LETTERE AL DIRETTORE

01 Ottobre 2012 - 23:40

LETTERE AL DIRETTORE

La differenza tra fornire cifre e dare i numeri


Facendo seguito agli articoli comparsi sulla stampa locale i volontari Aib di Sant’Antonino, delusi dall’atteggiamento dell’amministrazione e dalle dichiarazioni fatte dal sindaco relative a numeri non corrispondenti a quanto da lui affermato, intendono porre l’attenzione sulle seguenti circostanze.
Nell’articolo pubblicato l’11 settembre su Luna Nuova il sindaco afferma che durante gli incontri di fine giugno con i nostri volontari (che al primo incontro erano presenti in sette e la volta successiva in cinque, quindi un numero sufficiente di persone in grado di testimoniare quanto realmente è stato detto durante le riunioni) l’amministrazione avrebbe offerto 4mila euro onnicomprensivi in convenzione più un contributo annuo di mille euro (totale 5mila).
Ebbene, non solo possiamo affermare con tranquillità che ciò non è mai accaduto, altrimenti avremmo subito accettato avendo di fronte la prospettiva di incrementare di ulteriori mille euro la somma complessivamente ricevuta negli ultimi due anni (tra convenzione, carburanti e contributo associazioni), ma siamo qui costretti a replicare che a noi è stata proposta la somma onnicomprensiva di 3mila euro in convenzione e, in caso di avanzo di bilancio, il contributo associazioni di mille euro annui.
A riprova di quanto da noi affermato sovvengono le dichiarazioni dell’assessore alla Protezione civile, presente insieme al sindaco a tutti gli incontri, riportate dall’articolo pubblicato da La Valsusa in data 13 settembre, in cui viene dichiarato che «l’amministrazione comunale non può permettersi di finanziare il gruppo Aib con 4mila euro annui più le spese di manutenzione». Non saranno sfuggite ai più le dichiarazioni contrastanti dei due membri della giunta comunale, tant’è che sarà poi lo stesso sindaco a far pubblicare un’ulteriore articolo su La Valsusa in data 20 settembre, sul quale torneremo in seguito.
Orbene, indipendentemente dal balletto delle cifre, sul quale ci pare perfino superfluo tornare, dato che non siamo né in campagna elettorale né in competizione con l’amministrazione, ci preme porre l’attenzione sul fatto che la cronica carenza di fondi, accentuata dalla grave depressione economica dell’ultimo triennio, non può certo essere usata come alibi nella scelta tutta politica di ridurre il contributo in convenzione con la nostra organizzazione di volontariato, avanzando la pretesa di ottenere le medesime prestazioni degli anni precedenti. Il concetto è semplice: i costi sono aumentati, se non potete aumentare il contributo, ma anzi lo volete ridurre, non potete certo pretendere lo stesso numero di servizi facendone ricadere su di noi le conseguenze. Se l’amministrazione, che può comunque contare su entrate derivanti da trasferimenti e tasse, afferma di non poter “navigare a vista” non capiamo come dovremmo farlo noi volontari che abbiamo come uniche entrate il 5 x 1000 e le offerte della popolazione.
Non vengano a raccontarci cos’è la crisi perché noi, prima di essere volontari, siamo donne e uomini che lavorano (quelli più fortunati che un lavoro ancora ce l’hanno), che hanno una famiglia da mandare avanti e tutte le difficoltà degli altri concittadini consapevoli della situazione socioeconomica attuale. Oltre a questo mandiamo avanti un’organizzazione di protezione civile che ha il compito primario di fornire una pronta risposta in caso di emergenza, senza tralasciare l’aspetto della prevenzione; cosa che cerchiamo di fare nel migliore dei modi. Non è un caso che la nostra associazione in questi anni, in maniera estremamente innovativa, abbia investito sulla formazione dei volontari e sui sistemi di previsione dei rischi, ampliando le competenze e le tecnologie in campi diversi dall’antincendio boschivo.
Passando ai numeri elencati dal sindaco nell’articolo del 20 settembre, pur potendo ribattere su molti dei dati riportati, ci limiteremo a far osservare alcune incongruenze, invitando tutti quanti a prendere visione delle pagine relative alla sezione progetti del nostro sito internet, nel quale vengono richiamati tutti i principali progetti da noi realizzati con l’indicazione delle cifre ricevute e della loro provenienza pubblica e privata.
L’averci accostato ai vigili del fuoco volontari di Sant’Antonino ci onora per due motivi, il primo è che tra le nostre organizzazioni c’è un solido legame che va ben oltre la normale collaborazione durante le emergenze e le attività preventive; c’è amicizia e sinergia che si è concretizzata, ad esempio, in operazioni diverse quali l’elaborazione del progetto di ospitalità per i terremotati dell’Aquila “Un ponte per Roio” a cui, nell’estate del 2009, aderirono moltissime altre associazioni, cittadini, la parrocchia e lo stesso Comune. Il secondo è che spesso traiamo spunto dal loro modello operativo per modulare il nostro, pur essendo consapevoli del diverso livello di preparazione e, soprattutto, dei diversi ambiti d’intervento. A loro compete il soccorso tecnico urgente a noi la protezione civile.
Ed è proprio qui che si inseriscono le dichiarazioni e i numeri dati dal sindaco: è fondamentale la distinzione tra le due organizzazioni di volontariato. Il volontariato Aib, nel pieno rispetto dei dettami della legge quadro su volontariato nr. 266/1991, è un volontariato totalmente gratuito (ma ha dei costi da sostenere). Quello dei vigili del fuoco volontari, indispensabile e prezioso, è un volontariato retribuito dal ministero dell’interno. Così come le divise utilizzate dai vigili, il carburante e le manutenzioni dei mezzi sono a carico del Comando provinciale di Torino. Lo status assunto dai vigili del fuoco volontari durante gli interventi è quello di dipendenti del ministero dell’interno. Queste sono differenze sostanziali di cui un amministratore non può non tener conto nell’esporre le sue considerazioni e dare numeri.
I diecimila euro citati come spesa per attrezzature nel 2010 dal comune, fanno parte di un bando da 30mila euro con la Regione Piemonte, di cui oltre 20mila di provenienza regionale e comunale sono serviti per concorrere all’acquisto del nuovo fuoristrada dei vigili del fuoco (poi alienato in favore del ministero dell’interno per consentirne l’utilizzo operativo). La parte spesa in nostro favore è servita proprio per comprare delle divise di protezione civile, quelle che a noi Aib non fornisce nessuno.
Nel sottoscrivere una convenzione non si può non tenere conto di cosa significhi avere un parco mezzi come il nostro. In caso di manutenzione le spese sono sempre state a carico della nostra squadra, ma il paradosso è stato raggiunto nel 2010 quando, per effettuare un servizio di monitoraggio della frana di presa Casel, richiesto dal sindaco, il Defender di proprietà comunale ha subito un guasto di oltre duemila euro. La riparazione è stata pagata dalla squadra Aib (in attesa del rimborso del Dipartimento che se va bene arriverà dopo cinque anni), perché il comune non aveva fondi. Invitiamo chiunque a trovare un altro comune che abbia avuto il coraggio di chiedere una cosa del genere ad un’organizzazione di volontariato che non ha entrate derivanti dall’attività svolta.
Alcune delle somme indicate non sono ancora state versate alla nostra associazione, come ad esempio quella del progetto “Evoluzione logistica”, dove il comune si è impegnato a contribuire con la somma di 500 euro, pari ad un sessantaquattresimo della cifra totale del progetto, per la dotazione di una tenda pneumatica.
Il sindaco ci ha poi invitato a prendere visione dei dati comunicati. Noi, oltre che a correggerli e perfezionarli conosciamo anche gli altri. Non ci limitiamo ad invitare chiunque ad andare in municipio a prendere visione delle numeri dati dal sindaco, vi preghiamo di richiedere anche le cifre (e la documentazione contabile fatta di scontrini e fatture degli acquisti) relative ai bilanci da noi depositati ogni anno, sarete stupiti nel constatare come a fronte del contributo annuo di 2mila euro la nostra organizzazione abbia bilanci crescenti dai 7mila dell’anno 2002, ai 32mila del 2008, con una media di circa 20mila euro nell’ultimo quinquennio, superata negli anni in cui abbiamo acquistato mezzi (2007 e 2011). È palese, pertanto, che nel corso degli anni la nostra associazione, pur potendo contare sulla generosità dei concittadini, è stata estremamente attiva nella progettazione sia con enti pubblici che privati per finanziare l’acquisto di mezzi ed attrezzature, necessari all’innalzamento del livello di sicurezza ed operatività della nostra struttura, senza troppo gravare sulle casse comunali. Nel caso in cui in comune, presi dalla vergogna, non siano disponibili a fornirvi i nostri bilanci e le relazioni annuali sulle attività svolte (peraltro comunicate ogni anno contemporaneamente alle due tesate locali), venite pure da noi, dove saremo orgogliosi di mostrarveli.
Sull’operato degli altri comuni in favore delle singole squadre Aib, benché non competa a noi far paragoni, invitiamo il sindaco ad informarsi meglio prima di fare certe affermazioni, poiché potrebbe esser smentito anche solo consultando alcuni amministratori che siedono sui banchi di quella Comunità montana da lui presieduta fino a qualche anno fa.
In tutto ciò le ore di volontariato annuali svolte dalla nostra squadra in favore della comunità, in costante crescita dalle 6mila dell’anno 2000 alle 8mila del 2011, sembrano non avere peso e vengono forse valutate dall’amministrazione come elemento scontato e consuetudinario, su cui fare affidamento nella quotidianità della vita del paese. Noi quella certezza non la garantiremo più. Il volontariato è un’altra cosa, non siamo un’impresa alle dipendenze del comune per fare lavori a basso costo.
Su una cosa siamo pienamente concordi con l’amministrazione, i cittadini vanno rassicurati: d’ora in avanti ci penserà il comune con le proprie risorse a garantire la manutenzione del territorio. È la stessa cosa che da oggi affermeremo anche noi: d’ora in poi provvederanno loro, però i soldi che dovranno spendere per fare ciò che fino ad oggi, attraverso il nostro operato, era gratuito chi li dovrà pagare? La risposta crediamo di conoscerla anche noi che, se da una parte siamo sollevati dal non dover più lavorare gratis spendendo le nostre risorse per i materiali di consumo, dall’altra siamo dispiaciuti di dover comunque fare il nostro dovere di contribuenti per sostenere spese che si potevano evitare.
In conclusione, benché tutta questa vicenda ci abbia decisamente disgustato e sfiduciato, mentre l’amministrazione valuta la scelta politica se concedere mille euro in più o in meno, noi volontari tenteremo di proseguire il nostro lavoro non per indossare la tuta gialloblu e girare per le strade durante le emergenze, bensì per far crescere la protezione civile del futuro, basata sul concetto di resilienza, sperando di continuare a contare sul sostegno della popolazione e dei privati che, nelle voci di bilancio dell’ultimo decennio, ha contribuito in percentuali superiori al 50 per cento.

STEFANO LERGO
caposquadra volontari Aib di Sant’Antonino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROTESTA DAVANTI ALLA CMC: BOTTA E RISPOSTA TRA RAVENNA E S.ANTONINO


Dopo l’invio della lettera, in cui spiegavo le motivazioni alla mia prossima partecipazione alla manifestazione del 13 ottobre a Ravenna, sede della Cmc, ho ricevuto via mail la risposta interlocutoria dal signor Ezio Randi che allego. Mi ha dato da riflettere e pubblico di seguito la mia successiva ulteriore precisazione, che invierò anche alla “Voce di Romagna”.

La Voce di Romagna del 24 settembre pubblica, in cronaca di Ravenna, una bella lettera del signor Guido Pent, un valsusino che si batte contro il Tav in val di Susa. Anch’io ritengo che il Tav sia un’opera dannosa, ambientalmente disastrosa, dai costi elevatissimi ed improduttiva. Infatti quasi tutti i paesi del cosiddetto corridoio 5, Lisbona-Kiev, la stanno abbandonando, o hanno abbandonato tale progetto. Ritengo però sbagliata, caro Pent, la manifestazione No Tav promossa dai No Tav di Torino e cintura, a Ravenna il 13 ottobre contro la Cmc, rea secondo lei e i promotori di essere colpevole quale azienda cooperativa di accettare di costruire il Tav a partire dai lavori di geognostica della galleria di Venaus.
Mi sembra un obiettivo di lotta spuntato e quindi sbagliato. Gli obbiettivi di lotta non vanno rivolti contro le aziende costruttrici, ma verso quelle autorità costituite, i governi, cioè gli enti committenti che hanno legiferato e finanziato (con nostro denaro) l’opera Tav in questi 22 anni, i governi Prodi, Berlusconi, ed ora il Monti-Passera.
Lei dice di essere stato un socio-lavoratore di una cooperativa. Ma di quali dimensioni in dipendenti e fatturato? Cmc, come viene da molti sbrigativamente e rozzamente definita, non è una “coop rossa”, “di sinistra”, del Pd, ma è una cooperativa multinazionale delle costruzioni, opera in consorzi e raggruppamenti di impresa. Dà lavoro a oltre 7mila dipendenti, con fatturato, di cui 70 per cento estero, di oltre 900 milioni di euro.
Pent ci dice che una cooperativa deve perseguire utile e bene sociale? Cmc lo fa con alcune peculiarità: il margine di profitto non lo privatizza, ma lo reinveste totalmente in tutte le risorse atte allo sviluppo aziendale, dispone di una griglia avanzatissima nella sicurezza nei cantieri, ha costituito in zone ad alta densità mafiosa una rete di difesa con varie istituzioni, crea e sviluppa occupazione.
Certo, i processi autogestionali delle commissioni soci settoriali che si confrontavano col cda si sono fermati negli anni ’70 (allora ero in Fillea-Cgil, ho conosciuto direttamente, confrontandomi con la direzione Cmc e Rsu questa esperienza). La Cmc nella sua storia che risale al 1901, che ho letto, non ha mai operato per far cadere i governi o fargli cambiare i programmi, men che meno nel ventennio fascista. Ha costruito tutte le opere che i governi succedutisi commissionavano a trattativa o appalto. Il suo statuto non prevede che deve discernere appalto da appalto a seconda dei danni che tale opera può produrre. Ma concorrere ad ogni tipo di appalto legalmente deliberato da un ente, una società, un governo. Come molti lavoratori Cmc a suo tempo scelsero l’antifascismo civico o partigiano, oggi la contestazione o il rifiuto dell’appalto Tav non è prerogativa della società aggiudicataria i lavori, ma bensì della sensibilità del cittadino, di una comunità, di una associazione.
Caro Pent, l’autogestione cooperativa si può (volendo) applicare in cooperative di dimensione medio-piccole, ma non in una società quale Cmc che si può definire coop-capitalista e si deve forzatamente adeguare a tutte le leggi (capitalistiche) applicate in tutti i territori europei, del terzo e quarto mondo ove essa opera. Cmc opera in Tav in consorzio di impresa. Se si defilasse dal Tav perché premonitore di criticità, gli altri autorevoli partner non gliene consentirebbero né ora e né negli appalti a venire.
Io sono in un comitato di lotta, da oltre sette anni contro una mega centrale a biomasse da 30 mgw che il gruppo Eridania-Sadam vorrebbe costruire nel nostro territorio, per bruciare a 90 mgw termici 270mila tonnellate di legna annue. Non ci battiamo contro le aziende che la costruiranno, ma contro il gruppo Maccaferri, la società committente, gli enti locali, Regione, Provincia, Comune che gli hanno concesso l’autorizzazione, anche qui, seguite da laute compensazioni. Tra vittorie al Tar, lotte di cittadini, agricoltori l’abbiamo bloccata (per ora).
Caro Pent, lei verrà a Ravenna (siete venuti altre volte, il presidente Matteucci vi ha sempre invitato in sala assemblee a dialogare come prova di civismo e democrazia) e io, per le ragioni che ho esposto, non sarò vicino a lei quel giorno, anche se lo sono nella dura battaglia che state facendo in valle da tanti anni. Ricordi che il cambiamento di questo melmoso, corrotto, clientelare sistema improntato sul mercato e la finanza capitalista a scapito della salute, del rispetto dei territori e delle persone, della qualità dello sviluppo, non è di competenza di una azienda coop-capitalista, ma di forze sociali e politiche che coerentemente e costantemente si danno, praticandola, una forte progettualità alternativa a questa brutta società che oggi ci troviamo immersi. Ma queste forze latitano, non ci appaiono, non vi parlano. Se invece manifesterete a Roma contro il governo committente e responsabile politico-sociale di questa obbrobriosa opera, le sarò vicino per conoscerla ed abbracciarla.


EZIO RANDI
Ravenna

 

 

Ringrazio il signor Ezio Randi per la sua risposta che mi dà occasione di precisare perché - sempre nella mia personale esperienza - ritenga le maestranze e i dirigenti di un’impresa importante e grande come la Cmc responsabili quanto me, e non meno di imprenditori, operai, amministratori, insegnanti e qualsivoglia altro soggetto con la possibilità di sapere, pensare e scegliere di conseguenza.
Ero poco più che ventenne quando partecipai, da piccolissima rotellina di provincia, alla riorganizzazione di una grande impresa sociale che operava su tutto il territorio italiano. L’obiettivo dei formatori era risanare - in tre anni - un bilancio in passivo di 40 miliardi di lire “riorganizzando”, senza licenziare alcuna risorsa umana, dagli impiegati ai dirigenti, l’intera azienda. Il risultato venne raggiunto. Imparai in quella circostanza come sia possibile utilizzare tecnologie e strumenti d’impresa, con la “i” maiuscola, per ottenere scopi altamente sociali restando efficaci ed efficienti. Inoltre mi sentii parte di quel risultato, anche se ero un minuscolo “tutor” di gruppi di lavoro.
Nella successiva esperienza professionale constatai quanto ritardo culturale e quanta ignoranza in buona fede ci fosse nella gestione delle imprese sociali più “piccole”. Ed ancora più indietro erano le istituzioni statali con cui queste interagivano, con il risultato di rendere costosi, spreconi e inefficienti i servizi/prodotti per i cittadini. Da allora, vent’anni fa, la cultura organizzativa delle imprese e la cultura generale di una popolazione si sono evolute anche in Italia. Ma le tecnologie e i saperi “sociotecnici” sono stati utilizzati molto per perseguire scopi di lucro, il guadagno secondo “logiche di mercato innanzitutto” o “ricerca del consenso” e poco per riempire di valori umani le scelte legate alla “produttività” ed allo “sviluppo”.
Ciò che ho visto in questi ultimi 20 anni è stato proprio la decadenza o il mancato decollo di un modello produttivo che tenesse conto dei valori “positivi”, con influenze pessime anche sui conti economici, sul benessere sociale e sull’evoluzione dei sistemi produttivi. Sembrano parole grosse ma intendo definire semplicemente le conseguenze della mala-gestione dello Stato che tutti i cittadini hanno oggi sotto gli occhi e che chiamano tagli ai servizi e/o manovre anti-crisi. Delle responsabilità di questo hanno parlato in molti, soprattutto i politici - eletti e non - di ogni schieramento, in campagna elettorale. Poche le azioni conseguenti.
Ho le mie idee e quindi: pago le tasse, svolgo il mio lavoro ponendo al centro il suo fruitore/cliente come “essere umano”, cerco di passare ai miei figli quei valori trasmessi a me e da me verificati come positivi (il rispetto, la solidarietà, il bene comune, la gioia, la responsabilità delle proprie azioni...), mi impegno a fare del bene a me stesso e, se posso, alle persone che mi circondano.
Per questo mi sento responsabile e sono consapevole che io e non altri posso provare a salvare il salvabile in questi “sistemi” complessi che si chiamano famiglia, azienda, ospedale, scuola, associazione, amministrazione, comune, regione, stato, ...mondo! I miei alleati non sono più gli amici di un tempo che hanno fatto carriera in partiti e associazioni; nel 2012, in Italia, non è una garanzia.
Oggi l’essere una multinazionale con 7mila addetti ed un ingente fatturato come la Cmc non è di per sé un buon biglietto da visita. Oggi avere come amico e relatore un alto dirigente politico di un partito come il Pd non è garanzia etica. Neppure vendere un’immagine di apertura e attenzione sociale. Dice bene il signor Randi descrivendo come: «...Se (la Cmc) si defilasse dal Tav perché premonitore di criticità, gli altri autorevoli partner non gliene consentirebbero né ora e né negli appalti a venire...». Questo, sempre a parer mio, non è presupposto ma conseguenza di malaffare.
In Italia e nel mondo, come la corruzione mina alla base e riduce una distribuzione equa di ricchezze, altrettanto l’etica non rispettata, la collusione con i poteri rappresentati dalle multinazionali, dai network della pubblicità e della comunicazione, dagli interessi finanziari di banche e commercianti di morte, crea un’allontanamento progressivo e sanguinoso dalla libertà e dalla democrazia.
Nelle piccole e nelle grosse realtà d’impresa non nome è “da fuori” che vengono apportati cambiamenti, sono fondamentali i piccoli ingranaggi, le persone, le teste pensanti che, come da anni insegnano i docenti di gestione aziendale, sono più vicini ai processi terminali di produzione, qualsiasi essa sia. Altrimenti... continuerà ad avverarsi quanto vediamo ogni giorno: ingiustizia, povertà, precarietà, concentrazione di potere e ricchezza per pochi.
Per questo ritengo che, così come la chiesa ha bisogno di santi e non di mediocri fedeli, una società sana ha bisogno di onesti eroi nel quotidiano, gente normale ma consapevole del proprio ruolo. Solo così la progettualità di un futuro migliore diverrà cambiamento culturale di massa.
E così mi pare fondamentale parlare, comunicare, confrontarsi, smascherare gli stereotipi per portare in piena vista la realtà. E questo, oggi, tristemente, mette in luce le “non conformità” del sistema cioè la corruzione, la vicinanza tra interessi politici e interessi criminali, la distanza tra casta e popolo, la mancanza di visione progettuale a medio-lungo termine, il mantenimento di privilegi immeritati a discapito del bene comune, sino alla distruzione del tessuto sociale ed ecologico dell’intero pianeta, per mantenere un modello economico di sviluppo che, già negli anni ‘70 da una commissione istituita dal presidente Nixon, era stato definito “a termine e implodente”. Cerco di far sì che ciò non avvenga. Il mio impegno ventennale come oppositore del “Tav” si colloca qui. Per questo trovo abbia senso manifestare a Ravenna proprio perché luogo di profonda contraddizione tra logiche di profitto ed etica del rispetto, tra chi adotta - anche nel mondo del lavoro - “mors tua, vita mea” piuttosto che chi riconosce di poter stare bene soltanto in un mondo che sta bene.
Parliamone ancora.

GUIDO PENT
S.Antonino di Susa

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

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