LETTERE AL DIRETTORE

11 Marzo 2013 - 23:18

LETTERE AL DIRETTORE

FENOMENO GRILLO E CRISI DELLA SINISTRA. FASSINO PROPONE IL MODELLO FORMAGGINO ACIDO


Un mio amico, sostenitore Prc da molto tempo, mi ha scritto un paio di giorni addietro: “Non ho mai sentito la Rivoluzione così vicina”. Il suo riferimento era legato al recente risultato elettorale. Nel suo discorso mescolava lo sconforto per il risultato ottenuto da Ingroia, alla speranza per un M5S che travolga, portandoselo via, il sistema attuale. Sono tanti a pensarla in questo modo. Per molti commentatori politici invece il fenomeno Grillo è solamente un mix di populismo, superficialità e protesta fine a se stessa; qualcuno indica addirittura il Movimento 5 Stelle quale una semplice espressione narcisista.
Per decenni la sinistra ha sognato stravolgimenti di classe che regolarmente non sono avvenuti. Nelle sue varie evoluzioni, o meglio involuzioni, si è sempre caratterizzata nel gettare via il bambino tenendo l’acqua sporca. Tensioni, spaccature, scissioni unite a richiami immancabili al partito di massa, che lentamente evaporava, hanno segnato l’allontanamento della classe di riferimento che sembrava preferirgli la Lega, dando però contemporaneamente la fiducia alla Fiom. Qualche lavoratore ha guardato ancora al Pd, un partito attento, tra una bocciofila ed una clientela, a non smentire il passato Pci nel solo momento di richiamare il suo popolo alla disciplina elettorale (quella del voto utile).
Precarietà, povertà, solitudine e mancanza di riferimenti ideali hanno scavato solchi profondi sotto i piedi dei partiti storici della sinistra. Questi perdevano credibilità ed autorevolezza tra fuoriuscite ed appoggi a governi locali e centrali inutili nei risultati politici. Uno sforzo politico, quando presente, che non si è manifestato all’esterno (raramente) con risultati tangibili di cambiamento. I sistemi elettorali hanno certo delle colpe, il maggioritario soffoca ogni minoranza del Paese, ma non sono immuni da responsabilità neppure le classi dirigenti politiche della sinistra, solitamente troppo impegnate in tatticismi spiccioli, ma distratte nel loro dovere di guardare nella società che le circonda.
Viene da chiedersi cosa credevano di poter fare, o realizzare, i tanti compagni che lasciavano Rifondazione per dare vita a partiti “di massa” autonomi. Così come viene da domandarsi quale miracolosa conseguenza potevano portare con sé le varie vittorie (di Pirro) conseguenti a congressi, al coltello, che segnavano i conflitti politici interni facendoli languire verso l’infinito.
La legge Treu e le guerre mai portate ad una ritirata entro i confini di casa dell’esercito italiano, disegnavano i frutti di quelli che alcuni da tempo iniziavano a definire “i guasti dei baroni della sinistra”. Una baronia non invadente come le altre, ma perniciosa e che specialmente in Torino consegna nomi e cognomi legati a vere e proprie dinastie finto rosse (sia nella politica che in associazioni e coop).
Oggi, dopo lo shock elettorale, Fassino si accorge che privatizzare l’acqua non è obbligatorio, malgrado l’esito referendario contrario, ma anzi nulla vieta di tenerla pubblica in Smat. La rabbia coglie da dentro se la mente torna a tutta la retorica pro privatizzazione fatta sino a ieri dalle giunte Chiamparino e Fassino. Le vicende legate alla recentissima decisione di fare gestire a privati nove asili cittadini fanno venire i brividi lungo la schiena. Una privatizzazione difesa con forza anche innanzi alle tante manifestazioni di lavoratori che ogni lunedì si presentavano davanti al Palazzo di Città.
Proprio la storia degli asili e dei precari nidi e materne ha gettato un’ombra nera sulla sinistra torinese. L’assessore che ha aperto questa nuova stagione di concessioni al privato è di Sel, partito schiacciato nelle dimensioni dall’ultimo voto, atto contro cui la Federazione si è battuta raccogliendo un migliaio di firme sulla richiesta di un consiglio comunale, aperto alla cittadinanza, mai accolta dalla giunta stessa.
Un diniego di stampo autoritario, una Federazione che purtroppo certifica la sua inutilità, a cui si somma una notizia non provata del tutto, ma che circola da tempo nei corridoi del palazzo comunale: la Città pare avrebbe stilato una lista nera contenente i nominativi di precarie da non fare assumere alle coop, subentrate nella gestione della materne e degli asili. Nel caso la “voce” venisse un domani confermata saremmo innanzi ad un’azione di puro stampo fascista, autoritario, indifendibile e bieco.
La decisione del sindaco in merito all’acqua, guardando al vicino passato, sembra più che una scelta ideale, l’azione di un’azienda che produce formaggini la quale si accorge di un calo di vendite dovuto alla qualità dell’articolo. Questa, come ha fatto la giunta torinese, per tornare ad una fabbricazione vincente cambia la confezione del prodotto che rimane uguale nella sua composizione.
La rabbia maturata da molti scenari come quello appena descritto, ha creato un’onda di indignazione pura che ha sommerso più di una generazione. L’alta marea ha coperto tutti, ancor più chi non ha saputo in questi anni interpretare i movimenti sociali ed i desideri che li animavano.
Non ho idea di dove porterà il fenomeno Grillo. Certamente ora ha assestato uno schiaffone a “cinque” dita ai poteri di sempre. Vedere in tivù, la sera del lunedì elettorale, il volto teso di un Virano (responsabile realizzazione Tav) normalmente sempre beffardo e sicuro di sé, è stata una soddisfazione impagabile. Basta questo ad un proletario per essere felice? Temo di no.
Il M5S pare non abbia al suo interno temi di classe e neppure lotte sociali nel suo dna. Il tema dell’euro trattato da Grillo fa scattare il dubbio che sorga da voglie populiste. Fu populismo anche la nascita della moneta unica nel 2002, poiché non si disse alla gente che in un sistema del genere è il Paese forte che traina, mentre gli altri possono solo stringere i denti. L’Europa del mercato unico, della banca centrale, del piegarsi alla volontà della finanza non poteva far presagire un futuro diverso da quello che viviamo oggi. Ignorare equità, solidarietà e diritti significa divario tra ricchi e poveri, sempre più poveri, con un euro che certifica lo stato delle cose. Tornare alla lira, però, sarebbe altrettanto micidiale (forse di più) per salari e piccoli risparmi. La soluzione deve essere un’altra e non facile come un referendum che consegnerebbe l’Italia ad un percorso argentino.
Sul tema della Costituzione si assiste ad altri svarioni, come l’eliminazione della libertà di mandato dei parlamentari (senza vincolo di mandato): una norma di democrazia, senz’altro usata male da molti, che se eliminata aprirebbe ancor più a lobbies e strapotere dei partiti.
Dimezzare parlamentari aumenta la casta, sempre più piccola, e riduce la rappresentanza popolare, non certo i costi da cui occorre partire con forza. Anche il tema risorgimentale tende, nel M5S, a ridurre tutto in un abbraccio ai vari movimenti scissionistici e non alla verità di quanto accadde (nel male e nel bene, tra ideali ed interessi economici di classe) in quell’epoca. Ricordo bene la censura che mise a tacere Grillo in Rai molti anni fa. Comprendo la rabbia e l’astio che l’attore genovese, ora leader politico, ha maturato su questo regime fatto a sistema. Sarà questa rabbia rivoluzionaria?
Una domanda impossibile da evadere, certamente nulla potrà più essere come prima del 24 febbraio. I partiti della sinistra, con percentuali mai così basse, devono fare entrare molta aria nuova al loro interno ed evitare il vittimismo autolesionistico del tipo: “la colpa per cui abbiamo perso è di chi ha votato Grillo”. Oppure: “la responsabilità è di Crozza”. La colpa, se la cerchiamo, è loro (nostra) e di nessun altro. L’entropia ideale, e non solo ideale, si è impossessata di partiti e loro dirigenti (spesso anche della base).
Quando ero giovane mi raccontavano che a Cuba mentre i barbudos combattevano sulla Sierra, il partito comunista dialogava con il dittatore Batista ed osteggiava il movimento del Che. Un errore che sembra ripetersi all’infinito in Italia e non solo. Bisogna stare attenti a non trasformarsi esclusivamente in storici del comunismo, come abbiamo fatto sino ad ora, ma aver ben chiaro che avremmo dovuto essere gli attuatori del potere al popolo, il vero popolo: un proposito che appare molto distante anche oggi.

JURI BOSSUTO
Torino




QUALE RESPONSABILITÀ?


Sento spesso parlare di responsabilità in questi giorni di post voto, caratterizzati da febbrili trattative e catodiche schermaglie. L’obiettivo è nobile, deve consentire a qualche forza politica di proporre una qualche maggioranza che sostenga in parlamento una qualche proposta di governo. In effetti, la situazione consegnataci dalle urne è al quanto complicata, vuoi per gli effetti perversi della legge elettorale, il cosiddetto porcellum, vuoi per gli effetti del governo tecnico di Monti, che ora, con ipocrita “lungimiranza postuma”, nessuno vuole più difendere e nessuno vorrebbe più aver sostenuto…
Il capo dello stato richiama i partiti politici al senso di responsabilità per non lasciare il paese in una situazione di stallo, ancor più pericolosa per gli effetti di una lunga e profonda crisi economica. Le forze politiche che hanno sostenuto il governo Monti per senso di responsabilità, si rinfacciano le colpe e le manchevolezze che, negli ultimi 12-15 mesi, hanno impedito loro di fare quelle riforme che inizialmente sembravano condividere. Mi domando: si saranno sbagliati allora, più di un anno fa, quando hanno deciso di sostenere il governo tecnico, o si sbagliano ora che non sembrano avere l’intenzione di fare insieme quello che avevano detto?
Provando a circostanziare meglio, il Pd ed il Pdl hanno avuto 15 mesi per risolvere questioni che sembravano urgentissime, quali: nuova legge elettorale, riduzione degli stipendi dei parlamentari ed eliminazione degli sprechi della politica, abolizione delle province ed altre questioni di carattere “minore” come legge anticorruzione, riforma della Rai (lottizzata e vergognosamente in mano ai partiti) ed una sempre evocata legge sul conflitto di interesse, data più volte per possibile, ma di fatto mai affrontata con serietà.
Tornando al senso di responsabilità, e a quello che i comuni cittadini, lecitamente, si attendevano dai politici presenti in parlamento, non si può nascondere l’incapacità (o la non volontà?) loro e dei partiti nel centrare gli obiettivi che si erano solennemente dati di fronte al Paese. Ora risulta paradossale che i leader di questi partiti, all’indomani del responso delle urne che li ha visti perdere vistosamente consensi, chiedano senso di responsabilità e collaborazione nell’interesse del Paese, tentando di scaricare la colpa delle loro reiterate inconcludenze sul M5S. Quale colpa può avere chi, dedicando tempo e fatica, ha costruito in modo democratico e coerente il consenso, insistendo proprio sui punti trascurati da chi ci ha governato negli ultimi anni? Chi, ed in nome di quale senso di responsabilità, può chiedere ai molti cittadini di cui si compone il M5S di “collaborare” alla soluzione dei problemi?
Bella faccia tosta, verrebbe da dire; avete voluto evitare le elezioni a dicembre del 2011 raccontando agli italiani che con quella legge elettorale non si poteva andare al voto (non era un segreto!) e con senso di responsabilità vi siete presi l’impegno di farne una nuova. Avete imperversato in tutte le tivù con facce da circostanza e vi siete più volte dimostrati indignati per gli enormi privilegi della casta e per gli ingiustificabili guadagni dei parlamentari e dei politici, vi siete scandalizzati più volte per i vergognosi comportamenti di politici presi con le “mani nel sacco”, per gli smisurati guadagni di manager nominati dai partiti che si sono imboscati e divorati delle somme incredibili, avete ripetutamente tagliato, con senso di responsabilità, risorse a settori vitali della nostra società (sanità, assistenza, previdenza, istruzione, ricerca, giustizia…) perché non se ne poteva fare a meno, ma al contempo, siete stati incapaci di mettere in campo quelle misure a sostegno del tessuto produttivo italiano fatto di realtà imprenditoriali medio-piccole. Avete lasciato che piccoli imprenditori artigiani e commercianti andassero sul lastrico sotto il peso della crisi economica, senza intervenire con misure di stimolo adeguate, con l’aggravante di aver permesso alle banche la chiusura dei rubinetti del credito alle imprese, e per rincarare la dose avete inasprito con Equitalia regole e sanzioni per perseguitare molti cittadini in difficoltà a causa anche dei mancati pagamenti della pubblica amministrazione (veramente un assurdo!).
E dopo tutti questi accadimenti, la casta fatta di partiti con giornali e tv di loro emanazione, strillano a gran voce contro il M5S ed il suo leader accusato di mancanza di responsabilità! Ma di quale responsabilità parlate, siete coscienti di averci portato in questa situazione terribile? Siete coscienti che se non fosse stato per l’affermazione del M5S sareste ancora lì a promettere e a dilatare i tempi, per il semplice fatto che ogni intervento di quelli proposti da Grillo (dal 2006-2007) andrebbe dritto dritto a colpire i vostri interessi. Chi ha permesso ai vari Batman e ad un nutrito numero di “tesorieri” e faccendieri dei partiti di sperperare i nostri soldi con tanta indifferenza? In quanto ai parlamentari, basterebbe chieder loro dove avessero parcheggiato il loro senso di responsabilità quando si sono trovati a votare la regina delle balle, quella della signorina Rubi nipote di Mubarak! O tutte le volte che negli ultimi due anni si sono trovati a votarsi aumenti, in modo unanime condiviso e trasversale.
A questo punto, secondo loro, nominati, professionisti e pensionati della politica, il M5S, anziché proseguire con coerenza e rivendicare legittimamente la soluzione dei problemi, dovrebbe accettare di risolverli insieme a chi non li ha mai voluti risolvere? La Corte dei Conti ha di recente definito il livello di corruzione nel nostro paese come “sistemico”. Se si è raggiunto questo livello, chi ne è maggiormente responsabile se non questa classe politica, questi partiti che con i loro uomini hanno corrotto e indebolito l’apparato dello stato e l’economia di questo paese, hanno occupato le imprese partecipate, i consigli di amministrazione di banche e assicurazioni, le fondazioni che ne esercitano il controllo (Chiamparino presidente della Compagnia delle opere del San Paolo è l’ennesima testimonianza), hanno reso possibile veri e propri furti ai danni dei risparmiatori con i casi Mps, Seat, Saipem, Fonsai, ecc.?
Ed ora che molti cittadini non ne possono più, che hanno deciso di cambiare, e hanno votato per fare entrare gente nuova, potrebbero governare in modo “responsabile” insieme agli autori del disastro? Penso che ci sia un limite a tutto, anche alla pazienza delle persone… L’unico limite apparentemente irraggiungibile, che molti politici sembrano non avere, è quello della decenza.

GIAN MASSIMO MULATERO
San Secondo di Pinerolo


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