LETTERE AL DIRETTORE

09 Maggio 2013 - 17:31

LETTERE AL DIRETTORE

L’INCENERITORE DI TORINO È CONTRO DI NOI

Nel tardo pomeriggio di venerdì 19 aprile 2013 l’inceneritore di Torino (zona Gerbido-interporto Sito) ha iniziato a bruciare i primi rifiuti indifferenziati della Provincia, attività che continuerà a condurre almeno per i prossimi 20 anni. Tutto ciò, tra l’altro, nell’assoluto silenzio delle istituzioni competenti e senza nessun tipo di informazione verso la popolazione locale!
Volevo cercare di spiegare perché ritengo che l’inceneritore in questione sia contro di noi, popolazione della Terra, e non valga invece il luogo comune che molte persone usano, indotte dalla mancanza di una corretta informazione, per dire che sono solo alcuni ambientalisti che pensano si possa attuare una gestione “RifiutiZero”, ad essere contro il “termovalorizzatore” (uso appositamente quest’ultimo termine coniato dalle grandi lobby dell’incenerimento per mistificare e sviare i dubbi atavicamente affioranti nelle popolazione).
Partiamo proprio dal nome che la legge italiana, applicando le direttive europee, ha individuato per questi impianti; essi sono definiti “impianti di co-incenerimento” ovvero impianti dove, attraverso l’incenerimento dei rifiuti, viene generata energia elettrica e termica (ma a carissimo prezzo per ambiente/salute/portafoglio dei cittadini). Ma quali rifiuti vengono bruciati ed in che modo? In tali impianti viene inviato a incenerimento, nella maggioranza dei casi, il cosiddetto Rur (rifiuto urbano residuo) che rappresenta il rifiuto indifferenziato che noi cittadini non abbiamo saputo/potuto/voluto differenziare ulteriormente (non sempre però la colpa è tutta nostra!).
La combustione naturale di tali materiali eterogenei è però imperfetta ed è quindi necessario, per mantenere costante le elevate temperature utilizzate per incenerire la materia, affidarsi a dei bruciatori ausiliari a metano. La combustione dei rifiuti in ingresso all’impianto ha però come “inconveniente” la generazione di diverse centinaia di sostanze solido/gassose (non tutte chiaramente identificabili) molte delle quali cancerogene per la salute umana (diossine-furani, pcb, ipa, metalli pesanti, ecc.) ed altamente inquinanti per l’ambiente nel quale viviamo.
Per ovviare alla generazione delle sostanze gassose tossico-nocive, negli inceneritori sono previsti stadi diversi e consecutivi di filtraggio degli effluvi prodotti (il sistema di filtraggio rappresenta economicamente l’onere maggiore sia nella costruzione dell’impianto che nella sua gestione). Come si può facilmente immaginare i filtri, per quanto tecnologicamente evoluti e performanti, non riescono a bloccare la totalità di queste sostanze per cui una parte, percentualmente molto bassa (intorno all’1-2 per cento) ce la ritroveremo immessa nell’ambiente nel quale viviamo. Purtroppo anche se percentualmente le quantità sono minime, il loro valore assoluto invece è enorme; questo perché è enorme il volume dei fumi autorizzato ad essere immesso nell’atmosfera (circa 3 miliardi di metri cubi annui). La legge purtroppo contempla esclusivamente limiti al metro cubo per le sostanze inquinanti immesse in atmosfera, ma non contempla limiti ai metri cubi di fumi che questi impianti possono immettere in atmosfera. Ci ritroviamo così ad avere immesse in atmosfera quantità di inquinanti che superano di diverse volte le quantità massime assumibili per persona, considerando la popolazione della provincia di Torino, stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità. Inoltre è bene ricordare che tali sostanze, dette microinquinanti perché inquinanti a dosi infinitesimali (milionesimi o miliardesimi di grammo), uscendo dal camino ricadranno, per la maggior parte, su un territorio dove insiste una popolazione molto inferiore a quella complessiva della provincia... moltiplicando quindi i rischi.
Per ora ci siamo occupati solo dei fumi, ma come ho accennato sopra esistono anche i rifiuti solidi del processo di incenerimento che rappresentano, in peso, circa il 27 per cento del totale dei rifiuti in ingresso all’impianto. Tali rifiuti si possono suddividere in due gradi categorie; scorie pesanti di fondo e ceneri leggere volanti. Tutte e due questi tipi di rifiuti sono considerati, inizialmente al processo, come rifiuti pericolosi perché generalmente contengono concentrazioni di microinquinanti milioni di volte superiori a quelle presenti nei rifiuti gassosi che accennavo poc’anzi. Mentre per le ceneri leggere pericolose si rende necessario il loro stoccaggio in apposite discariche per rifiuti pericolosi, per le scorie pesanti, dopo analisi successive che ne potrebbero decretare la non pericolosità, si prevede un riutilizzo nell’ambiente in cui viviamo come sottofondi stradali e/o all’interno di manufatti edili cementizi per uso anche abitativo (ce li potremmo ritrovare in casa quindi…). Termino questa descrizione dei rifiuti prodotti dall’inceneritore facendo notare che il “bilancio di massa” tra rifiuti in ingresso e rifiuti in uscita dall’impianto è nettamente sbilanciato su questi ultimi (con un rapporto per difetto di 3 a 2 almeno), questo anche perché vengono utilizzate enormi quantità d’aria ambiente e re-immesse sotto forma di CO2, oltre che ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri sottili che sicuramente aggraveranno il mix di aerosol di inquinanti che ci tocca respirare quotidianamente. Considerando questi ultimi dati il termine più appropriato per tale impianto risulta essere quindi “termogeneratore di rifiuti”.
Ma vediamo ora come fa questa “macchina meravigliosa” a garantirci energia elettrica e calore; abbiamo detto che viene bruciata materia e da questo processo ricavata energia, ma il bilancio è positivo? L’energia prodotta dall’impianto rappresenta meno di un quarto dell’energia necessaria ad estrarre dalla Terra la stessa quantità di materia prima che si è incenerita (tra l’altro l’estrazione di tali materie prima comporta la generazione di altri rifiuti in quantità di quasi 100 volte superiori alle materie estratte... ma questi rifiuti noi non li vediamo e quindi non ce ne preoccupiamo). L’energia prodotta deriva per quasi l’80 per cento dalla combustione di materiali cartacei e plastici che sono per la quasi totalità notoriamente riciclabili. L’efficienza energetica netta dell’impianto (quella che considera oltre all’energia prodotta anche le perdite dovute alla movimentazione di rifiuti e scorie, alle materie prime utilizzate per la costruzione dell’impianto, ecc.) misurata come energia per kg di rifiuto assume un valore negativo di almeno un fattore 10!
Da un punto di vista economico, tale impianto, è una vera e propria “iattura”, a partire dall’esorbitante costo di realizzazione superiore ai 500 milioni di euro (l’80 per cento dei quali coperti con un mutuo ventennale con tre banche diverse), fino alla tariffa di conferimento all’impianto (per inteso quella che pagheremo noi in bolletta con la Tares futura). Quest’ultima infatti è stata legata indissolubilmente, tramite apposito contratto tra Provincia e società di gestione dell’impianto (Trm recentemente privatizzata con la vendita a Iren) al mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’opera. Ciò vuol dire che nel caso si verificassero degli eventi “imprevisti” (il famoso rischio d’impresa per le società sul mercato) che potessero generare delle perdite di gestione, esse verrebbero coperte scaricandole sulla tariffa di smaltimento! Quest’ultimo passaggio è di importanza cruciale perché ha una conseguenza immediata e duratura sull’intero processo provinciale di gestione dei rifiuti. In sostanza dobbiamo garantire costantemente una produzione di rifiuti adeguata per l’inceneritore, altro che aumentare la raccolta differenziata, perché altrimenti pagheremmo “il vuoto per il pieno”; paradossalmente, se in provincia di Torino non vi fossero rifiuti indifferenziati da conferire all’inceneritore, dovremmo, o importarli, o comunque garantire di tasca nostra gli introiti definiti nel piano economico finanziario dell’azienda. Come vedete, anche qui il termine coniato prima per l’impianto (termogeneratore di rifiuti) pare il più appropriato!
Rifacendomi al titolo dell’articolo è evidente che è l’inceneritore e chi ne ha pianificato e deciso la realizzazione e definito i contratti di servizio a essere contro di noi! Se non si prende coscienza del vero e proprio “stupro” che si sta compiendo con quest’opera al nostro ambiente e alla nostra economia, non si sarà mai in grado di dare la giusta considerazione e proporre, con la dovuta determinazione, le alternative che si stanno attuando, negli ultimi decenni, in tutti i paesi più evoluti. Tali alternative si basano essenzialmente sulla riduzione dei rifiuti prodotti alla fonte e sulle successive fasi di recupero spinto della materia; tali fasi si basano essenzialmente sulla raccolta differenziata porta a porta e su moderni impianti di trattamento a freddo che, invece di trasformare i rifiuti in ingresso in materia da incenerire come avviene attualmente, massimizzano il recupero della materia per re-immetterla nel circuito virtuoso del riciclo!
Ma a monte di tutto questo lungo e noiosissimo discorso che ho fatto vi è il ruolo decisivo dell’informazione da parte dei principali media nazionali e locali che determinano la formazione delle opinioni e delle coscienze di ognuno di noi: se l’informazione che viene messa in circolo non è aperta e critica con tutte le parti in gioco, allora il “gioco è falsato”. E prima o poi il bluff viene a galla e a perderci siamo tutti noi!

FLAVIANO INSERRA
Torino




SULL’OSPEDALE DI GIAVENO BISOGNA DARE A CESARE QUELLO CHE È DI CESARE


Gentile direttore di Luna Nuova, si richiede la pubblicazione nella rubrica lettere al direttore della lettera a seguire in quanto leggendo l’articolo pubblicato sul vostro giornale in merito al consiglio comunale ultimo di Giaveno in cui si è parlato dell’ospedale, ho riscontrato una sintesi degli argomenti sicuramente dovuta a problemi di spazio disponibile, che tuttavia richiede integrazioni.
A partire dalla metà dell’anno 2010 si è parlato dell’ospedale di Giaveno e di cosa fare per salvarlo nelle seguenti occasioni, sempre solo per iniziativa e “spinta “della minoranza che si è fatta portavoce delle istanze dei cittadini.
- Il 29/7/2010 in consiglio comunale a seguito di una interpellanza e una mozione presentati dai consiglieri di minoranza per chiedere che venisse fermata la chiusura di chirurgia e il declassamento del pronto soccorso in punto di primo intervento.
- Il 14 gennaio 2011 in un incontro pubblico con i consiglieri regionali del Pd Boeti e Lepri organizzato dal Circolo del Pd di Giaveno su cosa fare per fermare la chiusura dell’ospedale e sul piano sociosanitario regionale.
- Il 31/05/2011 in consiglio comunale a seguito di una interpellanza presentata dai consiglieri del Pd per chiedere quali atti avesse fatto la giunta per fermare la smobilitazione dell’ospedale e di una mozione che impegnava la giunta e il sindaco a fare tutti gli atti necessari per tutelare l’ospedale e per evitare il trasferimento fuori Giaveno di quattro unità di personale del servizio di recupero e rieducazione funzionale.
- Nel mese di settembre 2012 in cui è stata effettuata una raccolta firme dal Circolo del Pd di Giaveno per richiedere che non venisse trasferito il laboratorio analisi e smobilitato l’ospedale e venisse convocato dal sindaco un incontro pubblico con l’assessore regionale alla sanità e i cittadini (incontro mai avvenuto). A seguito di tale raccolta firme il sindaco proponeva una mozione in consiglio comunale in difesa dell’ospedale in cui si stabiliva anche un incontro con l’assessore regionale alla sanità e i capogruppo dei gruppi consiliari e se possibile con i cittadini (mai avvenuto nessuno dei due).
- Il 18/01/2013 in un incontro pubblico con la presenza dei consiglieri regionali del Pd Stefano Lepri e Nino Boeti organizzato dal Circolo del Pd di Giaveno, in cui si presentava la mozione che sarebbe stata presentata in consiglio regionale dal Pd per salvare i posti letto degli ospedali di montagna. Nel corso dei mesi precedenti era più volte stato citato sui giornali il lavoro di difesa dell’ospedale svolto dal sindaco di Giaveno, ma nessuno aveva visto documenti in tal senso. A seguito dell’incontro pubblico del Pd e delle richieste di accesso agli atti delle minoranze della Valsangone per verificare l’esistenza del documento “fantasma”, il 24 gennaio sera (sei giorni dopo il nostro incontro) compare il manifesto dei sindaci della Valsangone in difesa dell’ospedale appena fatto e che chiede ai cittadini di firmare per la sua difesa. Meglio tardi che mai, ma per fare un documento in cui si chiede alla Regione di salvare l’ospedale dovevano proprio aspettare che scoprissimo che non l’avevano ancora scritto a distanza di due anni e mezzo dalla mozione in difesa dell’ospedale del 2010?
- Il 20/04/2013 con la raccolta firme organizzata dal Circolo del Pd contro la vendita degli ospedali del Piemonte a un fondo immobiliare (iniziativa ancora in atto).
- Il 23/4/2013 in consiglio comunale a seguito della richiesta di convocazione del medesimo fatta dalla minoranza di Giaveno per parlare della chiusura dell’ospedale di settembre 2013 e del progetto della Regione Piemonte di vendere gli immobili destinati alla sanità. Il consiglio comunale è stato aperto al pubblico sempre per richiesta della minoranza. Ha partecipato a sorpresa il direttore dell’Asl To3 Gaetano Cosenza, ma peccato che nessun cittadino compresi noi consiglieri comunali ne fossimo stati informati, perché molti giavenesi se l’avessero saputo avrebbero potuto partecipare e sentire dalla viva voce del dottor Cosenza la conferma della fine dell’ospedale di Giaveno.
Ci sono voluti quasi tre anni e abbiamo fatto due mozioni, tre interpellanze, due raccolte firme, una richiesta di accesso agli atti, un articolo sull’Informatore di Giaveno dove predicevamo che i cittadini sarebbero finiti a bivaccare in tenda fuori del pronto soccorso di Rivoli, una richiesta di convocazione del consiglio comunale, due incontri pubblici con i consiglieri regionali del Pd, per smuovere la montagna della maggioranza di Giaveno e fargli fare finalmente qualcosa in più che parole (almeno adesso stanno raccogliendo le firme da mandare in Regione anche loro, anche se come maggioranza e sindaco avrebbero potuto fare molto di più!).
È giusto che si dia a Cesare quel che è di Cesare e alla minoranza quel che è della minoranza di Giaveno. E che si dia ai cittadini (di ogni partito o ideologia) che nel decennio precedente attraverso i Comitati di difesa dell’ospedale si sono prodigati per salvarlo ancora più che a noi. Noi consiglieri di minoranza abbiamo fatto ciò che dovrebbe essere dovere di ogni amministratore a salvaguardia dei diritti dei suoi cittadini. I cittadini che hanno lottato per l’ospedale hanno fatto molto di più di noi, e si meritano che ogni consigliere comunale di Giaveno e il sindaco Daniela Ruffino si impegnino con tutte le loro forze. Nella mozione dell’ultimo consiglio comunale si parla anche di un gruppo di lavoro maggioranza-minoranza per salvare l’ospedale. Noi siamo qui desiderosi di collaborare. Finora è arrivata una telefonata da un assessore che preannunciava una riunione al più presto. Dati i precedenti, speriamo che la convocazione del sindaco non arrivi per il 25 settembre o giù di lì (data di chiusura del reparto di medicina e del punto di primo intervento).
In ogni caso, assicuriamo i cittadini che noi continueremo a fare tutto ciò che è umanamente possibile fare come consiglieri comunali di minoranza.

VILMA BECCARIA
capogruppo consiglieri comunali di Centrosinista
di Giaveno

 

 

 

 

Inserisci un commento

Condividi le tue opinioni su Luna Nuova

Caratteri rimanenti: 400

ultima ora

Sabato a Collegno i funerali del geometra freddato da un 91enne

Sabato a Collegno i funerali del geometra freddato da un 91enne

LUTTO

Nubifragio in bassa valle: domani alcune scuole chiuse

Nubifragio in bassa valle: domani alcune scuole chiuse

EMERGENZA

Mompantero: Rocciamelone osservato speciale per tutta la notte

Mompantero: Rocciamelone osservato speciale per tutta la notte

EMERGENZA

Cesana: frana tra San Sicario e Champlas Janvier

Cesana: frana tra San Sicario e Champlas Janvier

EMERGENZA

Cesana: imbratta un muro, denunciato un francese

Cesana: imbratta un muro, denunciato un francese

CARABINIERI

Collegno, formati i primi 20 addetti del Carrefour al servizio dei sordomuti

Collegno, formati i primi 20 addetti del Carrefour al servizio dei sordomuti

PROGETTO PILOTA

S.Giorio: il week-end del marrone entra nel vivo

S.Giorio: il week-end del marrone entra nel vivo

MANIFESTAZIONE

Vialattea, la nuova stagione parte con la riapertura del Colletto Verde

Vialattea, la nuova stagione parte con la riapertura del Colletto Verde

TURISMO

Avigliana: la finanza sospende l'attività in due aziende

Avigliana: la finanza sospende l'attività in due aziende

OPERAZIONE