LETTERE AL DIRETTORE

05 Luglio 2012 - 23:03

LETTERE AL DIRETTORE

Realizzazione seconda canna del traforo del Frejus. Collocazione degli inerti sul territorio di Bardonecchia. Incertezze, rischi e preoccupazioni per la popolazione, l’ambiente e l’economia turistica


Considerato che il consiglio comunale di Bardonecchia è stato convocato in data 6 luglio 2012 per discutere ed esprimersi in merito ad un protocollo di intesa con la società Sitaf, inerente la realizzazione della seconda canna del traforo del Frejus, i firmatari della presente intendono sottolineare una serie di gravi preoccupazioni per le problematiche connesse all’approvazione di tale intesa e sulle conseguenze derivanti dall’attuazione delle previsioni progettuali anticipate in occasione di alcuni incontri recentemente svoltisi a Bardonecchia.
Le preoccupazioni originano anche da una serie di interviste e comunicati stampa che confermano sostanzialmente le intenzioni di trasformare la canna di sicurezza in vera e propria canna di transito, dalle proposte di collocazione ed utilizzo in loco degli inerti di risulta, dal possibile incremento del traffico pesante in valle.
Questo “disinvolto cambio di destinazione” era stato preannunciato dalle associazioni ambientaliste del territorio e dal parere contrario del comune di Bardonecchia (espresso con deliberazione del consiglio comunale n.15 del 26 aprile 2005) nonchè di molti altri Comuni della valle di Susa, che pur condividendo la necessità di rendere più sicuro il traforo avevano individuato e proposto soluzioni alternative meno impattanti e “rischiose”, analoghe ad esempio a quelle adottate per il traforo del Monte Bianco (oggi aperto e considerato sicuro a tutti gli effetti).
Purtroppo le decisioni a livello regionale e nazionale furono diverse. Fu infatti decisa la realizzazione di una “canna di sicurezza” (originariamente larga 5 metri, poi allargata a 8), scelta preoccupante ed ambigua, propedeutica, come oggi si constata, all’effettivo raddoppio del tunnel e del traffico. E forse persino al trasferimento del traffico dei Tir del tunnel del Monte Bianco verso quello del Frejus.
In questo ultime settimane sono stati portati a conoscenza della popolazione di Bardonecchia alcuni preliminari accordi, non formalizzati, tra il Comune e la Sitaf (presentati nei due incontri del 20 e 28 giugno 2012 presso il Palazzo delle Feste).
Tali intese preliminari prevedono la collocazione sul territorio del comune di Bardonecchia di oltre 620mila metri cubi di inerti di scavo pari a circa 744mila metri cubi di riporto. Il volume del materiale è notevole e l’impatto sul territorio certamente pesante; le intese ipotizzano il deposito a Melezet, all’imbocco della valle di Rochemolles, a Millaures. Senza entrare nel merito - per il momento - delle opere che si intende realizzare con tale materiale, si riflette con preoccupazione sulla movimentazione dello smarino: richiederà il passaggio di circa 75mila camion che transiteranno (andata e ritorno) attraverso Bardonecchia per più anni. Se i lavori dureranno due anni saranno 35mila i camion da cantiere che percorreranno alcune strade di Bardonecchia; ipotizzando 200 giorni lavorativi all’anno e l’andata e ritorno dei camion si possono calcolare 370 viaggi al giorno, 46 camion per ora (sulla base di giornata lavorativa di oto ore), pari ad un camion ogni minuto e 20 secondi. Se i lavori dureranno tre anni i camion saranno circa 25mila all’anno, i viaggi 246 al giorno, 31 camion ogni ora pari ad un camion ogni due minuti.
Questi numeri impongono serie riflessioni sulla qualità della vita a Bardonecchia nei prossimi anni, sulla qualità dell’ambiente (polveri, inquinamento, disagi, traffico), sulla possibile compromissione dell’attrattività turistica del paese, sugli effetti sull’economia basata marcatamente sul turismo.
A seguire, al termine dei lavori, la (malcelata) volontà di trasformazione della canna di sicurezza in canna di esercizio potrebbe portare al raddoppio dei transiti dei mezzi pesanti: un’autostrada a due corsie ed un tunnel a doppia canna aumenteranno l’attrattività della valle di Susa nei confronti del traffico pesante. Non aumenterà l’attrattività turistica anche in relazione alla presumibile crescita delle emissioni inquinanti e delle polveri sottili.
Le paterne rassicurazioni della concessionaria del traforo del Frejus non rassicurano affatto: il sistema attuale di monitoraggio della qualità dell’aria (Pm10 ed ozono) in alta valle è assolutamente insufficiente ed inadatto. L’affermazione aprioristica sulla “bontà” dello smarino, confortata dalla considerazione che si tratta di materiale analogo a quello dello scavo del precedente tunnel (1975-1980), richiede verifiche ed analisi sul campo: all’epoca non esistevano normative e sensibilità così puntuali sulle rocce amiantifere. La zona della “cava del marmo” nella valle del torrente Merdovine è caratterizzata da affioramenti di serpentiniti verdi... potenzialmente amiantifere.
Lo scenario che potrebbe presentarsi è quindi poco rassicurante: l’approvazione delle intese in tempi così stretti, con un approccio accelerato da un’urgenza che pare dettata solo da esigenze della concessionaria, senza il conforto di ulteriori indagini, pareri, studi e riflessioni “non di parte”, potrebbe portare a conseguenze disastrose per il nostro ambiente e per l’economia di Bardonecchia e dell’intera valle. La fretta è spesso una cattiva consigliera.
Su tematiche così importanti riteniamo che l’informazione debba e dovrà essere precisa e puntuale. Condividiamo la proposta (formulata da alcuni partecipanti all’incontro del 28 giugno) di apertura di un gruppo di lavoro o tavolo di concertazione e di dare avvio a forme di consultazione della cittadinanza, per rispondere alle domande e preoccupazioni di molti bardonecchiesi. Tra queste ci permettiamo di evidenziare le seguenti:
- quale sia l’indice di priorità degli interventi individuati rispetto alle tante altre esigenze del territorio di Bardonecchia e sulla base di quali criteri tali priorità siano state definite;
- se siano stati valutati eventuali altri interventi di compensazione oltre a quelli indicati, che non prevedano l’acquisizione dello smarino, finalizzati a miglioramenti di interesse generale per tutta la collettività.
In merito al “contingentamento” occorre inoltre fare chiarezza e parlare di numeri, ma soprattutto ottenere precise garanzie di applicazione. Ed anche in questo senso la constatazione è triste e preoccupante.
La Regione Piemonte con delibera della giunta regionale 20 novembre 2007, n. 2-7520 “Parere di competenza regionale sulla compatibilità ambientale …in merito al progetto definitivo: T4 Traforo del Frejus Galleria di sicurezza diametro=8 metri” ha espresso parere favorevole, subordinato al rispetto delle prescrizioni indicate nelle premesse dell’atto (che purtroppo non sappiamo se siano state rispettate!) e di quanto di seguito riportato:
- la galleria dovrà svolgere solo funzione di sicurezza e non di aumento della capacità del traforo;
- venga avviato un accordo con la Francia al fine di mettere in atto forme di contingentamento del traffico attraverso il traforo;
- per garantire l’obiettivo del punto precedente, che sia attivato un organismo di controllo.
E queste tre prescrizioni siamo invece sicuri che non sono state rispettate! E se vengono disattese le decisioni della Regione (disattese dalla Regione stessa), possiamo immaginare che sarà rispettata la volontà del Comune?
Ribadiamo che l’importante per il contingentamento sono i numeri. Contingentare per noi vuol dire “contenere” e contenere non vuol dire aumentare l’attuale numero di passaggi di mezzi pesanti, né inventarsi probabili “medie” con gli impressionanti flussi (oltre 4mila Tir al giorno) che hanno caratterizzato il periodo di chiusura del traforo del Monte Bianco.
Per attuare in modo concreto l’obiettivo del contingentamento dal sindaco più volte richiamato anche in occasioni pubbliche (inclusa l’ultima riunione del 28 giugno) sarebbe opportuno iniziare già da oggi. Per quale motivo il contingentamento dovrebbe interessare soltanto il futuro considerato che gli impatti (acustico, paesaggistico, di inquinamento dell’aria, di rischio alla circolazione stradale, di danno all’economia turistica) sono già in atto?
In conclusione, ricordiamo che le decisioni, del sindaco e del consiglio comunale di Bardonecchia, in merito al traforo del Frejus hanno ed avranno rilevanza di massimo interesse pubblico. Non solo per i cittadini di Bardonecchia ma per tutta la cal di Susa (che il traffico che interessa ed interesserà il tunnel percorre interamente) e di un territorio progressivamente più ampio fino a comprendere l’intero territorio nazionale italiano e quello francese. Nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione delle Alpi in materia di mobilità con preciso riferimento al trasferimento delle merci da gomma a rotaia. Le scelte e le politiche che, in controtendenza con le volontà collettive nazionali e sovranazionali, legittimano un implicito aumento del traffico su gomma rendono inefficaci le azioni a tutela dei nostri territori e del patrimonio ambientale delle Alpi. È preciso dovere civico e morale di ogni cittadino attivarsi affinchè le finalità e gli scopi definiti in questo importante accordo, che interessa l’intero arco alpino, non restino mere enunciazioni di principio ma si concretizzino in buone pratiche.
Sono decisioni importanti per il nostro futuro e per quello dei nostri figli. Proprio per i nostri figli riteniamo che occorra iniziare a considerare l’ambiente, a pieno titolo, come bene comune non disponibile per qualsiasi tipo di utilizzo privato o pubblico che sia. Richiediamo formalmente il rinvio dell’adozione dell’eventuale atto di intesa con la Sitaf per consentire tempi di riflessione più ampi ed occasioni di incontro, approfondimento, discussione e reale condivisione delle scelte e proposte.

SILVIO DURANTE
Comitato civico cittadini di Bardonecchia e Alta Valle Susa
MARIO CAVARGNA
Pro Natura Piemonte
MARIO ACTIS
Legambiente - Circolo Val Susa
SUSANNA GONELLA
Mountain Wilderness

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