RICAVATO IN BENEFICENZA

"Domani arriverà": il libro di Mirko Lagotto per ricordare il Covid e gli infermieri

La popolarità dopo un video piaciuto a Vasco Rossi. Cosa è successo un anno fa

06 Maggio 2021 - 23:39

"Domani arriverà": il libro di Mirko Lagotto per ricordare il Covid e gli infermieri

di UGO SPLENDORE

Mirko Lagotto, infermiere dell’ospedale di Rivoli, poco più di un anno fa è diventato famoso per un video nel quale si trasformava in combattente delle brigate anti-Covid, chiamiamole così. Medici e infermieri erano sotto tiro e dovevano bardarsi come in una guerra batteriologica: calzari, tute, guanti, mascherine, visori e cerotti contro le piaghe. Lagotto ha filmato la sua vestizione ad inizio turno nel reparto di rianimazione, dove era tutto ancora un domandarsi. Ha messo in sottofondo la canzone “Un senso” di Vasco Rossi e lo ha postato su Facebook. Il video l’ha visto il cantante, l’ha fatto girare e ne sono venute fuori tre milioni di visualizzazioni, oltre che una promessa di Vasco: “Siamo duri che durano. Ci incontreremo presto, ciao Mirko”. Non si sono ancora incontrati. E chissà se succederà.

Il giro del mondo in pochi giorni

Oggi l’affetto di quel video si è trasferito in un libro (“Domani arriverà”, citazione dalla canzone di Vasco) scritto da Lagotto con il giornalista Fabio Girelli. Il ricavato va a sostenere l’ente filantropico torinese “Doctor Cartoon Ets”, che pratica la cosiddetta ‘mascotte terapia’ per aiutare i bambini ospedalizzati o affetti da gravi handicap o patologie. Sembra chiudersi un cerchio. Il video, Vasco, la notorietà: «Il video volevo tenermelo per ricordo. Era un sabato sera, la prima notte in rianimazione. Mi dicevo: un mese fa ero a cena fuori, ora guarda dove sono, sono qui che mi vesto come in un film di fantascienza. Non avevo uno specchio, ho usato il cellulare per aiutarmi». Qualche giorno dopo decide di pubblicarlo su Facebook: «Non sono un tipo da social, non mi piace apparire. Ho messo in sottofondo la canzone di Vasco usando la prima app che mi è capitata. Roba amatoriale. Mi sembrava il quadro perfetto per descrivere ciò che stava accadendo».

Lagotto non immagina cosa stia per accadere. Ripreso da Vasco nella sua pagina Facebook, il filmato arriva a oltre un milione di visualizzazioni e circa 2mila commenti; sulla pagina di Mirko ne arrivano altrettanti, con quasi 40 mila like; sulla pagina del giornale La Voce di Rovigo oltre un milione e 200 mila visualizzazioni; sul canale YouTube del Corriere della Sera, 600mila. In tutto oltre tre milioni. Roba da influencer: «Non scherziamo - sorride Lagotto, che su Facebook è passato da 150 amici (pochi) a 2600 (tanti) - Però è un episodio che fa capire come la notorietà sui social arrivi e svanisca da un momento all’altro. Il mio post successivo, sul 1° maggio, se lo sono filato in pochi...».

Il video è diventato virale superando i confini italiani: «Mi hanno scritto dall’Argentina, dalla Polonia, dal Brasile. Commenti e messaggi in privato. Mi ha fatto molto piacere. Era un linguaggio universale. In quel periodo, in tutto il mondo c’era un argomento in comune. C’era chi stava facendo le tue stesse cose. Evidentemente c’era qualcosa di giusto in quel messaggio. In quei giorni si cominciava a parlare di morti tra medici e infermieri, un argomento molto delicato». Tra le vittime del Covid c’è Davide Cordero un ex rianimatore dell’ospedale di Rivoli che si era trasferito a lavorare a Monza. Gli hanno dedicato una targa all’ospedale di Rivoli. Ricordi dolorosi e momenti di smarrimento, di impotenza affiorano nel libro scritto con Fabio Girelli, autore di gialli.

La voce delle parole giuste

Perché questo libro, Mirko? «L’idea è nata da una chiacchierata con un grande amico, Joseph Dellapiana, che giocava con me a calcio nella Pro Collegno. Mi ha presentato Girelli e lui ha saputo trovare le parole giuste, la mia voce. Il libro è uno spaccato della mia vita, ma potrebbe essere quella di un qualunque operatore sanitario, dall’arrivo del Covid alla fine della prima ondata, circa un anno fa. C’è il racconto, attraverso i miei occhi e le mie parole, di cosa è accaduto nella prima ora del Covid negli ospedali. Il racconto di chi un giorno si è svegliato ed è andato a fare un altro lavoro in un contesto quasi surreale, vedendo i nuovi volti della vita, della morte, dell’ospedale, del rapporto con amici e colleghi». Già gli infermieri. Prima eroi e cavalieri, poi presi di mira. Ambulanze prese a pietrate, frecciate sui social a una categoria che deve anche combattere i pregiudizi. «Se non altro con questa pandemia la nostra categoria è uscita dall’ombra e da tanti stereotipi negativi - dice Lagotto - Una categoria che si è fatta sentire poco in passato. Pochi sanno che alle spalle c’è un corso di laurea triennale, corsi di specializzazione, stipendi tra i più bassi in Europa».

«Senza unità, non se ne esce»

Elogiato, ma anche attaccato per il video («Qualcuno è riuscito a dire che ho sfruttato i morti del Covid per raggiungere la notorietà, per andare all’Isola dei Famosi...»), Mirko Lagotto affida a “Domani arriverà” le memorie di quei giorni che un anno fa hanno cambiato le nostre vite e invita alla riflessione su come stiamo vivendo l’emergenza: «Siamo tutti stanchi. Stiamo cercando di vedere la luce. Il vaccino è l’unica speranza. La mia idea è che se non si fa unità su questa strada, non se ne esce: a ottobre saremo di nuovo alle prese con un’ondata. Il che vuol dire che sarà di nuovo tutto chiuso, che non lavoreremo, che non potremo andare al cinema, al ristorante e in palestra. In questo periodo tutti dipendiamo da tutti: questa è la realtà. Ai No Vax posso solo dire che è facile fare i No Vax fino a quando c’è posto in ospedale...». Altra riflessione pesante va fatta sulla politica: «Ancora una volta ha perso l’occasione di fare qualcosa di buono: la propaganda ha diviso il pensiero tra i sì e i no, una cosa meschina, facendo in modo che molti, ancora più disorientati, si affidassero a notizie false e incontrollate sull’esistenza del virus e sulla validità dei vaccini».

Mirko Lagotto ha 37 anni, è nato a Venaria e vive a Collegno. Fa l’infermiere da 12 anni: «Due in ortopedia, dieci in sala operatoria. La mia vita è lì, in quelle sale. Non potrei farne a meno, non saprei fare altro. Proprio in questo anno di pandemia ho capito quanto mi piaccia il mio lavoro. Mi manca tantissimo la routine quotidiana, data per scontata». Il libro è anche questo: la forza di una presenza, di un lavoro, di una dedizione. «Ho una memoria frammentata di quel periodo. Forse sono quei meccanismi di difesa della mente, che ti porta a dimenticare. Ma non possiamo scordarci di quei giorni. La rianimazione all’ospedale di Rivoli era passata da 5 a 19 posti. Ci ho prestato servizio per periodi di un mese, alternati a periodi nei reparti. Ancora oggi vedo i colleghi della rianimazione tutti bardati, otto ore intere. In ospedale funzionava tutto, a parte i primi giorni, in cui l’Italia era spiazzata. È montato tutto improvvisamente: da giornata tranquilla a tsunami, così. Sembrava un film. Eravamo tutti vestiti uguali, non riconoscevi i colleghi. Ci scrivevamo i nomi sulle tute, qualcuno ha fatto della becera ironia dicendo che non eravamo messi poi così male se trovavamo il tempo per scrivere sulle tute... Tanti colleghi sono andati in tilt, e anche io ho pensato per un attimo di cambiare lavoro. C’era il rischio di mettere a repentaglio la vita dei nostri cari, infettandoli».

Uguali a Vasco Rossi

E Vasco? Ci hai mai parlato? «No. I rapporti li tiene Chiara, una sua collaboratrice. Spero un giorno di incontrarlo. Gli ho mandato il libro, con dedica. In quei giorni anche lui era a casa, con il lavoro bloccato. Il Covid ci ha resi tutti uguali: infermieri, star della musica, persone comuni. Non c’erano differenze di classe, di denaro, di prestigio. Subivamo le stesse privazioni».

Proventi a ‘Doctor Cartoon’ e prefazione di Iva Zanicchi

Uscito il 22 aprile per la Bonfirraro, casa editrice di Enna (Sicilia), 150 pagine, costo 15,90 euro, “Domani arriverà” è stato scritto da Mirko Lagotto e Fabio Girelli. La toccante prefazione è di Iva Zanicchi: la cantante ha perso il fratello per il Covid, senza nemmeno poterlo salutare. «Abbiamo iniziato a scriverlo un anno fa, volevamo farlo uscire dopo l’estate, ma purtroppo anche l’editoria ha rallentato moltissimo e ci è voluto quasi un anno per approdare in libreria», spiega Lagotto. Il libro si trova su tutte le piattaforme di vendita. In libreria sta andando bene nel Bresciano, in Veneto, in Sicilia e in Puglia. Parte dei proventi della vendita del libro andranno a Doctor Cartoon, ente filantropico (nato nel 2015) che supporta emotivamente ed economicamente i minori svantaggiati praticando la ‘mascotte terapia’ nei reparti pediatrici ospedalieri e sovvenzionando l’assistenza socio-sanitaria ai minori affetti da gravi handicap o patologie. La mascotte terapia, nota anche come ‘terapia del peluche’, tende a restituire al bambino il ‘calore’ del peluche in un contesto ospedaliero, con la funzione di facilitare il processo di cura, utilizzando la risata e il divertimento come strumenti terapeutici.

su Luna Nuova di venerdì 7 maggio 2021

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