LETTERE AL DIRETTORE

30 Agosto 2012 - 16:14

LETTERE AL DIRETTORE

NON PAGO (PER ORA) LA BOLLETTA DELL'ACQUA

Lettera aperta all’Acea
Gentile società Acea, ho ricevuto oggi la vostra terza bolletta sull’acqua che, da un anno a questa parte, provvederò regolarmente a non pagare. Almeno per ora. Vedete, nella vita esistono delle priorità che, a fronte di problemi di forza maggiore, ogni cittadino è tenuto ad osservare. Sono un libero professionista (ma in questo caso il termine è un eufemismo per “disoccupato”). Quest’anno ho emesso la bellezza di quattro (4) fatture, di cui nessuna pagata e su una di esse, addirittura, è stato abbassato l’importo dopo l’emissione della stessa.
La legge - che è uguale per tutti o almeno così dicono - prevede che i pagamenti ai liberi professionisti debbano essere saldati a 30 giorni. Così non è. In qualità di portatore sano di partita Iva, da qualche anno ho una manciata di migliaia di euro a credito dallo Stato che nessuno mi rimborsa. Ovviamente non avendo lavoro non riuscirò mai a detrarli dalle tasse. Se io ritardo il pagamento di una bolletta di un solo giorno solo, sono soggetto a mora ma essendo il sottoscritto un normalissimo cittadino italiano e non un privilegiato di qualche casta, nessuna Equitalia verrà mai ad interessarsi per recuperare i miei crediti.
Ma qual è l’elemento decisivo che ha influito sulla priorità della mia scelta? Mi pare che ultimamente il popolo italiano abbia sancito con un democratico referendum che l’acqua non può essere considerata un bene privato. Ebbene, qualche anno fa la vostra società capitolina si è impossessata dell’acquedotto del mio paese - e di altri della val Susa - attraverso un poco chiaro commissariamento prefettizio di 24 ore. Nessun giornale ne ha parlato. Il sindaco del mio paese, come di altri della valle, è stato destituito per 24 ore dopodiché - simsalabim! - il nostro acquedotto è diventato romano senza l’assenso dei cittadini.
Sicuramente arzigogolando tra le pieghe dei cavilli burocratici si potrà evincere che tutto è stato fatto nella totale legalità. Non dobbiamo però dimenticare che poco più di sessant’anni fa i carabinieri potevano entrare in certe case per prelevare dei signori e portarli in Germania solo perché professavano un’altra religione. Anche quella era legalità, lo prevedeva la legge, dunque “legalità” non significa necessariamente “giustizia”.
Detto questo, passo ai risultati della brillante operazione di sfratto idrico coatto: il costo della nostra acqua è quintuplicato, la qualità della stessa è peggiorata poiché è stata imbottita di additivi chimici di vario tipo e il servizio, notevolmente peggiorato, arriva da Pinerolo e, almeno nei primi tempi, era formato da tecnici che neppure sapevano dove fosse l’acquedotto. Dunque dovevano avvalersi dell’esperienza dei tecnici del Comune. Tutto questo a costi cinque volte superiori alle normali tariffe di un ottimo acquedotto comunale che, peraltro, prelevava l’acqua dalle nostre montagne.
Dunque in questa sorta di Medio Evo di ritorno (Chi siete? Dove andate? Due fiorini!) non mi resta che pregare, sperare e sollecitare continuamente i pagamenti. La legge, evidentemente, non è proprio così uguale per tutti. Ecco i motivi della scelta della mia priorità: con la cifra delle mie tre bollette un vostro dirigente romano va cena una sera in Trastevere con la sua compagna, io ci campo per venti giorni. Non preoccupatevi che non appena questa perversa catena sarà in qualche modo spezzata e qualche debitore si curerà di pagarmi provvederò al saldo delle vostre spettanze (?). Certo, nei confronti dei miei debitori io non potrò avvalermi delle penalità per ritardato pagamento e delle eventuali spese legali, quelle stesse che voi, ad ossequio delle vigenti leggi, applicate con grande sollecitudine. Ma questo va solo a dimostrazione di quanto ho detto prima: la legge non è poi così uguale per tutti.
Dimenticavo un particolare curioso: dal 2010 ho in corso una causa, ovviamente per una fattura non pagata senza alcuna giustificazione di sorta, con una società milanese che si definisce “osservatorio giornalistico” ma della quale taccio il nome. Si occupa di formazione morale, giornalismo etico e cura progetti di solidarietà. Forse la vincerò, ma l’avvocato mi ha già detto che, se costoro non hanno beni materiali e la sede è solo un indirizzo da un notaio, sarà una vittoria di Pirro per cui dovrò pagarmi pure le spese legali. Non è divertente? Nonostante tutto, voglio continuare a credere che la legge sia veramente uguale per tutti, ma ho dei dubbi sempre più forti.
Mi auguro almeno che questa mail non si fermi in mano al primo impiegato che la legge, impiegato con il quale sono assolutamente solidale in quanto anch’egli nelle mie condizioni di impotenza di fronte al nuovo feudalesimo che avanza, per cui spero che finisca almeno sotto gli occhi di un dirigente, un general manager assistant, un sales manager o almeno un technical assistant hardware software, ecco.
Purchè non si fermi al keep door manager.

RICCARDO HUMBERT
Exilles

 

 

 

 

RIVOLI, CANTIERI APERTI E CONSUMO DEL TERRITORIO

Per rifare a nuovo due strade rivolesi, via Fellonia e via Capello, i lavori sono durati mesi e il cantiere è rimasto aperto in piazza San Rocco per più di un anno; a ciò si è aggiunta la beffa del furto relativo delle antiche lose (pietre) stradali rimosse.
Ora tocca a via Peretti, una via importante per l’affluenza in quanto unica discenderia diretta che da San Martino porta verso il centro. Quindi una piccola arteria che al mattino, specie durante il periodo scolastico e lavorativo, è piuttosto affollata. L’alternativa sarebbe via San Martino e via Gallo con un’inimmaginabile coda di auto tortuosa verso piazza San Rocco, oppure via Montelimar con la discesa di via Scaravaglio e l’incontro del traffico proveniente da Villarbasse e Rivalta. Attualmente il cantiere è aperto in piazza Marconi da due mesi e mezzo (dal 18 giugno) e occupa in pratica un quarto dello spazio libero della piazza, ma i lavori non sono mai iniziati.
Domanda: a quando l’inizio dei lavori? Non si potevano iniziare a giugno, durante il periodo estivo, in modo tale che a settembre potevano essere più o meno ultimati? Perché si aspetta tanto visto che ci saranno grossi problemi di viabilità con l’inizio dell’attività scolastica e lavorativa? Perché non si pensa mai alla popolazione? Anche in questo caso ci sarà la beffa delle lose che spariscono? Questa è l’ennesima dimostrazione di come le cose vengono fatte nel nostro paese. Vengono aperti i cantieri ma non vengono eseguiti i lavori a discapito dei cittadini e della cassa comunale.
Per la risalita meccanizzata, altra opera inutile e costosa “fatta” contro il volere della popolazione (tra l’altro in una giornata a caso su quella risalita non ho visto transitare neanche una persona) i lavori sono durati più di cinque anni al posto di uno e il costo, “naturalmente”, è piuttosto lievitato. Non oso immaginare i lavori per il Tav, che oltre ad essere la più grande truffa verso il popolo italiano, sarà una voragine di tempo e di soldi pubblici.
E ancora… Ormai è nella politica rivolese buttare giù scuole e asili per far posto a palazzi e centri commerciali. Parlano di riqualificazione degli edifici per la sicurezza, ma non dicono che i soldi stanziati per la ristrutturazione e la messa in sicurezza delle scuole è finita in gran parte nei finanziamenti del Tav Torino-Lione; non dicono dei soldi regionali che sono stati fatti arrivare da un deputato locale a scuole anche private del territorio ovest (per Giaveno, Coazze, Meana, Rosta e Buttigliera, ma senza rispettare le classifiche regionali di rischio), quindi infischiandosene della graduatoria delle scuole più bisognose. Ora si vuole accorpare, centralizzare… mentre nel passato si decentrava. Si vuole risparmiare tagliando i servizi ai cittadini. Prima, però, hanno partecipato alla grande abbuffata lasciando una situazione economica disastrosa. È lo specchio in miniatura della situazione nazionale.
Inoltre, il Comune non solo non ha preso posizione sulla “perdita” del parco di San Grato. Ma ha anche assecondato il piano Tav sul suo territorio. Per via della legge regionale n.19/2009, voluta e decisa dalla giunta regionale, il parco del Seminario, propaggine della collina morenica di Rivoli verso il Castello, assieme al parco di San Grato e a quello che circonda Villa Melano, ha perso lo status di “area protetta”. Questa scelta di escludere le “zone di salvaguardia” dalla rete delle aree protette aumenta il rischio di un’ulteriore avanzata edilizia sul verde. Ricordiamoci la collina morenica dalla parte del Pozzetto basso, terreno boschivo non residenziale divenuto una giungla d’asfalto e cemento. Senza dimenticare che la giunta rivolese è in accordo nel far passare proprio sotto la collina in questione la più grande devastazione territoriale che si possa immaginare: il Tav, con tutti i problemi di inquinamento e di salute che conosciamo e che volutamente celano per non informare ed allarmare la popolazione. Anche a Rivoli, come nel resto del paese, costruire, edificare, cementificare, asfaltare è sinonimo di crescita. In realtà è solo incompetenza e incapacità di amministrare in modo sostenibile una città e il territorio come “bene” inequivocabile della popolazione sovrana.

MASSIMO CIURCA
Rivoli

 

 

 

IL FOGLIO DI VIA DALLA VAL SUSA È UN'INGIUSTIZIA

Scrivo questa lettera aperta, rivolta a tutti i mezzi d’informazione italiani, per riportare un abuso indicativo dei tempi che viviamo.
Sono Stefano Dorigo, scrittore, co-autore assieme a Pantaleo Elicio del romanzo “A Riot Of My Own” e studioso della comunicazione legata ai fenomeni sociali. In questo periodo sto componendo una tesi di laurea attorno all’uso di internet da parte del movimento No Tav, sotto la direzione dell’università di Paris8, e ho in progetto un romanzo sulla medesima mobilitazione. Questi fatti non sono un segreto. Li ho dichiarati pubblicamente alla presentazione del mio romanzo, avvenuta domenica 29 luglio al campeggio No Tav di Chiomonte, dove ho soggiornato una decina di giorni, anche per portare avanti i miei studi.
Assieme alla mia compagna, Giustina Marta, avevamo deciso di ritornarci per le ultime due settimane di agosto, al fine di trascorrere le nostre vacanze, prima di separarci a settembre per fare ritorno alle nostre mansioni: lei musicista a Tivoli, io studente precario a Parigi. Questa esperienza è stata interrotta bruscamente appena al secondo giorno, il 18 agosto, quando durante un controllo dei carabinieri a Susa, risultava una notifica in sospeso per me da parte della Digos. Alla questura di Rivoli avviene la notifica dell’atto che si rivela essere un foglio di via della durata di due anni dai comuni di: Avigliana, Bussoleno, Chiomonte, Exilles, Gravere, Giaglione e Susa. In pratica tutta l’area dove la mobilitazione No Tav è maggiore in questi mesi.
Mi si contesta di aver tentato di raggiungere in treno il presidio anti-nucleare a Bussoleno, nella notte del 24 luglio, per contestare il passaggio di un convoglio di scorie nucleari dirette verso la Francia; di esserci andato in compagnia di persone facinorose e manifestamente appartenenti all’area di contestazione o anarco-insurrezionalista o marxista-disobbediente; di essere stato presente su tal treno, bloccato da un freno di emergenza e di campeggiare al campeggio Gravella di Chiomonte, da cui sarebbero partiti episodi di guerriglia. Questi eventi, uniti al fatto che nei comuni prima indicati, non svolgo alcuna attività stabile e lavorativa, non ho residenza o legami famigliari, o nessun interesse dichiarato rilevante, fanno di me una persona socialmente pericolosa. Pertanto mi viene interdetto l’accesso alla val di Susa per due anni.
Questo è un tentativo di punire chi sul treno è rimasto ostaggio delle forze di polizia per quattro ore e mezzo, le quali si sono presentate in ingente numero e in tenuta antisommossa alla stazione di Bussoleno, impedendo al mezzo su cui stavano 115 persone, tra manifestanti e passeggeri comuni, di ripartire (altro che freno di emergenza!), creando una situazione tesissima, scioltasi solo dopo l’arrivo di due avvocati e un ex parlamentare di Rifondazione comunista, Ezio Locatelli.
In più si va a sanzionare chi cerca di creare una narrazione alternativa e reale attorno alla mobilitazione No Tav, tanto da farne oggetto di studio. L’interdizione a due anni è un pesante limite per me e il mio lavoro, poiché mi è necessario essere presente sul campo per avere accesso diretto alle fonti, al fine di svolgere un lavoro qualitativo. Altro che nessun interesse dichiarato rilevante.
Viene da avanzare una riflessione tanto amara quanto pesante: non potendo colpire direttamente con idranti o lacrimogeni chi scrive, poiché privo di una telecamera o una macchina fotografica che lo rendano facile bersaglio, lo si attende al varco per tenerlo fuori dai giochi per due anni. Un ragazzo che lancia pietre rientra nella norma per loro, riescono a gestirselo: invece chi scrive di chi tira le pietre è una variabile impazzita, normalizzabile solo con l’allontanamento coatto.
Con questa lettera denuncio questa grave limitazione della libertà di espressione, auspicando la sua più ampia diffusione su tutti i circuiti d’informazione. Invio in allegato copia del foglio di via e del resoconto girato sui circuiti di movimento dal titolo “Il foglio di via dello scrittore No Tav”, al fine di avere una completa visione sul fenomeno.

STEFANO DORIGO
Parigi

 

 

 

 

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