LETTERE AL DIRETTORE

18 Giugno 2012 - 16:55

LETTERE AL DIRETTORE

LANCIARE LA SFIDA A RIVALTA: NOI CI SIAMO


Abbiamo assistito, dopo una settimana dal voto per i ballottaggi, ad una discussione che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza poiché si è cercato “solo” di giustificare la “caporetto”. Purtroppo, non è stata l’occasione per fare autocritica. Almeno, noi non l’abbiamo percepita! Abbiamo percepito e continuiamo (purtroppo) a cogliere, a tutt’oggi, il nascondersi dietro un patetico gioco degli specchi.
Dopo la claudicante, fantasiosa e patetica analisi offerta alla discussione, dal gruppo dirigente locale, tutto iscritto all’interno di una logica che sa di naftalina, pensiamo sia giunto il momento, senza perdere tempo, di raccogliere i pensieri e provare a ragionare su una strategia d’azione per risollevare le sorti della disastrata situazione della sinistra e/o centro-sinistra a Rivalta.
A nostro parere, le ragioni della sconfitta sono composite e vengono da lontano. Strategie sbagliate, ad esempio, ed affidate a singole “brillanti individualità” locali e provinciali, senza concertazioni politiche, con carenti attività di dialogo e di ricerca di alleanze. E questo si è reiterato, più ed infinite volte, nonostante gli appelli, purtroppo, senza risposte.
Oggi, non vogliamo fare né proclami, né guerre: insistiamo, però sul fatto che occorre essere un partito capace di discutere al suo interno e di ascoltare le istanze della gente stando in mezzo ad essa. Al momento attuale, le nostre istanze e le nostre preoccupazioni, pur condivise allora da molti e, oggi, ancora dai più, non sono state nemmeno oggetto di dignitosa e rispettosa risposta da parte della segreteria provinciale (avremmo voluto che le nostre opinioni e le nostre posizioni, anche se critiche e dure, avessero diritto di cittadinanza e libertà di espressione).
Noi però continueremo, perché non abbiamo paura di metterci la faccia e, come abbiamo fatto prima, continueremo a far sentire la nostra voce, anche adesso e dopo, con rispetto e nelle sedi opportune, con rinnovato e convinto e mai sopito senso di responsabilità. Siamo convinti che le divisioni non giovino all’efficacia dell’azione politica; ciò può e deve avvenire con discussioni da tramutare in prodotto concreto.
Naturalmente il risultato di Rivalta chiama ad una chiara assunzione di responsabilità, quella responsabilità politica che non c’è stata nella segreteria locale e provinciale, che ha guidato mediocremente il partito in maniera esclusiva (alla faccia dello Statuto!). C’è stata, invece, la presunzione di operare scelte e di decidere da soli, con tempi e modi sbagliati, non lavorando per unire, ma alimentando le divisioni come segno di grande liberazione.
Non si è verificata nessuna alleanza politica con i partiti tradizionalmente alleati e che ci hanno consentito di governare anche a Rivalta fino al 5 di maggio. Le alleanze, a parer nostro, contano: non esistono altre formule vincenti.
Così abbiamo perso! Abbiamo perso perché non abbiamo saputo rappresentare i bisogni e le attese dei cittadini rivaltesi, mostrandoci invece, qualche volta, arroganti e autosufficienti, sbagliando candidature e alimentando le divergenze interne. È questo dato che chiama in causa la stessa funzione politica e la legittimazione della classe dirigente. Certo si vince e si perde insieme; noi, però, abbiamo perso due volte.
La tornata elettorale ha detto con chiarezza che ha vinto Marinari e a lui e alla sua coalizione toccherà governare, attuare quanto promesso in campagna elettorale; a noi e al centrosinistra (tutta l’opposizione variegata) il dovere di incalzarli.
Il Pd a Rivalta arretra, barcolla, ma tutto sommato (meno male) non tracolla (ma, purtroppo, non ha il 49 per cento del consenso!); questo ci dimostra che l’ondata dell’antipolitica, se saremo capaci di dialogare, possiamo arginarla. Bisogna partire per un progetto solido e duraturo. Un progetto politico che non poggi sulle macerie ma che abbia fondamenta solide e ciò lo si ottiene coniugando l’esperienza del passato con l’entusiasmo del presente. Quindi coloro che hanno esperienza politica si mettano a disposizione di quelli che al momento hanno solo entusiasmo da vendere (speriamo!). Bisogna impegnarsi e creare il gioco di squadra. E lavorare per riconnettere il partito alla città
Conosciamo un solo modo di “radicarsi”, che è quello di essere quotidianamente e fisicamente presenti nell’ascolto dei problemi e nella proposta di soluzioni concertate con i cittadini. Bisogna sforzarsi di allargare gli orizzonti, di coinvolgere, di far partecipare alla vita di partito tutti quelli che hanno idee, che hanno voglia di stare in campo, che hanno filo da tessere, rendendoli protagonisti, ma non comprimari della scena politica. E dobbiamo sforzarci di mettere in rete le sensibilità di tutti e le attività di ciascuno, instaurando un dialogo continuo, franco, costruttivo e propositivo.
Pertanto, senza isterismi, ma con la consapevolezza che c’è tanto da fare, pensiamo che, come avviene solitamente, sia utile ripartire favorendo l’avvento di una nuova classe dirigente. Facciamo, perciò, appello ai responsabili a livello provinciale e regionale, sperando (questa volta) in una benevola considerazione. Solo così si può favorire l’inizio di un processo politico innovativo. Davvero innovativo, se si coglie la portata.

DANTE CIULLO
DONATO CORVAGLIA
NICOLA ROBERTI
GIANNI PELLOSO
iscritti al circolo Pd di Rivalta





PIANEZZA, LA QUERELLE TRA LA LEGA NORD E GREMO

Egregio direttore, in riferimento all’articolo uscito il 22 maggio scorso, con la presente le chiedo di aver spazio nel suo giornale al fine di poter chiarire il recente avvenimento che ha visto in contrasto la sezione Lega Nord di Pianezza con il signor Gremo, membro sostenitore della stessa.
Non riporto la totalità dei fatti, essendo già stati riportati nella vostra sede, ma mi limito con il sottolineare che l’assessore alla cultura del comune di Pianezza, Silvia Bracco, non aveva potuto dare delle conferme al signor Gremo relativamente al suo progetto teatrale per motivi di bilancio comunale e non per intenti o incompetenza, in quanto al tempo non era ancora stato approvato il bilancio del Comune, e dunque l’assessore Bracco non era a conoscenza del budget a disposizione.
Il signor Gremo ha cercato di “smuovere” la situazione per vie traverse, chiedendo a Cristiano Gobbo, ex segretario cittadino della sezione di Pianezza, nonché attuale membro della giunta pianezzese in qualità di assessore all’ambiente e sicurezza, di sollecitare una risposta all’assessore Bracco. Ciò venne fatto ma, ancora una volta, l’assessore Bracco ribadì le medesime istanze e dunque l’assessore Gobbo, rispettoso del lavoro e decisioni altrui e contrario ai favoritismi, accolse la risposta e la riportò al signor Gremo.
Quest’ultimo, in modo del tutto tacito e schivo nei confronti dei membri della sezione Lega Nord di Pianezza, compresi l’assessore Gobbo e la scrivente, decise di rivolgersi ad un componente dell’opposizione del consiglio comunale, al signor Altea, il quale ha ben colto l’occasione elaborando una interpellanza all’assessore alla cultura chiedendo ragguagli sul fatto esposto. Ovviamente, il signor Gremo si è ben guardato dal dirlo ai suoi colleghi di sezione, i quali lo hanno scoperto grazie all’assessore Gobbo. Siamo venuti a conoscenza del fatto per caso, durante una riunione di sezione. La reazione generale è stata quella di sconcerto, la personale della scrivente quella di incredulità.
Ciò che mi preme ribadire è che il signor Gremo non è mai stato “maltrattato” dalla sottoscritta, tanto meno da altri membri della sezione presenti durante la serata in cui egli ha “chiarito” la sua azione. Anzi, tutti insieme abbiamo cercato di “farlo ragionare” spiegandogli che il suo gesto era stato poco corretto nei confronti di una sezione e di un segretario di sezione che lo ha sempre accolto nel migliore dei modi. Io personalmente mi sono limitata a chiedergli come “gli fosse venuto in mente” di compiere una simile azione, vile nei confronti di un movimento che sostiene da anni attraverso la sottoscrizione di una tessera.
La sua reazione è stata quella di dire frasi del tipo: “Mi dimetto”, “Chiedo di essere espulso”, “Se giudicate la mia azione così grave allora me ne vado via”, eccetera. Desidero ribadire, signor direttore, che all’interno del movimento Lega Nord esistono due tipi di tessere: quella da “socio sostenitore” (come quella del signor Gremo), del tutto facoltativa e che non implica un impegno costante, e quella da “socio militante”, alla quale si può far domanda di ricezione a distanza di un anno dalla firma della tessera da socio sostenitore. Entrambe le tessere sono però accomunate da un principio di base: il rispetto e la coerenza con i principi del movimento ai quali si aderisce durante la sottoscrizione di una delle due tessere.
A tal fine mi sembra opportuno chiarire che il signor Gremo non riveste incarichi istituzionali e non è militante, dunque non può (per ratio stessa del suo status) dimettersi, né essere espulso. L’unica cosa che in questi casi si può fare è non rinnovare la tessera da sostenitore. Non abbiamo chiesto al signor Gremo di lasciare il movimento, ma solamente di porre chiarezza dentro se stesso su quanto si sente rappresentato dal movimento a cui ha aderito, dato il gesto compiuto.
È sicuramente vero, signor direttore, che viviamo in uno stato democratico e che la democrazia, di cui sono portavoce, implica che ogni cittadino sia libero di poter esprimere la propria opinione. Ma è pur vero che oltre alle regole dettate dalla nostra Costituzione dovrebbero vigere in primis quelle del buon senso e del rispetto, soprattutto in una persona matura come il signor Gremo.
In conclusione, concludo confermando che nel movimento Lega Nord, specialmente nella sezione di cui sono segretario, non esistono favoritismi di nessun tipo, e che se il signor Gremo ha creduto che tali potessero avvenire ha fatto benissimo ad autoescludersi da un movimento che, contrariamente a lui, non gli ha mai mancato di rispetto, fiducia e trasparenza politica.

SARA ZAMBAIA 
segretario cittadino della sezione
Lega Nord di Pianezza

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