LETTERE AL DIRETTORE

02 Luglio 2012 - 22:35

LETTERE AL DIRETTORE

L'AQUILA E LO STRUSCIO. UNA RIFLESSIONE SUL PRGC DI ALPIGNANO


Se l’aquila, che già a suo tempo, nel periodo della precedente amministrazione comunale, aveva segnalato le difficoltà strutturali del territorio, tornasse a volare sulla cittadina di Alpignano, potrebbe osservare che la situazione non è affatto cambiata nel corso di questi anni. Certo, con la propria vista acuta potrebbe aver letto, presso le edicole del territorio, i titoli dei giornali locali che annunciavano l’arrivo di nuovi amministratori comunali. Con la stessa capacità visiva dovrebbe aver letto, in questi mesi, l’annuncio dell’approssimarsi del nuovo Piano regolatore di Alpignano.
Ma è molto difficile che l’aquila in questione possa aver letto il testo integrale della delibera di intenti con la quale i nuovi amministratori intendono procedere al governo del territorio. Provo quindi con questa lettera, nella speranza di una sua pubblicazione presso i giornali locali (e di una conseguente presa visione da parte della stessa), a dargliene una sintetica esposizione.
I nuovi amministratori, al contrario dei precedenti, hanno ben presente i nodi strutturali del territorio. La barriera del fiume e quella della ferrovia, ma un po’ meno quelle stradali rappresentate dagli assi provinciali verso Rivoli, Valdellatorre e statale 24. Proprio quest’ultimo asse stradale è, tra l’altro,  l’unica reale novità di questi anni, cioè la famosa “variante alla statale 24”. Nello stesso tempo, non pensando alla città come un’isola in mezzo al mare, tengono conto dei vincoli sovracomunali e di tutte le novità che discendono dalle normative di carattere superiore. Valga tra tutte l’indicazione di considerare come terzo ponte strutturale quello che potrebbe essere costruito, tra Caselette e Rivoli, al termine della già menzionata variante.
Sono inoltre indicati alcuni intenti per favorire la qualità e la valorizzazione del centro storico, la possibilità di edificare riducendo il consumo di suolo. In buona sostanza, nelle intenzioni lodevoli, una modesta espansione abitativa che non dovrebbe alterare lo stato attuale delle residenze della nostra città. Tutto bene, quindi.
Ma la nostra aquila, che dovrebbe leggere questo resoconto, a quel punto potrebbe dirmi: «…e allora? Non cambierà quindi nulla?». È proprio questo, probabilmente, il dato più sconfortante che emerge dal documento. La mancata capacità di indicare una soluzione alternativa, stante i nodi strutturali presenti, alla qualità della mobilità cittadina, ovvero alla possibilità di incidere efficacemente sulla qualità della “vita urbana” della nostra cittadina, di cui la mobilità rappresenta il principale fattore di disagio.
Infatti la nostra aquila mi segnalerà che ancora oggi, e sulla base del resoconto, nelle vie della città i pedoni ed i ciclisti sono confinati, dalle auto, contro i muri della città o su minuscoli marciapiedi. Poche, nel centro urbano, le zone a km 30 in grado di silenziare, almeno parzialmente, il traffico veicolare; vuote e silenziose le vie del centro storico ma che, nel caso, fanno subire ai pedoni e ai ciclisti lo stesso destino avverso che subiscono nelle altre strade cittadine; tutto il commercio della città è confinato sulle medesime vie nelle quali si contendono il poco spazio esistente i cittadini, i ciclisti e i veicoli motorizzati; nessuna politica di limitazione ai Tir e agli altri mezzi motorizzati in direzione Pianezza e/o Torino, nell’attraversamento della città; inesistente o spezzettato un qualsiasi luogo urbano per effettuare quello “struscio cittadino”, tra commercio e chiacchiere, nel quale la città possa rappresentarsi, con leggerezza, nella propria essenza di comunità.
In effetti, in assenza di un centro storico come Rivoli o Venaria, è la qualità della riqualificazione urbana della città, nel suo centro urbano che comprende anche il centro storico, ciò che conta. È la capacità di disegnare una convivenza possibile tra le risorse naturali esistenti (le sponde del fiume Dora) e l’urbanizzazione cittadina; una convivenza possibile tra i nodi strutturali esistenti sulla mobilità e la possibile “pedonalizzazione cittadina” non relegata esclusivamente nel centro storico; una convivenza possibile tra il centro storico, attualmente svuotato di funzioni e relegato ad una difficile residenzialità, e il resto della città.
È il coraggio di individuare un progetto pilota su una parte della città (la zona migliore è quella di confine tra Alpignano e Pianezza lungo l’asse della via Cavour, l’unica delle barriere ad avere una alternativa nella variante alla statale 24) sperimentando le alternative possibili alla situazione attuale; attuando quindi una riqualificazione urbana che metta al centro il pedone, i ciclisti, la qualità dell’abitare, le risorse naturali esistenti ed i punti di eccellenza paesaggistica e storici presenti in quella parte della città (e ve ne sono più di quanto la percezione comune ne metta in conto).
E mentre immaginiamo che l’aquila, verificata la situazione, si allontani verso la vastità del territorio alpino, in attesa di un prossimo volo nel quale percepire possibili cambiamenti, viene da chiedersi se gli amministratori sapranno fare le scelte che servono ad iniziare un reale cambiamento alla “cronica perifericità” a cui sembra condannata la città di Alpignano. Se sapranno vedere ciò che dall’alto si vede nelle strade della città di Alpignano. E se, una volta avuta la consapevolezza del degrado periferico esistente, sapranno disegnare un progetto di riqualificazione reale, praticabile, con dei tempi di realizzo verificabili e che coinvolga la città nel suo insieme di comunità. Le competenze presenti in amministrazione non mancano e lasciano ben sperare.
Recentemente la giunta comunale ha aderito al “Forum italiano dei Movimenti per la terra ed il paesaggio” ed alla 1ª campagna nazionale “Salviamo il paesaggio, difendiamo il territorio”. Un’ottima iniziativa che merita il plauso dei cittadini. Ma vedremo presto, con le indicazioni sul Prgc e le autorizzazioni edilizie in corso d’opera, se la coerenza di questa adesioni sarà effettiva o di facciata.
Mi permetto di segnalare, in tal senso, che domenica 3 giugno, presso villa Lidya a Pianezza (di solito denominata “Villa Rossi di Montelera”), si è svolta una piacevole iniziativa di visita guidata al parco della villa. La proprietà ha un confine con il comune di Alpignano. Ma in pieno contrasto con l’armonia del paesaggio del parco, sul territorio alpignanese confina con una piccola e degradata zona industriale. È possibile auspicare che le scelte edilizie, e del Prgc, vedano la riqualificazione di questa zona, per creare un unico ambiente paesaggistico e di riqualificazione urbana? È possibile sperare che, salvando le testimonianze del vecchio mulino di Alpignano, questa zona, che comprende villa Lidya, la Pieve di S.Pietro, Villa Lascaris, il Parco della Pace ad Alpignano, il Castello Provana, sia destinata ad un progetto integrato che salvaguardi il fiume Dora e la fascia fluviale Pianezza-Alpignano?
Si vedrà, quindi, presto se l’amministrazione cittadina darà o meno questa prova di coerenza, effettuando scelte che sappiano volare alto nell’interesse delle città e dei suoi cittadini. La speranza è di non vedere all’opera scelte che già in passato avevano contraddistinto un altro tipo di volatile: le “quaglie cittadine”, la cui caratteristica è volare raso terra.

GIOVANNI LICCARDI
Alpignano

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