LETTERE AL DIRETTORE

15 Ottobre 2012 - 17:30

LETTERE AL DIRETTORE

NON CI SARÒ ALL'HOTEL NINFA

Lunedì prossimo si terrà, presso l’Hotel Ninfa ad Avigliana, un convegno sul lavoro organizzato dal Partito democratico. Ci saranno i rappresentanti del governo, il parlamentare Stefano Esposito e il presidente dell’Osservatorio sulla Torino-Lione Mario Virano. Come sindaco di Avigliana sono stato invitato a portare il mio saluto. Questo evento cade tuttavia in una situazione caratterizzata da una complessità senza precedenti per il nostro territorio e impone qualche riflessione.
In primo piano c’è una crisi occupazionale che rischia di dilaniare nel prossimo periodo il tessuto sociale, compromettendo gli standard economici raggiunti dalle famiglie. Bisogni essenziali come la casa, le spese per i figli e per l’assistenza ai genitori anziani o ai parenti disabili, subiranno un ridimensionamento, generando una condizione di precarietà che difficilmente potrà essere recuperata a medio termine.
In un contesto che vede un inevitabile aumento della richiesta di welfare, sono già in atto tagli importanti ai servizi socio-assistenziali ( i finanziamenti regionali al Conisa hanno subito nel 2012 una riduzione 30,79 per cento rispetto all’anno precedente) e restiamo ancora in attesa dell’esplicitazione di quali saranno le conseguenze del Piano regionale di rientro sulla sanità locale. I comuni svolgono oramai un ruolo di supplenza al limite della sopportabilità, programmando impegni a sostegno delle politiche sociali che, per quanto significativi, risultano comunque essere inadeguati rispetto alle necessità che crescono in modo esponenziale.
Inoltre il quadro di incertezza generale nell’attribuzione dei trasferimenti dallo stato e i vincoli soffocanti che caratterizzano il Patto di stabilità costringono, anche i comuni più virtuosi (ed è il caso di Avigliana), a rincorrere quotidianamente gli aggiornamenti della situazione di bilancio con l’effetto di un rallentamento o una sostanziale paralisi delle decisioni, per evitare penalizzazioni derivanti dalla normativa in atto. Valga per tutti l’esempio dell’Imu per il 2012 i cui introiti, non potendo essere destinati ad investimenti, che pure sarebbero necessari, non dovranno superare le spese correnti previste entro il 31 dicembre, ciò al fine di evitare che la quota eccedente risulti praticamente inutilizzabile dall’amministrazione. Questa condizione è ben nota a tutti ed interessa purtroppo l’intero paese. È a questa realtà che come sindaco sono chiamato a dare risposte tutti i giorni, non dalle pagine dei giornali, ma rivolgendomi a persone con un nome e un cognome, persone che magari si conoscono da tempo, persone che non si sarebbero mai aspettate di trovarsi in una situazione così difficile, persone che ti guardano negli occhi e si vergognano ed io mi vergogno con loro, perché non ho soluzioni immediate, che poi sono quelle che servirebbero.
Ma qui c’è un’altra condizione che altrove non c’è. Si chiama Tav, un’infrastruttura ferroviaria, per alcuni strategica, che ha reso celebre la valle scatenando tensioni e conflitti che si sarebbero forse potuti evitare. Si tratta a mio giudizio di una condizione paradossale, che ha fatto perdere di vista tutto il resto, enfatizzando da un lato una visione monotematica del progetto di sviluppo locale, la cui credibilità non riesce evidentemente a convincere, nonostante le recenti declinazioni finalizzate a far accettare a quella parte rilevante della popolazione della valle che protesta, un’idea che non condivide. Mi riferisco evidentemente al tema delle compensazioni.
La stessa vicenda elettorale aviglianese, che ha avuto come esito la mia elezione, è un’emblematica rappresentazione di un disagio che ha portato a forzature politiche di dubbia efficacia.
In presenza di scandali che compromettono una classe politica in evidente declino, e proprio nel momento di maggiore difficoltà economica, un’amministrazione uscente che ha operato con onestà e che non ha contratto debiti lasciando i conti a posto, viene minacciata nella sua continuità in nome di uno sviluppo locale ancora una volta basato sulla centralità di una infrastruttura ferroviaria, la cui necessità risulta discutibile e comunque oggetto di valutazioni fortemente contrastanti.
La spaccatura aviglianese all’interno del più importante partito della sinistra e la conseguente espulsione di quattro neo-eletti nell’attuale maggioranza, nonché la loro attuale sospensione, lasciano perplesso uno sguardo come il mio, poco avvezzo alle dinamiche partitiche, non prendendovi parte direttamente. Ancora una volta mi sembra che si sia perso di vista il resto, riducendo tutto ad una questione trasportistica, per importante che si possa ritenere.
In più occasioni, durante la campagna elettorale, ho chiarito sufficientemente la mia posizione circa le problematiche sollevate dal progetto ferroviario Torino-Lione. Ritengo che non possa essere considerato una priorità, nonostante la determinazione del governo nel confermarlo come opera strategica e francamente stento a vedere un collegamento tra quella realizzazione e le risposte che dovrò dare ai cittadini a partire da domani mattina.
Al contrario rilevo che evidentemente il governo, per quanto più autorevole del precedente, rimane sostanzialmente ostaggio dei partiti e incapace di portare fino in fondo una scelta che sarebbe stata compresa ed apprezzata dalle persone di buon senso: fermare il progetto ed investire quelle risorse per l’emergenza sociale. Lo si è fatto per il Ponte sullo Stretto, lo si poteva fare anche per il Tav e non starò qui ad elencare le fondate argomentazioni sul calo delle previsioni dei traffici e sulla mancata saturazione della linea storica che altri hanno da tempo illustrato più autorevolmente di me.
Fra quelle argomentazioni ci sono le ragioni per le quali la mia amministrazione ha confermato la scelta di non aderire ai lavori dell’Osservatorio, e non poteva essere diversamente, perché in quella sede non è prevista l’opzione che ci rappresenterebbe e che riteniamo legittimamente prioritaria.
Nell’acceso dibattito sul Tav, ha avuto un ruolo preminente, soprattutto dal punto di vista mediatico, l’aspetto relativo alle forme di lotta assunte dal movimento, mentre sono passate in secondo piano le argomentazioni tecniche, soprattutto sul calo sostanziale dei traffici su strada di mezzi pesanti verso la Francia, confermati ai sindaci dai rappresentanti della Sitaf in occasione di un incontro sull’apertura della seconda canna del Frejus avvenuto recentemente a Bussoleno.
La mia personale distanza dall’uso della violenza è chiara e netta, in quanto il suo ricorso rappresenta un fallimento, talvolta irreversibile, del ruolo della politica e costringe la dialettica sociale in un vicolo cieco. In questo senso lancio un appello affinché la battaglia di idee e di proposte avvenga nel rispetto della legalità e non debba mai sconfinare nell’insulto o nell’aggressione alla persona, la quale, al di là delle opinioni espresse, deve sempre essere tutelata. Tuttavia in questa lunga vicenda si è soprattutto soffiato sul fuoco, alimentando lo scontro dalle pagine dei giornali con rappresentazioni talvolta distorte e unilaterali, evidenziando soprattutto gli aspetti negativi emersi durante le proteste e dando scarso spazio alle legittime argomentazioni sollevate dai cittadini che si oppongono al progetto. Inoltre, in alcune specifiche circostanze, un uso delle forze dell’ordine non sempre coerente con le sue finalità ha contribuito a generare un clima di sfiducia difficile da recuperare.
Per le ragioni fin qui illustrate ritengo che sarebbe opportuno separare un necessario dibattito sulle prospettive economiche e di sviluppo della valle che individui risposte ai reali bisogni emergenti, da un’idea progettuale, non condivisa da molti valsusini, che andrebbe a mio avviso complessivamente riconsiderata e abbandonata.
Da questo punto di vista temo che il convegno al quale sono stato invitato, si configuri come un elemento di ulteriore divisione rispetto alla percezione che ne avrà il territorio e trattandosi di un incontro di partito e non di un luogo istituzionale, mi auguro che gli organizzatori possano accettare il mio personale saluto, anche se espresso solo dalle pagine di questo giornale.

ANGELO PATRIZIO
sindaco di Avigliana

 

 

 

 




SIAMO GIOVANI E LAVORIAMO PER L'ITALIA


Caro direttore, mi perdonerà per l’orario della mail, per la lunghezza e per il tempo che sottraggo al suo lavoro. Ma purtroppo non ho altro mezzo per sensibilizzarla su quanto stiamo promuovendo. Siamo giovani, tutti ci invocano e nessuno ci dà retta. Le risorse economiche mancano, ma la determinazione delle idee ci portano a proseguire sulla strada che abbiamo deciso di intraprendere.
Rileggevo, proprio oggi, le parole che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha pronunciato in occasione della cerimonia di commemorazione del giudice Giovanni Falcone. Sono parole che hanno lasciato un segno in me ed in tanti ragazzi che come me hanno a cuore il futuro di questo Paese.
«Facciamo affidamento - ha detto Napolitano - sulle forze dello Stato, sulle migliori energie della società civile, sulle nuove generazioni. Vedete, incontro in molte occasioni ragazze e ragazzi più o meno dell’età di Melissa, di Veronica e delle loro compagne, di tante e tanti di voi presenti in quest’aula, e colgo, in questa vostra generazione, una carica di sensibilità, di intelligenza, di generosità che molto mi conforta, che mi dà grande speranza e fiducia. E perciò voglio dirvi: completate con impegno la vostra formazione, portate avanti il vostro apprendistato civile, e scendete al più presto in campo, aprendo porte e finestre se vi si vuole tenere fuori, scendete al più presto in campo per rinnovare la politica e la società, nel segno della legalità e della trasparenza. L’Italia ne ha bisogno; l’Italia ve ne sarà grata».
Ecco, non servirebbe aggiungere altro per giustificare la volontà del nostro impegno. Con un Pil praticamente piatto, una disoccupazione giovanile mortificante, un’incontenibile e sembrerebbe irrisolvibile evasione fiscale, i servizi pubblici statali e locali al palo, vetusti e privi di risorse per modernizzarsi e rendersi efficienti, la credibilità internazionale che tenta affannosamente la risalita dai suoi minimi storici, l’Italia pare sull’orlo del baratro.
È di tutta evidenza che per questo stato di cose, c’è intanto un principale responsabile: l’intera classe politica che negli ultimi quarant’anni ha gestito in modo pessimo il Paese, anteponendo interessi personali o partitici a quelli prioritari della Nazione. È anche vero, però, che la responsabilità è pure di tutti quelli che come cittadini hanno assistito passivamente a questa deriva, senza pretendere contromisure immediate e serie, senza denunciare prontamente truffe e corruzione, senza chiedere immediatamente il “conto” ai loro rappresentanti parlamentari, regionali, provinciali e comunali. I più, si sono di fatto “lavati le mani”, allontanandosi volontariamente da un sistema politico giudicato forse anche giustamente disgustoso, ma così, di fatto, lasciando allo stesso sistema l’assoluta e incontrollata libertà di agire nella più totale assenza di controllo, senza dover rendicontare alcunché.
Il disinteresse mostrato dai cittadini italiani durante le ultime elezioni, rappresenta un segnale forte ed inconfutabile del biasimo verso la classe politica centrale e locale. Ma questa non è cosa sufficiente, lo abbiamo ben capito tutti, e finalmente: perché, infatti, solo la partecipazione attiva ed appassionata alla vita politica del Paese può cambiare le cose e restituirci il futuro che gli italiani meritano e che, anche troppo pazientemente, attendono da tempo. L’Italia e gli italiani, siamo convinti, hanno però ancora respiro, energia, fantasia, capacità, coraggio, voglia di intraprendere. Ed è con queste forze vive che l’Italia può cambiare, può farcela a risorgere e riconquistare il privilegiato e ammirato ruolo che ha sempre avuto nel mondo civile e sviluppato.
È allora giunto il momento di diventare protagonisti del cambiamento, di agire perché l’Italia diventi giorno per giorno un Paese sempre più giovane, moderno, dinamico, energico, incentivante, positivo; dove l’orizzonte sia limpido e il percorso che ognuno sceglie di fare, libero e chiaro; con uno Stato “amico” che sia a fianco di chi studia, lavora, investe, e rispetta le leggi. Uno Stato equo, con tasse adeguate alla qualità dei servizi ricevuti, in cui innovazione, istruzione e ricerca siano capisaldi e occasioni principali su cui crescere. Dove il “Made in Italy” costituisca la ricchezza, la forza, l’opportunità, l’assett di tutti, non solo di pochi privilegiati; e faccia il paio con il migliore welfare, l’economia sociale e lo sviluppo della persona, per risolvere gli squilibri economici, territoriali e culturali che si trascinano immodificabili e sempre più esasperati, sostenendo con forza il “diritto al futuro” di tutt’Italia e dell’abbandonato Sud in particolare.
Per queste ragioni, nasce, da una lunga e consapevole valutazione culturale e una radicata convinzione “politica”, “Lavoriamo per l’Italia”. Iniziativa a forte connotazione giovanile, che vuole soprattutto unire le forze sane e innovative del Paese e la cosiddetta società civile (senza tralasciare, naturalmente, le grandi esperienze delle sue migliori figure professionali) nell’impegno per un concreto e profondo ricambio generazionale del Paese che, come tutti sanno, è ai record mondiali di “gerontocrazia”, non riuscendo da tempo, di fatto, a rimuovere caste, lobbies e potentati che pervadono ogni ambito sociale, istituzionale, economico.
Sono, invece, assolute priorità, il merito e la capacità, metro di reale valutazione e reclutamento. E il rigore, la trasparenza e la sostenibilità dei conti pubblici, le basi necessarie per la corretta gestione dello Stato, sicuramente i più importanti valori dell’iniziativa del governo Monti. Esperienza a cui ci auguriamo di poter assicurare continuità. Per questo, “Lavoriamo per l’Italia”.

CARMELO LENTINO
“Lavoriamo per l’Italia”
www.lavoriamoperlitalia.it

 

 

 

 

 

 

 


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