto al GruVillage

Piero Pelù è i Bandidos: terremoto al GruVillage

LIVE

Bussoleno: ritrovato in buone condizioni l'escursionista disperso

Bussoleno: ritrovato in buone condizioni l'escursionista disperso

MONTAGNA

Escursionista disperso tra il rifugio Toesca e il Villano

Escursionista disperso tra il rifugio Toesca e il Villano

MONTAGNA

Botte, rapine ed estorsioni: arrestato un giovane di Mattie

Botte, rapine ed estorsioni: arrestato un giovane di Mattie

CARABINIERI