LETTERE AL DIRETTORE

20 Maggio 2013 - 23:53

LETTERE AL DIRETTORE

TAV: NON SARA' FACILE OTTENERE SOLDI DALL'EUROPA

Qualche settimana fa c’è stata una bella manifestazione in Valsusa. Era il 23 marzo, c’era moltissima gente colorata. Ci sono andati molti parlamentari di Sel e del M5S. E naturalmente noi come Verdi eu abbiamo aderito. Devo dire la verità, in quel momento pensavo davvero che almeno per quel tunnel si avviasse un processo di smobilitazione. E invece, gli eventi di violenza inaccettabile a Chiomonte e le dichiarazioni di Alfano fanno sembrare quella manifestazione e il clima positivo di “cambiamento imminente” lontanissimo.
Ci dicono anche che bisogna continuare la battaglia. Ma é bene essere chiari: la violenza e la contrapposizione con il passamontagna non aiuterà per nulla la causa. Perché il tunnel della Valsusa é un’opera inutile e dispendiosa, ma le molotov e le fiamme sono un inaccettabile strumento di lotta, che peraltro la indebolisce. Avete visto il vertice “di sicurezza”? Tutte quelle facce serissime e Caselli che parla addirittura di una strategia di guerra. Io non so che cosa ci sia dietro quelle molotov. Ma sicuramente facilitano la cancellazione del dibattito democratico e quindi rendono impossibile qualsiasi altra cosa che il muro contro muro.
Noi dobbiamo invece testardamente ricentrare l’attenzione sul merito della questione. Alfano ha proposto una non meglio identificata “commissione” sul territorio e soprattutto più soldati. Mi sembra un desolante e disperante ritorno al passato, che non risolverà nulla. E invece le alternative ci sono, soprattutto considerando la questione del finanziamento Eu dell’opera. Ripropongo perciò qualche riflessione sulla questione delle possibili alternative al tunnel, nel quadro del dibattito europeo sulle infrastrutture.
Il difficile dibattito in corso sul bilancio comunitario 2014/2020 e l’ancora più difficile crisi che attanaglia l’Italia (e non solo) rendono urgente uscire dall’innamoramento nazionale per autostrade e tunnel faraonici, come quello della Valsusa.
Pare infatti sempre più improbabile, come vedremo più oltre, che l’Unione europea paghi il conto per vecchi progetti non particolarmente urgenti e molto costosi. Invece di intestardirsi e continuare a spendere milioni di euro in studi e progetti da modificare ed adattare (per la Valsusa già speso ben 1,2 miliardi di euro!), sarebbe molto meglio prenderne atto e valutare in tutta fretta possibili alternative da presentare all’Ue in accordo con il governo francese, anch’esso sempre meno convinto, proclami ufficiali a parte, dell’utilità dell’opera.
Il nuovo governo Letta (anche se la sua composizione rende difficile pensare ad un tale coraggioso cambio di rotta), dovrebbe insomma modificare decisamente le sue priorità di spesa e puntare a rinegoziare un progetto alternativo al tunnel, meno costoso e che possa essere davvero utile per rilanciare il trasporto su rotaia fra Lione e Torino: si dimentica sempre di dire, ad esempio, che la linea potrebbe già oggi portare 20 milioni di tonnellate di merci all’anno e invece arriva appena a 3,5 milioni, nonostante il miliardo di euro speso recentemente per la rimessa a nuovo del tunnel attuale. Oggi quello che serve è rendere più conveniente il trasporto su ferro, riducendo incentivi e contributi all’autotrasporto (ben 400 milioni di euro nel 2011 in Italia); cercando al contempo di ottenere fondi europei per l’ammodernamento dei nodi di Torino e Lione e della linea esistente. Per questo i Verdi hanno proposto di cancellare il tunnel della Valsusa dalla lista dei progetti prioritari, che è attualmente in discussione al Parlamento Europeo.
Ottenere questo obiettivo non sarà semplice, perché resiste anche in Europa il mito della “grande opera”: dagli anni ’90 ad oggi sono stati pagati dal contribuente europeo decine di miliardi, per opere spesso mai realizzate anche perché finanziariamente insostenibili, non prioritarie e controverse: e uno degli esempi più scandalosi è appunto il Progetto n.6 delle Ten-T, che comprende il tunnel della Valsusa e l’alta-velocità tra Torino e Lione. Eppure, il persistere di questo atteggiamento miope, che non tiene conto della realtà disastrosa delle finanze pubbliche, rischia di fare perdere importanti finanziamenti all’Italia e alla Francia e di continuare a sprecare preziose risorse, proprio a causa dello stato del dibattito europeo sul bilancio.
Vediamo un po’ di numeri. Secondo un recente rapporto della Corte dei Conti francese, i costi previsti per la costruzione del tunnel si sono moltiplicati dagli iniziali 8,5 miliardi agli attuali 26 miliardi di euro, e ancora i lavori non sono iniziati!
Nonostante questo, l’ex-primo ministro Monti e Francois Hollande hanno confermato lo scorso gennaio l’intenzione di continuare con il mega-progetto e hanno chiesto alla Ue un contributo del 40 per cento dei costi per la parte transnazionale del progetto, pari secondo le loro stime (inferiori a quelle della Corte dei Conti) a 3,4 miliardi di euro: è tacitamente inteso che senza questo contributo il progetto rimarrà nel cassetto: ma intanto si potrà dire che l’opera è partita e si potrà continuare a spendere e spandere in progetti e piani e magari a scavare qualche buchetto qua e là. Soldi che si potrebbero invece spendere in un nuovo progetto di riammodernamento della linea attuale.
Infatti, quali possibilità ci sono che la Ue paghi 3,4 miliardi di euro per il tunnel della Valsusa nei prossimi sette anni? Pochissime. Nella sua proposta per il 2014/2020, che prevedeva un aumento globale della spesa Ue, la Commissione Europea aveva proposto di devolvere 31,7 miliardi alle grandi infrastrutture di trasporto europee. Il Consiglio Europeo ha proposto a novembre di ridurre questa cifra a 23,1 miliardi di euro, di cui ben 10 da spendere nel quadro dei Fondi di Coesione, a cui né Italia né Francia hanno diritto. Eppure, nessuno dei 29 progetti prioritari è stato tolto dalla lista, che ora è al vaglio del Parlamento europeo e che ha già proposto di aggiungerne alcuni altri. Si ripete insomma la situazione già vista nel 2003, per il periodo 2004/2013: la Commissione aveva proposto di allocare 20 miliardi di euro per le Ten-T, ne ha ottenuti 8 e la lista è rimasta lunghissima: risultato, milioni spesi in studi e preliminari e quasi nulla di fatto con piccoli finanziamenti a pioggia.
Dunque, la possibilità che il tunnel riceva 3,4 miliardi di euro dalla Ue sono molto scarse. Significherebbe che per tutti gli altri progetti rimarrebbero solo 10 miliardi di euro. E in ogni caso, l’esperienza dimostra che la quota di co-finanziamento è in genere molto più ridotta: tanto per fare un esempio, la linea “Lgv Est” tra Baudrecourt-Vendenheim in Francia ha ricevuto solamente il 12 per cento di cofinanziamento. Insomma, è molto meglio cambiare decisamente strada: è possibile e conviene!

MONICA FRASSONI
co-presidente Partito Verde Europeo

 

 




I TARTARI IN CLAREA

Ebbene, a furia di allargare e fortificare il presidio militare della val Clarea, qualcuno ha deciso di testarne la tanto decantata e strombazzata difesa fatta di telecamere, sensori/sistemi a raggi infrarossi e altre diavolerie supertecnologiche che, se anche ci fossero state, da bravo paesucolo da terzo mondo che ormai ci batte in tutti i sensi, evidentemente non siamo in grado di usare. Del resto non siamo tanto furbi in quanto a dirigenti quando parliamo per esempio della vicenda dei caccia F35 di marca Lockeed dell’omonimo scandalo di qualche decennio fa, che sono notoriamente un pericoloso bidone, che altre nazioni hanno saggiamente abbandonato, ma siccome noi ne costruiamo le ali nel nuovissimo stabilimento di Cameri voluto fortemente dai militari e dalla solita forte lobby, col miraggio di futuri migliaia di posti di lavoro che ha ipnotizzato anche il governatore Cota, quindi forza, si vada avanti con la benedizione di tutti a costruire sistemi di guerra in un mondo che dovrebbe avere altre priorità.
Comunque qualche notte fa un commando fantasma è venuto chissà da dove, nessuno lo ha intercettato, ma guarda caso ben descritto e conteggiato secondo i dati della questura, é sparito a cose fatte chissà come, dopo aver danneggiato solo un povero e indifeso compressore, ha lasciato tracce inquietanti come mortai, lanciarazzi, molotov, bloccato cancelli con cavi d’acciaio, ecc., mentre la famosa vigilanza h24 dov’era? Possibile che quando si va a cercare l’elfo Giacu di notte o a fare qualche battitura di prammatica per tenere compagnia ai poveri lavoratori notturni si viene subito e immancabilmente intercettati e identificati, mentre questa volta, ohibò, sembra ci siano stati gli spiriti? Ci aspettiamo ora tutti noi cittadini onesti che venga fatta chiarezza in fretta e con la stessa solerzia che viene sfoderata nei nostri confronti e anche che magari qualche comandante venga avvicendato.
Tra l’altro, non aspettandoci come al solito alcuna solidarietà da parte delle benemerite autorità istituzionali tutte dedite ad altri e più alti incensamenti, deploriamo e denunciamo i gratuiti atti di vandalismo contro il presidio NoTav di fronte e ben in vista del cantiere e di cui naturalmente la famosa massiccia vigilanza interna ed esterna nulla ha da eccepire; sembra proprio di assistere alla ripicca cattiva, non degna certo di umana intelligenza, di un bambino che distrugge il castello di sabbia più bello del suo mentre il compagno di giochi è assente! Ebbene, cosa fa lo Stato dopo questo attacco che ridicolizza tutto il suo potente ambaradan? A furia di gridare al lupo No Tav, ci manda un certo Lupi e contro la famosa nostra maledizione anti cantiere un certo Angelino, insomma, due tipi tostissimi che subito alzano la voce, fanno la faccia cattiva di circostanza, tirano fuori dal magazzino il solito tavolo di concertazione per batterci sopra i pugni, istituiscono la task-force che va tanto di moda e di cui ho perso il numero di serie con la collaborazione di cervelloni esperti (in cosa?) tra i quali, guarda un po’ gente a noi tanto vicina, come Esposito, Napoli (sì, proprio lui!), stabiliscono aumenti e spostamenti di militari (saranno dirottati dalla Libia i marines di Sigonella?) e istituiscono nuove zone rosse per paura dei campeggi No Tav. Insomma, rimedi e minacce già viste qui da noi dai vari governi e governucoli nati e morti nel corso dei decenni e che, se le cose del nostro povero e sempre più disgraziato Paese non fossero così tragiche, ci farebbero il solletico e scoppiare di grasse risate.
Però ora vedremo spesso a Roma i sindaci di Susa, Chiomonte e Bussoleno che, con l’immancabile Virano, discuteranno intorno ad un altro tavolo di aria fritta, di previsioni celestiali, di flussi turistici mirabolanti mentre i loro concittadini sono lasciati soli e indifesi, però con un ufficio tutto a loro disposizione neh, a dialogare coi volponi di Ltf che magari ad un semplice pensionato ignaro di leggi e regolamenti, degni di un azzeccagarbugli, giureranno che la sua casa frutto di tanti sacrifici e di una vita di lavoro non verrà toccata dalla grande opera, ma a poca distanza però gli verrà taciuto che sarà costruito un muro di 12 metri o un terrapieno per una strada di cantiere che poi sarà definitiva o un grosso scavo nel suo cortile per un cavidotto.
Coraggio però, cari valsusini, tutto questo brutale mostrar di muscoli e tutto questo arzigogolare di amene suggestioni non fa che convincerci delle nostre giuste e sacrosante ragioni perchè dimostra le difficoltà e le debolezze delle ragioni Sì Tav; del resto, sappiamo benissimo che le lobbies finanziarie ed industriali sono campioni nel diffondere notizie non veritiere che diventano realtà per il popolo bue quando sono continuamente ripetute sui loro mass-media asserviti e nel dare ordini alla politica e a tutto l’apparato pubblico; siccome noi l’abbiamo capito e lo denunciamo con la nostra limitata controinformazione, ecco che diamo fastidio, disturbiamo il manovratore e siamo considerati nemici. Ma non molleremo, non ci piegheranno e continueremo la nostra ventennale lotta fino a che non torneremo in Clarea a viso scoperto come al solito e da vincitori.

MARCO BANFI
S.Ambrogio


 

 

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