COLTIVATORE

«Porto la mia lavanda in Marocco»

La scelta di Mario Marcellino, coltivatore alla Maddalena militarizzata

03 Gennaio 2012 - 03:10

Mario Marcellino

Mario Marcellino

In val Susa si spengono le grandi economie e agonizzano le piccole cose. Come i campi di lavanda di Chiomonte, gli unici in valle. Non incidono sul Pil della zona, ma testimoniano il forte legame con terra e tradizione. Chi li coltiva, Mario Marcellino detto Freccia, la scorsa settimana se n’è andato a raccogliere lavanda in una cooperativa sui monti del Marocco. Se poi Dio vorrà - Inshallah - si metterà in proprio, perché lì tutto è favorevole: il luogo, la gente e soprattutto la burocrazia.
Marcellino esporta la tenacia delle idee e quell’amaro aroma di cantiere che si spande a Chiomonte. I campi di lavanda sono lì, assolati, in zona rossa. Hanno visto lacrime e lacrimogeni, il più delle volte in ordine inverso; ci sono passati sopra gli anfibi delle forze dell’ordine, mentre le forze del disordine li aggiravano con rispetto.
«A giugno ho scoperto che la gente No Tav sapeva un sacco di cose sulla lavanda, c’era chi ne sapeva più di me. Una volta invece ho provato a spiegare a un militare cosa facevo in quei campi e quello mi ha detto: coltivi che?». Il Freccia sbuffa nel freddo del mattino a due passi dalla stazione di Chiomonte, serra alcolica di ubriachi sempre più abitudinari. Il Freccia arrotola pensieri e sigarette, pigia nello zaino gli aneddoti. Destinazione Ijoukak, monti dell’Alto Atlante, nel centro del Marocco.
I giorni dei disordini sono stati decisivi per maturare l’idea di andare via dall’Italia. I campi pestati e i cartelli di proprietà privata divelti dai risoluti reparti speciali in quel rovente 3 luglio: «Ti dico, era meglio una coltellata». Circa 1200 piante distrutte sulle 2mila piantate nel 2011. Poi le richieste di danni da parte della Comunità montana che, a sei mesi di distanza, non hanno ancora trovato risposte: in tutto sono 250mila euro per il territorio, quasi 10mila spetterebbero alla lavanda. Le pene di una coltivazione militarizzata e umiliata continuano dunque il loro beffardo corso.
Mario Marcellino è un figlio della valle di Susa. Padre di Venaus, madre di qui. Ha 44 anni e parla tre lingue. Dopo aver venduto la trattoria di famiglia, per dieci anni è stato lontano dall’Italia guadagnandosi da vivere così: cuoco e poi impiegato sui traghetti nella Manica, guida turistica in Messico nei siti Maya, di tutto un po’ in Canada, da Calgary a Vancouver, compreso il volontariato con i mormoni, gente altruista e ospitale all’inverosimile.
Nel 2008 Freccia torna in Italia: «E i conti non mi tornano. Ho fatto quattro lavori stagionali. Brutte esperienze, senza umanità e con mille labirinti burocratici tra assunzioni e tasse. Un’Italia che non m’aspettavo. Egoista e complicata, immobile come pochi. Vedo in giro morti che camminano. Qui non c’è anima».
Prova con la lavanda, una novità che sa di vecchio: in queste valli all’inizio del Novecento di lavanda ce n’era a tappeti, come pure canapa ed erbe aromatiche. Mulo e carretto, una scia di profumo. «Da ragazzo ho fatto studi di agraria - dice Marcellino - e sono sempre rimasto legato alla terra. Questi terreni sono adatti e ho intravisto la possibilità di sviluppare delle coltivazioni. Ho seguito l’istinto. Li ho presi in comodato d’uso, erano delle mezze foreste e ne ho bonificati 4mila metri quadrati. Poi ho comprato a Susa delle piantine e le ho piantate qui con l’aiuto di buoni amici. E’ iniziato così».
La lavanda, spiega il Freccia, una volta attecchita non ha bisogno di trattamenti e concimazioni. Le basta un terreno ben drenato, dove l’acqua non ristagni, e l’irrigazione del sole: «Le colture intensive, come quelle in Provenza dove si vedono tutti quei bei campi, sono forzate. E infatti quel tipo di lavanda sui mercati sta decadendo».
Ci sono al mondo oltre 150 tipi di lavanda. Quella che cresce in val Susa è l’angustifolia. Si raccoglie tra luglio e agosto, mentre in Marocco si fa su ad aprile. Si tagliano gambo e fiore, a mazzi. Di seguito la lavanda viene messa in un distillatore (il Freccia ne ha uno nel suo laboratorio di via Vittorio Emanuele) che la trasforma in olio essenziale. Per farne un litro ci vogliono 140 chili di raccolto. Per questo è così cara, sui mille euro al litro. L’olio di lavanda valsusina viene portato nei laboratori della Essenza Cosmetica che lo utilizzano per produrre cosmetici, saponi, shampoo, creme e detersivi. Se ne fanno anche tisane dall’effetto calmante. E’ un piccolo patrimonio di sapere, di vecchi sentieri e utilità domestiche.
Ora tutto questo va verso il declino. In estate si raccoglierà quello che è rimasto, mentre il Freccia potrebbe essere ancora in Marocco intento a cambiare vita per l’ennesima volta. Cos’è, una fuga di ideali? «Diciamo di sì. Qui c’è una mentalità da vino e patate. Non c’è dialogo con i politici e l’altruismo è un optional. Fosse per me abolirei la parola concorrenza, perché porta solo a sfruttamento delle persone e dell’ambiente. Il denaro sgretola il mondo e io non voglio appoggiare il sistema-denaro. Chi me lo fa fare a stare qui, dove non riesco a piantare i miei ideali?».
La lavanda? «Posso coltivarla in Marocco, dai berberi. Ci sono stato a prendere contatti tra ottobre e novembre, posti umili e bellissimi a quota 1800 metri. Non ti dico l’ospitalità e il rispetto delle leggi della natura. Sono andato al ministero delle acque e delle foreste e in quattro e quattr’otto mi hanno dato tutte le informazioni per mettere in piedi un’attività. Tutto chiaro, dalla tempistica alle tasse».
Allora le tue radici valsusine... «I check-point non fanno parte delle mie radici e della mia vita. Io credo nelle idee. Le idee portano dritte in bocca al mondo, alla gente. Se si sta fermi, come qui in val Susa, non si va da nessuna parte. E’ vero, ho il privilegio di conoscere la mia terra, le sue erbe. Posso viaggiare da fermo, trasmettere cultura. Ma a chi?».
Insomma, parti giovedì. Sarà la fine dell’incubo-Italia o l’inizio del sogno-Marocco? «Tutte e due le cose. Spero davvero di fare qualcosa di bello laggiù. Prima di tutto imparare l’arabo, poi imparare altre cose sulla lavanda. Comunque ho un biglietto di ritorno per il 27 aprile. Devo venire a piantare della lavanda nei miei campi militarizzati, del resto alla Digos mi chiamano affettuosamente “il black bloc della lavanda”, non posso deluderli… E poi sono un pazzo: nella lavanda ci credo ancora».
La previsione è sul migliaio di piantine. Costo: 700 euro. La Comunità montana per ora nicchia sul finanziamento. Il Freccia ci spera come in uno scudetto del Lecce. Il piano B è una colletta, indovinate di chi? Dei No Tav. Ancora loro, sempre loro.


di Ugo Splendore


febbraio 2012

Inserisci un commento

Condividi le tue opinioni su Luna Nuova

Caratteri rimanenti: 400

AGGIORNAMENTI

Exilles, auto si ribalta nella galleria Cels: due feriti lievi

Exilles, auto si ribalta nella galleria Cels: due feriti lievi

INCIDENTE

Dramma a Condove: escursionista muore colpito da una frana

Dramma a Condove: escursionista muore colpito da una frana

INCIDENTI IN MONTAGNA

S.Antonino: carambola sulla statale 25, coinvolte cinque auto

S.Antonino: carambola sulla statale 25, coinvolte cinque auto

INCIDENTE

S.Antonino: si ribalta nel bosco con l'Ape, anziano ferito

S.Antonino: si ribalta nel bosco con l'Ape, anziano ferito

VIGILI DEL FUOCO

Il boato del terremoto ripreso da una telecamera privata

Il boato del terremoto ripreso da una telecamera privata

BASSA VALLE DI SUSA

Chiusa S.Michele: tre scosse di terremoto nella notte, la più forte di magnitudo 2.7

La mappa con l'epicentro del sisma delle ore 4,05 tratta dal sito Internet dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

Chiusa S.Michele: tre scosse di terremoto nella notte, la più forte di magnitudo 2.7

SISMA

Avigliana: un tir sfonda il muro di recinzione di una casa e finisce nel giardino

Avigliana: un tir sfonda il muro di recinzione di una casa e finisce nel giardino

VIGILI DEL FUOCO

Chiusa S.Michele: a fuoco una legnaia, trattore e camper

Chiusa S.Michele: a fuoco una legnaia, trattore e camper

VIGILI DEL FUOCO

S.Antonino: le fontane danzanti illuminano il sabato sera della patronale

S.Antonino: le fontane danzanti illuminano il sabato sera della patronale

FESTA