LETTERE AL DIRETTORE

07 Dicembre 2012 - 16:57

LETTERE AL DIRETTORE

IMU E DINTORNI NO TAV, A CHIOMONTE E NELLA PERIFERIA METROPOLITANA

Si avvicina la data di scadenza per il pagamento dell’Imu; Stato e Comune non transigono, devono far cassa. O paghi o pagherai EquItalia(mente). È un tuo dovere! Ma, guarda, pensavo di vivere in uno stato di diritto e invece no, mi trovo in uno stato di dovere.
Noi che avremmo continuato (per dovere) a pagare l’Ici e che abbiamo gridato che la sua abolizione avrebbe portato al dissesto la maggior parte dei comuni italiani, con gravissime penalizzazioni dei servizi ai cittadini; noi che non abbiamo avuto la lungimiranza per capire che c’era dietro un disegno per avere un pretesto in più per abolire Comunità montane e Province e per accorpare e commissariare parchi, enti, comuni, ecc.; noi ci ritroviamo ora (per dovere) a pagare cifre molto più alte e destinate a coprire ben altre spese oltre a quelle dei servizi ai cittadini, quali: le opere faraoniche inutili e disastrose, i centri di detenzione per irregolari o le armi da guerra.
Ma l’articolo 11 della Costituzione non recitava “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”? Come mai la Chiesa cattolica romana non alza potente la sua voce contro l’acquisto scellerato degli F35? Forse per mantenere l’esenzione dall’Imu e i suoi privilegi temporali tanti. I costosissimi F35 non sono mezzi di soccorso per la protezione civile, ma cacciabombardieri prodotti niente meno che dalla Lokheed: ricorda nulla questo nome? La vita di migliaia di donne, uomini e bambini afghani, iracheni, africani e, forse stasera o domani, sudamericani e dopodomani valligiani alpini non vale nemmeno quanto quella di un embrione europeo cattolico, per non dover sprecare almeno altrettante parole?
Ma lasciando perdere questioni faziose e ritornando al mio problema pressante: l’Imu. Mi viene in mente che noi ci ritroviamo (insisto, per “dovere”) a pagare mazzettari, mazzanti e mazzettati e a patire servizi che ormai sono tagliati o tagliandi. Non è il caso di farne un lunghissimo elenco, ma basti pensare alla penalizzazione dei servizi scolastici, assistenziali, sociali, culturali e ambientali già tagliati e a quelli sanitari prossimi ad essere falciati. Ben prima che il presidente del Consiglio tuonasse contro gli sprechi volti a inutili cure per i cittadini, chiunque ha potuto rendersi conto ormai di come sia già in corso lo smantellamento delle strutture sanitarie della valle di Susa con reparti chiusi, ridimensionati, aboliti, volutamente sottoutilizzati, ecc. D’altronde se vuoi proprio partorire in un raggio di 70 chilometri, partoriscitelo in casa il prossimo contribuente e se ti becchi un infarto a Sauze di Cesana e l’ambulanza è costretta a raggiungere Rivoli non ti preoccupare: hai meno possibilità di sopravvivenza e quindi meno incidenza su spese a carico della collettività e poi, scusa, ma che cosa ci stai o ci vai a fare a Sauze di Cesana? È vero, ormai anche l’alta valle è area metropolitana, come la riforma delle Province ci ha informati, ma d’altronde è pur sempre periferia e, come si sa, quel che conta è fare centro.
Giovedì 29 novembre, giacché questa Imu devo pagarla, sacrifico un giorno, sottraendolo ai miei impegni lavorativi, per recarmi all’ufficio tributi del comune di Chiomonte, dove ho una comproprietà immobiliare, e verificare così il mio obolo. Il giovedì è un giorno di apertura dei servizi comunali (ore sportello 9-12) ed è anche giorno di mercato a Chiomonte, così magari faccio anche la spesa. Il parcheggio di piazza Colombano Romean non è accessibile: occupato da mezzi blindati, macchine di agenti in borghese, squadra in tenuta anti sommossa schierata davanti a tre o quattro cittadini che chiacchierano lungo la via. Mi dicono che su ordine della magistratura finalmente si sta ponendo fine ad abusi edilizi in paese.
Finalmente, mi dico, dopo anni Comune e magistratura si sono accorti di innumerevoli brutture e abusi e magari hanno finalmente dato un minimo di legalità a baracche fuori e dentro i recinti e a cancelli, reti, fili, baracche oltre allo scempio ambientale alla Maddalena e in Clarea. No, mi informano, come vuole la prassi per ogni abuso edilizio si stanno mettendo sigilli alla baracca del presidio No Tav in località Gravella. Come vuole la prassi? Eh già, la baracca del presidio è lì da ben due mesi, le altre opere da anni, a quelle ci si è abituato l’occhio. Però, non mi è mai capitato di vedere tutto questo spiegamento di forze che ora vedo (oltre a quello che non vedo, ma che mi assicurano enorme, giù alla centrale) nemmeno per gli abusi edilizi ad opera della ‘ndrangheta, posti sotto sequestro e non a Bardonecchia, Cesana e altre località della bellissima e legalissima alta valle di Susa. Ma, a quanto pare si può tollerare quanto fatto da aderenti ad associazioni storicamente consolidate anche in valle di Susa, se non appartenete a queste, attenti che se avete fatto qualche piccolo abusetto, magari una finestra o una tettoia, arrivano gli elicotteri e non meno di 200 agenti.
Continuo, imperterrito, nel mio proposito. Cerco un altro parcheggio e attraverso l’abitato deciso a risolvere il mio problema di cittadino che deve pagare le imposte. Giungo nei pressi del palazzo municipale e vedo una decina di agenti nella tenuta di cui sopra che bloccano l’accesso all’ascensore del palazzo. Poco male, mi dico, per fortuna che non ho un handicap e che ho ancora un’età tale da permettermi di fare quattro passi in più e salire una scala. Saluto una mercandina sbigottita perché, pare, alcune vie sono chiuse al transito pedonale e i clienti oggi scarseggiano. Giunto in piazza del Comune, vedo un capannello di persone che chiacchierano tranquillamente e un mezzo di polizia con diversi agenti in tenuta di cui sopra schierati davanti alla banca. Mi sono chiesto se fosse in atto una rapina per mobilitare così tanti operatori dell’ordine, ma mi viene detto che nulla di ciò sta avvenendo. In realtà si tratta dell’unico angolo della piazza baciato dal sole e gli agenti si sono assiepati lì per scaldarsi, data la rigida temperatura. Non esiste forse il detto: il sole bacia i belli? Sarà, ma molti di loro hanno un passamontagna nero che gli copre il volto. Si può usare il termine travisati? O vale solo per i manifestanti che non hanno certo diritto a ripararsi dal freddo?
Bando alle ciance, non ho molto tempo da perdere per stare a scaldarmi in piazza, mi avvio verso la mia meta. Due passi e sono alla porta del Comune: chiusa. Controllo l’orario sul cartello. No, no, non mi sono sbagliato, sono solo le 10,30 è aperto fino alle 12 e non c’è nessun avviso di chiusura. Sarà solo il portone difettoso. Provo a spingere e tirare. Niente. Mi si avvicina un agente che mi informa gentilmente: Non si entra! Ah, no? E perché? Perché no! Sì, ma io devo andare per pagare… Oggi non si entra! Ah, penso, ci sarà finalmente il ministro Cancellieri (mi dicono che per parità si dica ministra, ma mi sa tanto di solita minestra e poi: non dicono che sia una con le palle?) venuta a dare conforto al sindaco Pinard. Allora si spiega (o giustifica?) tutto questo impiego di forze e di conseguente nostro denaro delle imposte che giustamente sto cercando di voler caparbiamente pagare.
Nessuna ministra e il sindaco non c’è! Ah no? Allora chi ha dato ordine di chiudere il Comune e sospendere un servizio ai cittadini? Nessuna risposta. Poco a monte, una decina di persone sono ritte di fronte ad una ventina di agenti, sempre nella tenuta di cui sopra ma per lo più senza caschi, e altri sette o otto in borghese. Le persone chiedono inutilmente di poter passare. Alla domanda di chi abbia dato ordine di chiudere municipio e strada nessuno risponde, all’insistenza di due donne anziane viene risposto: Non si sa! E le due donne vengono spintonate dagli agenti armati di scudi. Alla stessa domanda rivolta ad un agente in borghese che pare essere responsabile dell’operazione, questo risponde: Non chiedetelo a me, chiedetelo a…, e rivolge gli occhi al cielo. Sì, penso, è più facile che il Padreterno si scomodi a rispondere a tale banale domanda, piuttosto che avere soddisfatti i propri più elementari diritti.
Protesto insieme al gruppo di persone. Protetto dal cordone di agenti, un operatore ci riprende scrupolosamente nell’evidente atto di commettere un grave reato: chiedere di pagare le tasse, poter passare per strada per ritornare a casa o andare a fare la spesa, andare dalla propria sorella rimasta dall’altra parte di questo strano blocco stradale (ma non sono i facinorosi insurrezionalisti che bloccano le strade?). La sorella di questa ragazza, mi informano, non è propriamente rimasta dall’altra parte: ci è stata condotta a forza, insieme ad un’altra ragazza, poiché pare siano entrate nel palazzo comunale, in orario di apertura dei servizi, con intento di avere spiegazioni su quanto sta avvenendo in paese. Oddio! Ma allora se queste vengono così trattate e trattenute per identificazione perché fanno domande semplici, cosa potrebbe succedere a me che faccio domande complesse su calcoli, cifre, scadenze, ecc. per di più con l’aggravante di voler pagare delle tasse?
Non importa! È un mio dovere pagarle, aspetterò qui al freddo stoicamente che questi agenti provvedano all’identificazione, non ci vorrà molto no? Pare, però, che non sia una cosa semplice, come spiega un agente: Le conosciamo, ma dobbiamo identificarle! Ora, mi chiedo: se identificare è uguale a riconoscere, mi spiega cortesemente come fa a dirmi che le conosce? Vuol dire che le ha già riconosciute, quindi identificate? Allora perché le trattiene? Passa il tempo, un uomo carico di borse della spesa dopo ampio consiglio tra gli agenti (la gerarchia è tutto nell’organizzazione) viene lasciato transitare.
Finalmente le ragazze possono andare a prendere un caffè caldo, ma gli scudi rimangono ancora lì e la porta del Comune non si apre, anzi, gli agenti si schierano a protezione della stessa davanti ad un vicolo deserto. Protezione da chi? Che sia in arrivo un kamikaze iraniano? Intanto in piazza aumentano i crocchi di persone accorse ad assistere all’ennesimo giochino e a guardare in faccia dove finiscono i propri soldi, in quella che ormai ha nome e cognome: occupazione militare e repressione.
All’una, dopo aver visto altre persone cercare di accedere inutilmente ai servizi comunali, decido di avere ormai perso troppo tempo e mi riavvio per riprendere il lavoro, domandandomi: ma l’interruzione di pubblico servizio non era un reato punibile ai sensi dell’articolo 340 del codice penale? O vale solo per i manifestanti e gli scioperanti? Chi ha dato ordine di interrompere i servizi ai cittadini, con quale potere o ordinanza? E se non c’è ordinanza, chi è perseguibile, il sindaco? Gli impiegati chiusi, loro malgrado suppongo, all’interno del palazzo? Gli agenti che impediscono l’accesso (e in tal caso li si denuncia a loro stessi)? Probabilmente tutto ciò non esiste in uno Stato di dovere: sarà stata solo la porta difettosa ad aver causato un banale disguido e nessun servizio ai cittadini sarà mai stato interrotto. Procuratore, invii un avviso di garanzia al portone del palazzo municipale di Chiomonte, altrimenti ci sarà un omissione di “atto dovuto”.
Riattraverso il paese, sto per risalire in macchina, ma mi viene in mente un brano di Brecht:
“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare.”
Richiudo la portiera e ritorno in piazza: questa sera si scende alla centrale! Lo faccio per te, per te che ti lamenti e non scendi a protestare: lo faccio per quando ti porteranno via e ti chiederai come mai.

RENATO SIBILLE
Chiomonte

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