lunanuova.it - Feed Notizie http://www.lunanuova.it lunanuova.it http://www.lunanuova.it/images/logores.jpg lunanuova http://www.lunanuova.it Panorami: Truc del Serro, alla ricerca del sole http://www.lunanuova.it/news/434362/Panorami__Truc_del_Serro__alla_ricerca_del_sole.html

Panorami. Si chiama così la pagina che teniamo a battesimo oggi e realizzata in collaborazione con la sezione Cai di Bussoleno. Panorami di montagna, quello degli itinerari che un paio di volte al mese i camminatori più esperti della sezione proporranno ai lettori, spaziando dagli angoli più nascosti della valle ad escursioni in tutto il Nord-Ovest, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, con qualche capatina in Francia e sulle ruote artigliate. Ma anche una vasta occhiata panoramica su tutto quello che è montagna, appuntamenti, serate, progetti. La prima proposta è una passeggiata invernale sulla montagna condovese, a cura di Alessandro Martoglio. Un inizio soft, al sole, per non sentire troppo i rigori di gennaio e febbraio. Mettetivi scarpe comode, il viaggio inizia.


su Luna Nuova di martedì 24 gennaio 2017

 


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Mon, 23 Jan 2017 22:50:14 +0100
Flavescenza dorata, il nemico è alle porte http://www.lunanuova.it/news/431638/Flavescenza_dorata__il_nemico___alle_porte.html

La prima sporadica comparsa data 2012, ma adesso è allarme rosso anche in valle di Susa per la flavescenza dorata, malattia della vite che ha rischiato di mettere in ginocchio il settore vitivinicolo del nord Italia e del Piemonte sud-orientale in particolare. Le poche piante osservate per la prima volta un paio di anni fa in un vigneto di baratuciat di Almese ora sono diventate decine, centinaia, con punte del 40 per cento di infezione in alcune vigne della media valle. Nessuna zona viticola valsusina può dirsi immune, ma è soprattutto nella fascia compresa fra Susa, Meana, Gravere e Giaglione che l'infezione si sta manifestando con maggior virulenza. Lo ha ribadito Luca Cavallo, segusino, del servizio agricoltura della Provincia, in un incontro svoltosi mercoledì nel salone polivalente di frazione S.Giuseppe a Giaglione.

su Luna Nuova di venerdì 26 settembre 2014

 


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Thu, 25 Sep 2014 22:33:22 +0100
Life Wolfalps: 6 milioni per tutelare il lupo http://www.lunanuova.it/news/431603/Life_Wolfalps__6_milioni_per_tutelare_il_lupo.html

Sei milioni di euro in cinque anni, dal 1° settembre dell'anno scorso al 31 maggio 2018. Oltre quattro milioni di contributo europeo. È il progetto "Wolf in the Alps, il lupo nelle Alpi: azioni coordinate per la conservazione del lupo nelle aree chiave e oltre", presentato giovedì scorso a Torino. L’obiettivo finale di “Life Wolfalps", l'acronimo scelto dalle aree protette, fra cui l'ente parco delle Alpi Cozie, e degli enti che l'hanno adottato, è quello di implementare e coordinare azioni di conservazione della popolazione alpina di lupo nelle cosiddette “core areas” (aree chiave particolarmente importanti per la specie) e nell’intero ecosistema alpino, da ovest a est, per favorire la costituzione di un regime di convivenza stabile tra lupo e attività economiche, in particolare quelle di allevamento, nei territori di naturale ricolonizzazione del predatore.

su Luna Nuova di martedì 16 settembre 2014

 


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Mon, 15 Sep 2014 22:13:58 +0100
E l'orso ritorna sui monti http://www.lunanuova.it/news/431565/E_l_orso_ritorna_sui_monti.html

Anche l’orso, dopo il lupo, potrebbe tornare a colonizzare le montagne della valle di Susa? Il punto interrogativo ed il condizionale sono d’obbligo, almeno per il momento. Tuttavia le segnalazioni in questi anni, pur sporadiche, non sono mancate. Un esemplare è stato visto ai margini del parco Orsiera, sulle pendici del monte Ciantiplagna, mentre è dell’inizio di agosto l’avvistamento di un esemplare giovane a Valdellatorre, ai piedi del Musinè. Non proprio un posto dove ti aspetteresti di incrociare lo sguardo con il plantigrado, ma la segnalazione è stata avvalorata anche con un’immagine colta al volo con il telefonino da una 19enne del luogo. «Stavo passeggiando lungo il greto del torrente Casternone - racconta la giovane fotografa - di tutto mi sarei aspettata di incontrare fuorchè un orso, eppure è spuntato dai cespugli, la sua sagoma è inconfondibile, ho fatto in tempo a scattare una foto e poi è sparito, mi sembrava non di grossa taglia, sicuramente giovane, è stata un’emozione». Il suo scatto, consegnato alla polizia municipale, che lo ha poi diffuso al servizio di tutela della flora e della fauna della Provincia, d’altronde, al netto di improbabili “taroccamenti”, è inequivocabile.

su Luna Nuova di venerdì 5 settembre 2014

 


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Thu, 04 Sep 2014 21:43:00 +0100
Cinipide, il castagneto sta vincendo la battaglia http://www.lunanuova.it/news/430342/Cinipide__il_castagneto_sta_vincendo_la_battaglia.html

In molti, anche fra gli stessi produttori, erano già pronti a mettere una pietra tombale sopra la castanicoltura valsusina, eccellenza plurisecolare passata indenne attraverso numerosi attacchi e all’abbandono della montagna e da alcuni anni seriamente minacciata dal cinipide galligeno, la peste con gli occhi a mandorla arrivata dall’oriente a Cuneo nel 2000 e da lì ormai propagatasi in tutta Europa. Invece i castagneti valsusini stanno reagendo bene alle cure messe in campo da parte del settore fitopatologico della Regione, dell’Università di Torino, dalla Comunità montana, dall’Associazione produttori di marrone e dalla cooperativa La Maruna. Meglio forse di quello che si potesse immaginare soltanto alcuni mesi fa. In valle è arrivata ieri, via mail dal settore fitosanitario della Regione, la prima tabella ufficiale delle percentuali di parassitizzazione delle galle di cinipide, che mostrano come il Torymus sinensis, l’insetto introdotto con vari lanci in questi ultimi anni che va a colonizzare le galle di cinipide, ponendo un freno al suo proliferare, fino ad oggi incontrollato, nutrendosi delle larve del patogeno.

su Luna Nuova di martedì 16 luglio

 

 

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Mon, 15 Jul 2013 23:24:05 +0100
Arrivano le cicogne nei campi di Collegno http://www.lunanuova.it/news/429108/Arrivano_le_cicogne_nei_campi_di_Collegno.html È iniziata la migrazione autunnale degli uccelli e, sugli ultimi prati rimasti tra Pianezza e Savonera, sono comparse addirittura le cicogne. Un piccolo gruppo è stato avvistato ieri mattina su un fazzoletto di erba appena pascolata accanto alla tangenziale dalle parti dell’Ikea, in mezzo ai gabbiani reali che normalmente svernano sulla discarica di Cassagna. Quelle avvistate ieri a Collegno arrivano, quasi certamente, dall’Europa dell’Est e sono in viaggio verso lo Stretto di Gibilterra e il Marocco dove passeranno l’inverno.

Su Luna Nuova di venerdì 5 ottobre

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Thu, 04 Oct 2012 20:05:00 +0100
Lo stambecco bianco figlio di una capra http://www.lunanuova.it/news/428029/Lo_stambecco_bianco_figlio_di_una_capra.html

E’ una vera e propria bizzarria della natura quella che si sono trovati di fronte due escursionisti nella tarda mattinata del lunedì di Pasquetta, sulla vecchia e malandata strada militare che dalle ultime baite della val Clarea risale per tre ore abbondanti di cammino fino al colle Clapier, il confine con la Francia e il punto in cui alcuni anni fa le comunità di Giaglione e Bramans hanno deciso di sancire il loro gemellaggio. Nelle immagini fermate dal teleobiettivo due strani ungulati, con tutta probabilità madre e figlio, una via di mezzo tra selvatici e capre domestiche, che pascolavano tranquillamente poco sotto il vecchio ponte militare del 1931, in località Planboc, nei pressi delle baite Bonomen, a circa 1700 metri di quota.

su Luna Nuova di venerdì 13 aprile

 

 

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Thu, 12 Apr 2012 23:21:00 +0100
I lupetti abitano nel cuore dell'Orsiera http://www.lunanuova.it/news/427634/I_lupetti_abitano_nel_cuore_dell_Orsiera.html

Era stato il primo a filmare il branco di lupi dell’Orsiera, quattro esemplari nel vallone degli Adretti, al confine tra Mattie e Meana, un posto che in dialetto locale è conosciuto come “La Mianda”. Ora Ezio Giuliano, il videoamatore di Chianocco che ha legato il proprio nome alle immagini della vita selvatica ed un particolare del predatore recentemente tornato a colonizzare le Alpi, ha ampliato il proprio archivio lupo con un evento straordinario, la cucciolata. Intensi minuti di vita del branco dell’Orsiera, con cinque piccoli che iniziano a muovere i loro primi passi in uno scosceso canalone tra lunga erba verde, cespugli di rododendro e cirmoli.

su Luna Nuova di venerdì 24 febbraio

 


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Thu, 23 Feb 2012 22:39:00 +0100
Mufloni avvistati tra Bussoleno e Chianocco http://www.lunanuova.it/news/427394/Mufloni_avvistati_tra_Bussoleno_e_Chianocco.html Qualcuno li scambia per cervi, per grossi caprioli. Invece si tratta di mufloni. Sì, mufloni, animali non proprio autoctoni e che invece hanno fatto la loro comparsa sulle montagne tra Bussoleno e Chianocco. E che ora sono stati avvistati, più volte, anche nel fondovalle. Il fatto che il muflone abbia colonizzato una zona della valle di Susa non è una novità. I primi avvistamenti, sulla montagna tra Chianocco e Bussoleno, datano ormai tre anni fa, ma è soltanto nelle ultime settimane che i tre esemplari, un maschio e due femmine, forse spinti dalla fame, hanno deciso di scendere decisamente a valle. «Molto probabilmente si tratta di animali che hanno risalito la valle di Lanzo, dove esiste un insediamento ormai consolidato, per poi scollinare qui da noi - spiegano Aldo Tolosano e Piero Usseglio del servizio tutela della flora e della fauna provinciale, che stanno monitorando gli animali - prima si erano stanziati nella fascia mediana della montagna, tra il Molè e Pietrabianca, poi sono scesi verso l’Argiassera e adesso hanno raggiunto il fondovalle».

su Luna Nuova di martedì 31 gennaio

 

 

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Mon, 30 Jan 2012 20:37:00 +0100
Il Sangone sorvegliato speciale http://www.lunanuova.it/news/427321/Il_Sangone_sorvegliato_speciale.html

Il Sangone è uno dei corpi idrici più compromessi della provincia di Torino. Per rispettare le normative nazionali, deve essere recuperato raggiungendo un livello di valutazione delle acque pari a “buono” nei prossimi anni, ma la situazione, soprattutto nella parte bassa, ovvero quella più vicina alle città, non è semplice. Lo dicono i dati raccolti dalla Regione e dall’Arpa tra 2009 e 2010, presentati nell’ambito del piano d’azione del contratto di fiume relativo al torrente. I dati del 2011 saranno invece disponibili in primavera. La riduzione dell’inquinamento passa attraverso il contenimento degli scarichi, e qui entra in gioco anche la Provincia, ovvero l’ente che rilascia l’autorizzazione allo scarico di acque reflue.

Su Luna Nuova di venerdì 20 gennaio



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Thu, 19 Jan 2012 23:25:00 +0100
Moncenisio, paradiso tra terra e cielo http://www.lunanuova.it/news/427200/Moncenisio__paradiso_tra_terra_e_cielo.html

Arriva l’estate e a volte quasi ci dimentichiamo di avere a pochi chilometri da casa uno dei paesaggi alpini più belli che i nostri occhi possano desiderare. Il Moncenisio è così. Roba da fare un “voto” e andarci almeno una volta all’anno. Sai già il panorama mozzafiato che ti aspetta, ma ogni volta che ci vai è quasi come se fosse la prima volta. Ogni volta una sensazione diversa. Colori diversi. Ombre diverse. Ogni volta nuovo nel suo essere immutabile. Passata la piana di San Nicolao, le mitiche “scale” di età napoleonica e ciò che rimane dell’antico villaggio della “Gran Croce”, quel piccolo mondo che ti si spalanca davanti è una pagina dal fascino primordiale, sospesa tra i contrasti offerti da madre natura e la gloriosa storia di “porta millenaria delle Alpi”.
Formula forse abusata, questa. La si trova un po’ in tutte le pubblicazioni che parlano del valico che unisce Francia e Italia, ma è così. Il suo destino è sempre stato quello di una terra di passaggio: i primi allevatori di renne in cerca di pascoli, Annibale e i suoi elefanti nel nome dell’impero romano, i pellegrini del medioevo, mercanti, mulattieri e militari. Oggi il Moncenisio, 2038 metri d’altitudine, è anzitutto terra d’alpeggi: se ne contano più di 25, per un totale di oltre mille vacche destinate alla produzione del celebre formaggio Beaufort. Un segno di come il tradizionale allevamento dei bovini, un tempo motore del sostentamento dei villaggi di montagna, abbia saputo adattarsi e modernizzarsi, trasformando l’alpeggio in un mondo economicamente autosufficiente.
Con tutto questo si sposa la sua odierna vocazione turistica di terra di confine tra l’alta Maurienne, la val Cenischia e la valle di Susa. Andarci in primavera, quando l’ultima neve fa spazio ai primi pallidi raggi di sole, significa riscoprire quanta storia è sommersa sotto le acque del grande bacino artificiale che bagna il “Plan des fontainettes”. La grandiosa diga costruita nel 1968 dalla compagnia elettrica francese Edf ha inabissato tutto quello che c’era, innalzando di una cinquantina di metri il livello preesistente, ma ai primi di maggio le acque del grande invaso, “divorate” dalle centrali idroelettriche di Villarodin e Venaus, tornano agli antichi limiti del lago naturale svelando quel piccolo mondo antico decantato da centinaia di viaggiatori nel corso dei secoli.
Un “paesaggio lunare” scandito da zolle fangose, vecchi tracciati stradali, i resti del boschetto di larici, del Ponte Rosso e di altri pochi ruderi dell’era napoleonica. L’antico Ospizio il simbolo per eccellenza di questa memoria sommersa: fondato da Ludovico il Pio nell’825, conservò per secoli la mission di dare assistenza e ospitalità a pellegrini e viandanti, tra cui grandi nomi come Napoleone e papa Pio VII, diventando nel ‘900 la caserma che ospitava le guardie di valico a presidio delle numerose fortificazioni. Proprio in onore dell’antico Ospizio è stata eretta dall’Edf quella che oggi è un po’ l’icona del Moncenisio, immancabile su ogni cartolina del grande valico: la caratteristica piramide che svetta dal “Plan des fontainettes”, baricentro tra Parigi e Roma.
Una forma monumentale che indirettamente evoca i fasti dell’età napoleonica, visto che proprio Napoleone cullava il desiderio di costruire sulla piana del Moncenisio un grande monumento alla gloria del suo impero. La piramide ospita la caratteristica chiesetta davanti alla quale, ogni terza domenica di luglio, si tiene l’Alpage, ideato sul finire degli anni ’70 dai comuni di Novalesa e Lanslebourg come momento di festa ed incontro tra i due versanti di una montagna che, archiviate le dispute del passato, deve unire e non dividere. Nel seminterrato, con ingresso laterale, un piccolo museo, sicuramente uno dei più ad alta quota di tutta Europa, che tra luglio e agosto accoglie fino a 10mila visitatori. Qui l’associazione “Amici del Moncenisio” presenta un’esposizione permanente che permette di rivisitare la storia del valico attraverso i passaggi più celebri, da Annibale in poi.
Ma d’estate, come non parlare di fiori. Dal mese di giugno i prati del Moncenisio si colorano di una flora ricca e variegata: la posizione, il clima, l’incrocio dei venti e la varietà geologica dei tipi di suolo hanno fatto di questo valico alpino una delle località di maggior valore per la botanica europea. Al colle si contano non meno di 700 specie vegetali differenti, molte delle quali sono state denominate “cenisiane” proprio perché descritte e osservate per la prima volta al Moncenisio. Non è allora un caso se ai piedi della piramide, lungo il pendio che scende verso il lago, troviamo il “Giardino alpino del Moncenisio”, un piccolo museo a cielo aperto che comprende ormai la flora di tutti i massicci montani d’Europa.
Ma il valico è stato anche territorio bellico, frutto dei rapporti tutt’altro che idilliaci tra Italia e Francia che segnarono il periodo a cavallo tra fine ‘800 e inizio ‘900. Ecco cosa ci stanno a fare le sei fortificazioni ottocentesche ancora oggi meta di camminate ed escursioni. Quello meglio conservato è senza dubbio il forte del Roncia, uno dei primi costruiti al Moncenisio, l’unico visitabile ed accessibile al grande pubblico che all’interno può ammirarvi un’esposizione tematica. L’altro ancora in discrete condizioni è il forte del Varisello, a forma di pentagono, situato all’estremità sud-est del lago e facilmente raggiungibile anche in auto, percorrendo la strada bianca che corre sulla sommità della diga. Altrettanto caratteristici, anche se ormai in rovina, sono i forti del Monte Freddo (verso il Piccolo Moncenisio), della Turra, del Malamot e di Pattacreuse (direzione strada militare dopo la diga).
Queste sono solo alcune delle tante ragioni per cui il Moncenisio val bene una capatina estiva. L’ideale per una gita in moto, per un’escursione in mountain-bike, per chi ama inerpicarsi sui sentieri di montagna, ascoltando quello che la natura ha da suggerirci. Un paradiso per chi vuole godersi una giornata di puro relax, dedicandosi alla tintarella sulle sponde del lago. E che dire della pacifica e discreta invasione del popolo dei camperisti. Per loro c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Grazie all’assenza totale di divieti, ogni angolo è potenzialmente quello buono, escluse ovviamente le aree troppo vicine al lago artificiale, soggette in qualsiasi momento a possibili innalzamenti di livello.
Un punto dei punti sosta più ambiti è quello che, oltrepassati i due bar-ristoranti, si raggiunge seguendo le indicazioni per la scuola di vela, svoltando a sinistra: si scende per circa un chilometro lungo una strada asfaltata piuttosto ripida fino a raggiungere un ampio slargo, ottimale per i camper. Un’avvertenza che è bene non dimenticarsi: le acque del lago, provenienti dai ghiacciai delle fonti dell’Arc (Bonneval), del Rocciamelone e dal lago di Aussois, non superano mai i 9° e non sono pertanto balneabili. E poi permetteteci un consiglio ai camperisti: portatevi qualche maglione spesso in più e la notte, se il meteo lo permette, stendetevi in un prato e godetevi la poesia del firmamento. La completa oscurità e il silenzio assoluto sono due compagni di viaggio impareggiabili per uno spettacolo che vale davvero il prezzo del biglietto.

di Marco Giavelli

2 agosto 2011

 

 


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Fri, 30 Dec 2011 16:12:16 +0100
Le terme di Malano: relax dove finiva l'impero romano http://www.lunanuova.it/news/427199/Le_terme_di_Malano__relax_dove_finiva_l_impero_romano.html

E’ ormai certo: la “Statio ad Fines” situata nel sito di Malano era fornita di un impianto termale. Lo confermano gli ultimi scavi archeologici conclusi il 20 ottobre, promossi e finanziati dal Comune. Il lavoro di scavo effettuato dall’archeologo Gabriele Gatti, iniziato quest’estate e proseguito in autunno nella frazione Drubiaglio, ha, infatti, portato alla luce parte di una vasca che probabilmente conteneva l’acqua che serviva alle terme. Ora sono visibili i tre lati del muro di contenimento.
Quando gli archeologi hanno iniziato a scavare non immaginavano che di lì a poco avrebbero fatto questa scoperta sorprendente: in epoca romana, nei primi secoli dell’era cristiana, a Malano c’erano le terme. «La realtà di questo sito appare più complessa del previsto - spiega Federico Barello, ispettore della Soprintendenza ai beni archeologici del Piemonte - ma questa scoperta conferma che era un luogo importante ed è la prima occasione per verificare, come pensiamo, che le terme c’erano davvero». L’obiettivo di questi scavi, aggiunge Barello, era verificare i livelli profondi dell’edificio per capirne le varie stratificazioni che si sono sommate nel tempo. Così, è stato scoperto prima un ambiente circolare con una nicchia, che gli archeologi hanno individuato come impianto termale, poi la vasca. La “Statio ad Fines” doveva essere quindi anche un luogo di ritrovo pubblico, fa osservare Barello. Le terme erano un ”centro benessere” che suppliva, fra l’altro, la mancanza di analoghi  servizi nelle abitazioni private, ma anche un luogo di incontro.
Questa scoperta apre nuovi scenari, che avrebbero bisogno di ulteriori verifiche, ma esistono almeno due ordini di problemi. Da una parte la carenza di fondi, dall’altra la presenza di insediamenti abitativi sull’area su cui era costruita la “Statio ad Fines”. Parrebbe dunque impossibile proseguire gli scavi per farne emergere tutta la consistenza del impianto termale individuato.
«L’importante scoperta  conferma che era giusta la scelta di realizzare  questo scavo, al quale hanno contribuito anche i ragazzi che hanno partecipato allo stage di educazione ambientale - osserva l’assessore Luca Brunatti - e ciò  induce a promuovere e sostenere un’altra campagna la prossima primavera». Sul progetto di valorizzazione della “Statio ad Fines” l’amministrazione aviglianese vorrebbe coinvolgere anche Almese e Caselette, realizzando a Malano un centro didattico ed un museo nell’edificio di proprietà comunale esistente sull’area, che dovrà essere ristrutturato.
Tra l’altro proprio alla fine di ottobre è iniziato un laboratorio di progettazione del corso di laurea in conservazione dei beni architettonici della facoltà di architettura di Torino. Gli studenti del primo anno della laurea magistrale, coordinati dai docenti Luca Barello, Clara Bertolini, Stefano Invernizzi e Luca Dal Pozzolo elaboreranno entro la fine di gennaio del 2012 delle proposte per la sistemazione del museo e dell’area archeologica.

di Eva Monti

25 ottobre 2011



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Fri, 30 Dec 2011 15:51:00 +0100
Stop ai motori sui sentieri di montagna http://www.lunanuova.it/news/427197/Stop_ai_motori_sui_sentieri_di_montagna.html

Per l’ennesima volta è stata presentata alla giunta regionale una proposta di legge per consentire l’accesso libero a tutta la rete sentieristica di moto, trial, quad e altri mezzi a motore. Ad oggi la legislazione, sebbene non sia ampiamente rispettata per carenza sui controlli, pone dei vincoli assolutamente precisi e rigidi sull’argomento. Il Cai di Torino ha avviato a questo proposito una raccolta firme per chiedere invece di vietare la circolazione.
«La frequentazione escursionistica della montagna nelle sue varie declinazioni (alpinismo, scialpinismo, trekking, ciclismo) è divenuta sempre più consistente al punto da essere un tassello fondamentale nell’offerta turistica ed importante volano dello sviluppo economico delle terre alte - si legge nel documento che accompagna la raccolta firme - La convivenza di pedoni e ciclisti e motociclisti su sentieri, mulattiere e tratturi è difficilmente praticabile, se non impossibile: le dimensioni ridotte di tali percorsi a fondo naturale non permettono l’utilizzo contemporaneo da parte delle due categorie di fruitori, con la conseguenza che laddove si permettesse la circolazione dei mezzi motorizzati a scopo ludico, ricreativo e sportivo sugli itinerari summenzionati, essi sarebbero abbandonati dai pedoni e dai ciclisti con il rischio di un gravissimo pregiudizio economico. La circolazione dei mezzi motorizzati sulle strade a fondo naturale impatta profondamente sull’ambiente naturale e sull’ecosistema e, se resa possibile, imporrebbe agli enti gestori di esse di attivarsi per posizionare la segnaletica e garantire idonee condizioni di sicurezza, con il rischio di responsabilità per danni laddove tali interventi manchino ed abbiano luogo sinistri». Sotto il profilo giuridico il codice della strada non autorizza la circolazione delle moto sui sentieri. L’articolo 2 definisce “strada” l’area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali. Sentiero, mulattiera o tratturo è la strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni o di animali. La qualifica in termini di strada del sentiero non implica che i mezzi motorizzati possano circolare su di esso: per il codice della strada è strada anche l’autostrada dove è pacifico il divieto di circolazione ai pedoni. La disciplina della fruizione sportiva, ricreativa, culturale e ludica delle strade a fondo naturale, in quanto materia turistica è quindi competenza legislativa regionale.
A complicare poi ulteriormente le cose c’è poi la difficile applicazione delle eventuali limitazioni sui diversi tratti stradali. «I provvedimenti che possiamo adottare come Comune - spiega Massimo Blanc, comandante della polizia municipale di Cesana - spesso devono fare i conti con il fatto che alcune strade sono di proprietà del demanio come avviene ad esempio sulla carrozzabile del lago Nero. Divieti di transito possono essere adottati in altri casi per motivi legati alla sicurezza come abbiamo fatto per quanto riguarda la strada che da Fenils sale allo Chaberton». Difficile quindi trovare una uniformità legislativa senza dimenticare poi i problemi di organico con cui si devono confrontare quotidianamente gli enti preposti al controllo di un territorio particolarmente esteso e complesso come quello dell’alta valle di Susa.

di Paolo Paccò

8 novembre 2011

 

 


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Thu, 29 Dec 2011 18:05:56 +0100
Nasce Etinomia, quando l'etica sposa l'economia http://www.lunanuova.it/news/427196/Nasce_Etinomia__quando_l_etica_sposa_l_economia.html

Un’ape stilizzata, simbolo di operosità, con una bilancia, icona di giustizia ed equilibrio, al posto delle ali. E’ questo il logo scelto da “Etinomia-imprenditori etici per le difesa dei beni comuni” per rappresentare quello che vuole essere molto di più di una semplice risposta No Tav alla nascita di un’altra associazione di categoria, gli “Imprenditori per il futuro della valle”, dai propositi chiaramente favorevoli all’avvio dei cantieri della grande opera, bensì un modo più consapevole e rispettoso del luogo in cui viviamo per approcciarsi al proprio lavoro. Una sorta di carta etica a cui chi aderisce mette al primo posto, davanti al pur necessario tornaconto economico, il rapporto con la propria terra e la salvaguardia dell’ambiente.
Etinomia, crasi per l’appunto di etica ed economia, due parole che molto spesso, soprattutto in un mondo in cui pullulano i furbetti, non vengono accostate volentieri, è stata presentata venerdì sera nella sala consigliare di via Traforo a Bussoleno. Per il momento sono 160 gli imprenditori e le “partite Iva” valsusine che hanno aderito all’appello, ma a giudicare dal pienone fatto registrare dalla serata c’è  da scommettere che preso il loro numero è destinato ad aumentare. «Vogliamo aprirci anche al di fuori della valle ed arrivare almeno a mille aderenti», ha annunciato a fine serata Ivano Tofoletti, uno degli ideatori di Etinomia e membro del gruppo di una ventina di volontari che ha curato la prima parte del progetto in questi mesi.
«Il nostro intento è di essere virtuali e reali - è invece sceso nello specifico il suo collega Claudio Piacenza - mettendo presto a disposizione degli associati un sito in cui ci si potranno scambiare informazioni, conoscere e far conoscere la propria produzione, i servizi offerti; un esempio per tutti: recentemente ci è capitato di avere richieste di grano bio, ma in valle non c’è questo tipo di produzione, mettendo a disposizione di tutti questa informazione qualche imprenditore agricolo potrebbe essere stimolato ad iniziarne la coltivazione; non aspettiamo occupazione calata dall’alto, ma vogliamo crearla noi, dal basso, con le piccole opere». Il sito, ha spiegato Paolo Della Giovanna, sarà una vera e propria piazza, diviso in settori merceologici, dall’agricoltura al fotovoltaico, passando per i servizi al turismo, dove «dovranno incontrarsi l’offerta con la domanda».
Dalla platea sono arrivati molti suggerimenti per l’arricchimento dello spazio virtuale e anche qualche perplessità, come quella dell’imprenditore segusino Valter Di Cesare, che ha ammesso candidamente come molti clienti del suo colorificio siano dall’altra parte della barricata, tra quelle imprese edili che fanno parte dell’associazione Imprenditori per il futuro della valle. «Etinomia e il suo sito serviranno proprio a questo, a dirottare il popolo No Tav sulle attività più etiche che ne fanno parte - ha precisato Claudio Piacenza - senza temere le fughe di clienti e le black-list». E’ dello stesso avviso Ilio Amisano, della società Esalp, che gestisce già lo sportello energia della Comunità montana, presente alla presentazione con il presidente Sandro Plano e gran parte della giunta. «Se un progetto come Etinomia non fosse stato partorito dalla valle di Susa non avrebbe potuto nascere da nessuna altra parte; siamo imprenditori, ma il nostro motto è cooperazione, non competizione». Il sito partirà nei prossimi giorni, mentre per adesioni, o anche semplici suggerimenti, si può inviare una mail all’indirizzo etinomia@gmail.com.  

di Claudio Rovere

29 novembre 2011

 

 


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Thu, 29 Dec 2011 17:50:00 +0100
Alpignano, i piccioni insozzano strade e muri http://www.lunanuova.it/news/427195/Alpignano__i_piccioni_insozzano_strade_e_muri.html

Il numero dei colombi nelle città va aumentando e si moltiplicano le proteste della popolazione e conseguentemente i tentavi delle autorità di limitare la popolazione dei volatili. In città le colonie di colombi sono presenti in vari punti, come il parcheggio di piazza VIII Marzo. Forse sfrattati dalla sede dell’ex biblioteca in via Philips, hanno scelto il palco a pochi metri. Un’altra zona che negli ultimi tempi è diventata un rifugio per gli uccelli è via Sommeiller. La sporcizia è ormai a livelli insopportabili per chi transita a piedi e soprattutto per chi ci abita. Giovanna Ferrari abita all’inizio della strada: «Passo in via Sommeiller tutti i giorni più volte e ho visto il peggioramento progressivo. L’odore è insopportabile. Nessuno vuole fare del male agli animali, ci sono soluzioni innocue, ma non abbiamo avuto risposte». La Ferrari e altri abitanti della via si sono già attivati per chiedere di risolvere il problema, ma non è andata molto bene: «Abbiamo consegnato una segnalazione scritta a settembre. Dopo un mese, qualche giorno fa, ci siamo presentati nell’ufficio ambiente». In municipio è stato detto loro che a giorni sarebbero passati a pulire la strada: «Non è stato così. Gli escrementi dei colombi sono ancora lì». Sono interessati entrambi i lati della strada, e questo rende ancora più difficile camminare: «Se si vuole schivare gli escrementi ed evitare la puzza devi camminare in mezzo alla strada, che pur non avendo un gran traffico, è comunque percorsa dalle auto». Gli uccelli ci sono sempre stati, ma solo negli ultimi mesi sono spuntati i problemi di igiene: «Prima la strada veniva pulita - spiega la Ferrari - Ora so che ci sono stati dei  tagli sul numero degli addetti alla pulizia delle strade e quindi ci sono meno passaggi, e non bastano a scrostare gli escrementi». Durante l’estate sono stati effettuati dei lavori: «Dopo l’asfaltatura non abbiamo più visto la macchina pulitrice, basterebbe un passaggio per risolvere il problema ed evitare l’accumulo». Dall’ufficio ambiente fanno sapere che «Il problema è del privato. I colombi si posano sulle case. Ci andrebbero gli spuntoni, che però non feriscano gli animali, oppure il becchime che li sterilizzi, ma per ora non è previsto nessun intervento». Ma i cittadini non ci stanno: «La pulizia della strada risolverebbe il problema. Basterebbe anche un’ordinanza che vieti di dare del cibo ai colombi». La Ferrari a breve scriverà all’Asl: «Dall’ufficio ambiente mi è stato detto che ci sono altre priorità, ma credo che l’igiene dovrebbe rientrare in queste. Comunque continueremo richiedendo un parere dell’Asl, perché non possiamo più tollerare di vedere una sporcizia così in una strada del centro storico, davanti a delle abitazioni, in più diventa pericoloso camminare in mezzo alla strada con i bambini, per evitare quello strato bianco».

di Paola Fabris

28 ottobre 2011

 

 


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Thu, 29 Dec 2011 17:41:33 +0100
Alla Maddalena si brinda con "Sensa sens" http://www.lunanuova.it/news/427194/Alla_Maddalena_si_brinda_con__Sensa_sens_.html

I vigneti della Maddalena di Chiomonte, per una volta, non sono al centro dell’attenzione per vicende legate al cantiere del tunnel geognostico e per la militarizzazione del territorio, ma per uno dei prodotti di eccellenza che anche quest’anno, nonostante tutto, hanno regalato a chi volente o nolente deve lavorare all’interno della zona rossa. Debutterà infatti lunedì a Bardonecchia, in una serata presso il ristorante Tabor di via della Stazione 6, “Sensa sens”, il primo spumante prodotto in valle di Susa proprio con uve della Maddalena. A proporlo, insieme allo chef Michele Challier ed al pasticcere Franco Ugetti, Giancarlo Martina, dell’omonima azienda agricola di Giaglione, artefice dell’esperimento-bollicine valsusine.
Si chiude così il cerchio della coraggiosa scommessa di uno dei pionieri della nuova viticoltura valsusina, che dopo le prime 60 bottiglie sperimentali di spumante realizzato l’anno scorso con la grisa roussa del Clot S.Giovanni di Giaglione, debutta ora con la prima produzione significativa. Accanto allo spumante rosato prodotto con la grisa roussa in una quantità di poco superiore alle 400 bottiglie, che si chiamerà “Disgenà”, ci saranno 500 bottiglie di “Sensa sens”, bollicine ottenute con metodo classico dalla spumantizzazione delle uve chardonnay di Chiomonte. Sensa sens ha colore giallo dorato, profumo con evidenti note di frutta secca che si esprimono nelle sensazioni aromatiche, strutturato, morbido, persistente con finale dolce, il tutto sostenuto da 13,5° alcolici. Suo cugino “Disgenà” è invece meno potente da questo punto di vista, con 12,5°, con spuma molta intensa e persistente, molto aromatico, con spiccati sentori di uva e ribes e con una leggera nota vegetale.
Un traguardo importante per il settore vitivinicolo valsusino, non soltanto per Giancarlo Martina, che è soddisfatto per aver portato a termine la prima parte del suo coraggioso progetto-bollicine: «E’ stata dura, ma alla fine, grazie al decisivo aiuto dell’enologo Maurizio Forgia, posso ritenermi soddisfatto, i due spumanti vanno a completare la gamma della mia cantina, che può spaziare così dai rossi, ai bianchi, ai rosati, fino al passito e alle bollicine». Le poco meno di mille bottiglie sono praticamente già piazzate sul mercato, nella nicchia di appassionati e ristoratori alla continua ricerca di queste perle enologiche. Per chi volesse degustarlo in antemprima l’appuntamento è lunedì 5 dicembre alle 20 presso il ristorante Tabor di Bardonecchia, 0122/ 901201, info@hotelrive.it.   

di Claudio Rovere

2 dicembre 2011

 

 


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Thu, 29 Dec 2011 17:28:00 +0100
Sos territorio: a rischio i fondi per la manutenzione http://www.lunanuova.it/news/427193/Sos_territorio__a_rischio_i_fondi_per_la_manutenzione.html

Se due domeniche fa non è successo il finimondo lo si deve, in parte, anche alla manutenzione idrogeologica attuata da Comunità montana e Comuni in questi 10 anni. Eppure, in un colpo solo, potrebbero essere azzerati i fondi destinati a questo scopo e potrebbe essere scippato all’ente di valle il compito di curare il territorio. «In questi anni di esperienza - ci tengono a dire i tecnici della Comunità montana valle Susa e val Sangone - abbiamo calcolato che una corretta manutenzione dei corsi d’acqua e dei versanti fa risparmiare da 5 a 10 volte i fondi che altrimenti devono essere impegnati negli interventi straordinari per riparare i danni delle alluvioni, anche di quelle piccole e circoscritte».
In più, il sistema di manutenzione messo in piedi, permette di fare lavorare le aziende agricole montane al servizio del territorio. Se in alta valle i lavori vengono eseguiti dagli operai del Consorzio forestale, in val Sangone si affidano a una cooperativa di produttori agricoli mentre, in bassa valle di Susa, vengono coinvolte una quarantina di aziende agroforestali.
In questi anni gli uffici della Comunità montana hanno anche accumulato un patrimonio prezioso di conoscenze e professionalità che rischia di andare disperso. «Finora scontavamo solo i ritardi nei pagamenti - ricorda Rino Marceca, assessore alla difesa del suolo e alla manutenzione ambientale in Comunità montana - Ma dal prossimo anno c’è il rischio che da una parte sparisca la Comunità montana, e dall’altra vengano cancellati i fondi per la manutenzione idrogeologica della montagna».
Dal 2003, infatti, la manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua secondari in montagna viene effettuata dalle Comunità montane utilizzando i “famosi” fondi Ato, cioè una ripartizione della quota del 5 per cento pagata da tutti gli utenti del servizio idrico, destinata a suo tempo proprio per la manutenzione del territorio. Non dappertutto è così. Fu la giunta provinciale guidata da Mercedes Bresso, nella costituzione dell’Autorità d’ambito ottimale provinciale, a patteggiare con le Comunità e i Comuni montani questa scelta. Fu un modo per convincere buona parte dei Comuni montani allora riluttanti, a fare parte del nuovo sistema integrato rinunciando alla gestione diretta dei propri acquedotti che in molte zone comportava, per la prima volta, il pagamento di una bolletta per l’acqua.
Per giustificare questo utilizzo si operò una specie di forzatura nell’interpretazione della legge che era soprattutto pensata per acquedotti e fognature. Il 5 per cento (nei primi anni era il 3, poi il 4) venne destinato alla manutenzione idrogeologica perché fu considerata una condizione essenziale per difendere gli approvvigionamenti idrici, che in buona parte sono proprio in montagna e che servono anche le aree urbane di pianura. Con questa scusa l’Ato, in accordo con le Comunità montane, stilò un regolamento che elencava le opere possibili. In queste entrarono, per esempio, le manutenzioni delle zone di captazione delle sorgenti, ma anche la pulizia degli alvei dei rii che in caso di esondazione avrebbero potuto mettere in crisi il sistema di approvvigionamento idrico; la manutenzione delle sponde e della viabilità di servizio; la manutenzione forestale. In qualche caso è stato possibile anche fare passare il ripristino di piccoli ponti portati via dalle piene, ma, in linea di massima, si tratta di “manutenzione ordinaria”. Le “opere” vere e proprie non sono esplicitamente previste. Per stare dentro i finanziamenti e per evitare che i soldi vengano sprecati in interventi inutili, le Comunità montane devono presentare, ogni sette anni, propri piani di manutenzione che vengono discussi con l’Ato. Quello in vigore è datato 2005. In queste settimane si sta discutendo del piano che partirà dal 2012.
Il valore dei lavori eseguiti con i fondi Ato, dal 2003 al 2011, è di oltre 12 milioni 49mila euro. Tutti soldi spesi in valle di Susa e val Sangone, a favore delle valli e dando lavoro a gente delle valli. «Il fabbisogno annuale - continuano Marceca e i tecnici - Si è attestato ormai sui 3 milioni e mezzo di euro. Con la certezza di questa cifra, che avrebbe dovuto essere garantita tutti gli anni, riusciamo a pianificare sul territorio una manutenzione perlomeno sufficiente. Anche se i ritardi nei pagamenti ci hanno sempre messo in difficoltà. Per capirci, un sistema che funziona non è mai stato pienamente efficiente: da Torino aspettiamo ancora la seconda tranche dei finanziamenti per le opere eseguite nel 2009».
Con questi soldi, ogni anno vengono disalveati rii dove si è accumulato materiale alluvionale, si taglia la vegetazione in alveo in base a un disciplinare regionale, di puliscono fossi di scolo, si realizzano scoli per le strade di montagna che altrimenti si trasformerebbero un alvei in piena ad ogni temporale. Tutti lavori eseguiti fuori dai centri abitati, dove la competenza resta, invece, comunale. In questi anni sono stati interessati tutti i nostri “laterali”: dal Pissaglio al Messa, dal Prebech al Gerardo, dal Sessi al Gravio, dal rio Rocciamelone al Bard, dal Rho al Clarea, fino ai rii della val Sangone.
Ma, come detto, c’è il rischio concreto che i soldi non ci siano più e che il nuovo piano sia solo carta straccia. La finanziaria del 2008 ha decretato che gli Ato vanno aboliti a partire da quest’anno. Una nuova legge regionale dovrebbe stabilire le nuove funzioni. Il rischio è che nella ventilata ipotesi che le funzioni dell’Ato passino alle Province, il 5 per cento della tariffa versata dai cittadini per l’acqua potabile e la depurazione finisca in capitoli di spesa della Provincia, o della Regione, magari esclusivamente dedicati alla risorsa idrica, oppure al generico capitolo di spesa per il settore forestale regionale.
«Siamo stati convocati dall’Ato per discutere il piano degli interventi. E’ ovvio che, a questo punto, chiederemo garanzie sul mantenimento dei finanziamenti e della titolarità di spesa delle Comunità montane. Che senso ha, parlare del piano 2012-2018, quando non si ha nessuna certezza normativa?».
Infatti, l’altra grande incognita riguarda molto semplicemente la permanenza delle stesse Comunità montane. La logica dei finanziamenti finora è sempre stata “per bacino” idrologico e quindi ha seguito una programmazione “di valle”. Se alle Comunità montane dovessero essere affiancate le Unioni dei Comuni, come vuole la manovra finanziaria di luglio, e se la Regione decidesse di spezzettare le valli in diverse Unioni di Comuni, le Comunità montane potrebbero scomparire. E dunque sarebbe inutile che la Comunità montana della valle di Susa e della val Sangone si mettesse a programmare interventi che poi non potrebbe appaltare.
Un problema che investirebbe anche gli interventi anti alluvione che riguardano opere vere e proprie. In seguito all’alluvione del 2000 l’asta della Dora e quella del Sangone sono state regimate in argini completamente nuovi, in base ai Piani di assetto idrogeologico; inoltre, sono state rinforzate le opere anti erosione. I lavori, a distanza di 11 anni, non sono ancora completamente finiti.
Questi appalti fanno salire il valore legato alle opere di difesa idrogeologica gestite dalla Comunità montana a ben 56 milioni 800mila euro. In questo caso, si tratta di opere, e per di più abbastanza costose. Solo la Comunità montana (ma ci sono state opere sugli stessi fondi post alluvione, appaltate dai Comuni) ha ancora in piedi lavori per 8 milioni 400mila euro. Tra questi c’è la prossima arginatura della Dora tra Sant’Ambrogio e Vaie da un milione e 900mila euro, e i lavori per il canale scolmatore tra Sant’Antonino e Vaie da 4 milioni e mezzo. Anche in questo caso, si procede sempre con i finanziamenti in ritardo.
Ma, siccome la Comunità montana, non può ritardare i pagamenti, si è sempre cercato di usare il saldo del finanziamento regionale precedente per pagare, con la disponibilità di cassa, le ditte sul lotto successivo. «La Regione trasferiva i fondi dopo sei mesi circa. Ma adesso i tempi si sono allungati. Siamo fuori di 3 milioni di euro. Inoltre, stanno per arrivare opere decisamente costose: non potremo più utilizzare questo sistema. Se non arrivano i finanziamenti con maggiore regolarità vedremo i lavori sospesi e magari le ditte fallire. E la Comunità montana non potrà farci nulla. Ma anche per queste opere la domanda è prima di tutto: se sarà ancora la Comunità montana a doversene occupare e se continueranno a seguire una programmazione di valle».

di Massimiliano Borgia

18 novembre 2011



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Thu, 29 Dec 2011 17:17:00 +0100
Inceneritore, torna in campo il No http://www.lunanuova.it/news/427192/Inceneritore__torna_in_campo_il_No.html

L’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’inceneritore del Gerbido scade a fine anno. Senza questo documento non è possibile operare. Per questo Trm sta preparando la documentazione per chiedere l’Aia nuova per i prossimi cinque anni. La nuova Aia cambierà certamente alcune prescrizioni, che in questi anni, si sono rivelate inapplicabili o in grado di ritardare l’avvio dell’impianto.
In questo clima il comitato “Rifiuti zero” che si oppone all’incenerimento e che da anni si batte contro la “termovalorizzazione” a favore della riduzione dei rifiuti e dell’aumento del riciclaggio, chiede di nuovo il blocco dei lavori. Questa volta, lo fa presentando una petizione al Consiglio comunale di Torino (che controlla, indirettamente, Trm). Nella petizione si chiede che la realizzazione dell’impianto venga sospesa; che venga estesa la raccolta domiciliare e che si arrivi al 65 per cento di differenziata anche a Torino. Si chiede che Torino si faccia promotore di una revisione della legge regionale sui rifiuti che preveda l’obiettivo “rifiuti zero” al 2020.
Il Comitato ha, tra l’altro, ancora in sospeso un ricorso e un esposto alla giustizia amministrativa (con un’opposizione alla richiesta di archiviazione). Ma i “No inceneritore” vogliono agire anche sul rinnovo dell’Aia. «Intanto la procedura autorizzativa deve essere assolutamente trasparente - chiedono Piero Cavallari, Flaviano Inserra e Oscar Brunasso - E deve essere rimessa in discussione la scelta dell’incenerimento. Invece, la logica che prevale è sempre quella del minor rischio, come se ci fosse una soglia di rischio “accettabile”. Se un impianto del genere può aumentare le morti dovute all’inquinamento ci si può solo preoccupare di mantenere il rischio entro una soglia accettabile?».
Ma per il comitato, oltre alla comparazione con “l’opzione zero”, approfittando del rinnovo dell’Aia si devono dare risposte anche a nodi tecnici ancora irrisolti. «Si parla solo dello smaltimento delle ceneri catturate al camino, cioè contenute nei filtri. L’opzione è quella di smaltirli in siti speciali in Germania. Ma l’Aia non ha ancora detto come invece verranno smaltite le scorie, cioè le ceneri grossolane che si raccolgono sotto la griglia, che presentano gradi diversi di incenerimento a seconda delle temperature presenti nei diversi punti della camera di combustione. Noi non siamo d’accordo nel considerarle “inerti” e smaltirle in discarica o addirittura usarle per riempimenti di cave o per rilevati stradali. Sono materiali che vanno analizzati e ogni volta smaltiti a seconda di quello che ci viene trovato dentro. Non è detto che, se non sono reattivi, non possano contenere metalli, Pcb o addirittura diossine. Altra questione riguarda il rispetto dei limiti di legge per diossine e furani. La misurazione avviene solo al camino ma non viene legato il dato all’inquinamento complessivo dell’area. I cittadini hanno interesse a sapere se stanno respirando complessivamente aria inquinata e non solo quanti inquinanti escono dal camino. Torino è già piena di sforamenti dei limiti imposti dall’Unione europea all’inquinamento dell’aria».
Per il comitato esiste poi un rischio inquinamento in una possibile cattiva gestione dell’impianto una volta che dovessero prevalere logiche privatistiche. «La vendita del 40 per cento delle quote di Trm ai privati apre la strada a una gestione dove prevarrà la logica del profitto, perché i vertici della società, come accade già oggi in Sagat, saranno scelti dai soci privati che hanno solo interesse a fare profitti. A questo punto come possiamo fidarci? Chi ci assicura che, una volta in funzione, l’inceneritore sarà gestito non solo guardando ai minori costi e alla maggiore remunerazione? Perché l’impianto è pubblico? Noi non ci crediamo».
A questo proposito, per il Comitato non basta la vigilanza dei sindaci: «Il Comitato locale di controllo non può essere composto solo da sindaci e Asl. Vogliamo esserci anche noi. E’ l’unico modo per avere accesso alle informazioni ed è l’unico modo per fare pressione sugli amministratori».

di Massimiliano Borgia

6 dicembre 2011

 

 


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Thu, 29 Dec 2011 16:59:27 +0100
Aria pesante sull'area metropolitana http://www.lunanuova.it/news/427191/Aria_pesante_sull_area_metropolitana.html

Continua ad essere pessima la qualità dell’aria in tutta l’area metropolitana torinese. Sono giornate ancora molto inquinate: la situazione è destinata a migliorare solo con la debole perturbazione prevista a partire da oggi. Ma a questo punto, molti si chiedono perché Regione, Provincia e Comuni abbiano paura di prendere provvedimenti restrittivi del traffico come è stato già fatto a Roma e Milano.
Da ieri è consultabile sul portale internet www.provincia.torino.it il nuovo indice che, a differenza del precedente, che era calcolato in modo diagnostico ed era pubblicato ogni giorno in relazione a quello precedente, è di tipo previsionale ed è disponibile ogni giorno per le 48 ore successive. Rappresenta in modo sintetico lo stato della qualità dell’aria dell’agglomerato torinese attraverso un’indicazione numerica e cromatica: è calcolato su 5 livelli: 1 ottima, 2 buona, 3 accettabile, 4 cattiva, 5 pessima. Viene elaborato sulla base delle concentrazioni dei principali inquinanti presenti in atmosfera (Pm10, biossido di azoto e ozono), calcolate su base oraria da un sistema modellistico gestito da Arpa Piemonte che, a partire dalle previsioni meteorologiche e dalla stima delle emissioni degli inquinanti, simula il trasporto, la deposizione e le trasformazioni chimiche.
In prospettiva, dal 2023, se fosse operativo il sistema di trasporto pubblico progettato, con la seconda linea della metropolitana e le cinque linee ferroviarie metropolitane previste per allora, ci sarebbero significativi miglioramenti: riduzioni fino al 20 per cento nelle concentrazioni medie annuali di biossido di azoto e concentrazioni medie annuali del Pm10 in diminuzione del 10 per cento circa. Tuttavia, tali riduzioni non sarebbero sufficienti per rientrare valori limite per la protezione della salute definiti dall’attuale normativa.
«Le analisi indicano che il traffico veicolare si conferma la principale fonte emissiva - commenta l’assessore provinciale all’ambiente, Roberto Ronco - In questo campo i miglioramenti sono inferiori alle attese: il motivo principale è legato alle emissioni reali su strada dei veicoli alimentati con motori diesel, che sono molto superiori agli standard previsti dalle direttive euro». 
Un decisivo miglioramento della qualità dell’aria sarebbe ottenibile combinando tre grandi aree di intervento: l’estensione del teleriscaldamento, il potenziamento ed il ridisegno del sistema di trasporto pubblico (tale da ridurre del 21 per cento del traffico veicolare privato), gli interventi sulle emissioni industriali. Il taglio del 15 per cento dei finanziamenti regionali a sostegno del trasporto pubblico non va certamente in quella direzione. Torino sarà anche la città più teleriscaldata d’Europa, ma rimane tra le più inquinate. 
Dalla Regione, l’assessore Ravello ricorda che sono stati investiti 330 milioni di euro, contribuendo nel contempo al sostegno del sistema Piemonte con la messa in circolo di circa 640 milioni, per una serie di azioni tra le quali l’incremento del teleriscaldamento ed il miglioramento del trasporto pubblico locale.
D’altronde, lo studio presentato dall’Arpa che certifica il mancato raggiungimento di miglioramenti significativi, tali da consentire di non superare il limite giornaliero dei 50 mg/m3, a fronte di un provvedimento di blocco estremo del traffico, non rappresenta un punto di arrivo ma il punto di partenza per evitare di adottare delle azioni penalizzanti per i cittadini e per l’economia del territorio, senza che il sacrificio di questi ultimi, valga un effettivo beneficio in termini ambientali.
«Sarebbe auspicabile che ogni ente, anziché giocare allo scaricabarile, si assumesse la responsabilità delle proprie scelte, rispetto alle competenze proprie e a quelle demandate dalla legge regionale sull’inquinamento atmosferico, facendo applicare, laddove esistenti, i Piani provinciali di azione - continua Ravello - Rispetto agli scenari che osserviamo fuori dal Piemonte e alle iniziative che Comuni e Province stanno predisponendo, posso escludere che adotteremo in futuro targhe alterne e blocchi alla circolazione che abbiamo dimostrato essere inutili, mentre i divieti alla circolazione per i veicoli più inquinanti (Euro 0 e 1 benzina, Euro 0, 1 e 2 con più di 10 anni Diesel) sono già operanti dal 2007, fatta eccezione per i mezzi pubblici Euro 2, il cui blocco è stato prorogato a causa della mancata applicazione dei Fap». 

di Massimiliano Borgia


2 dicembre 2011



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Wed, 28 Dec 2011 19:08:00 +0100
Avigliana riscopre la cinta muraria medievale http://www.lunanuova.it/news/427190/Avigliana_riscopre_la_cinta_muraria_medievale.html

Il nuovo fiore all’occhiello della città turistica potrebbe essere per il prossimo anno il recupero e la valorizzazione della cinta muraria di origine medievale che si è sviluppava attorno al Borgo Nuovo. Un reperto vasto, in buona parte ancora esistente, ma visibile solo in brevi tratti e di cui sta ora venendo alla luce il lato sul quale era posto l’ingresso alla città. Un’area su cui l’ultima variante approvata dal consiglio comunale ha posto un vincolo di tutela ambientale e paesaggistica, a seguito dell’osservazione proposta dallo stesso ufficio tecnico comunale su segnalazione di assessori e consiglieri del Comune.
«Un ritrovamento importante che merita la dovuta attenzione sia da parte dell’amministrazione che della Soprintendenza ai beni archeologici» afferma Renato Rocci, consigliere comunale di Amare Avigliana che ha iniziato un percorso di approfondimento assieme all’assessore all’istruzione e sport Luca Brunatti. Sinergia dovuta, visto che il ritrovamento di ciò che resta dell’antica fortificazione è emerso, l’estate scorsa, nel corso di “Camping jo”, lo stage di educazione ambientale che ha visto alcuni giovani impegnati nello scavo in piazzale delle Buone Volontà sotto la guida dell’archeologo Gabriele Gatti. «Sono bastate due settimane di lavoro per far emergere ciò che rimane di una delle torri angolari e di parte del muro» conferma Brunatti, che già segue gli scavi di Malano a Drubiaglio, frazione in cui abita. Le prime carte che rappresentano la cinta muraria risalgono al XVII secolo e nel primo piano regolatore di Avigliana, del 1965, la cinta era indicata sulla cartografia. Prima dello scavo, grazie alla disponibilità del proprietario dell’area contigua alle mura, il geometra Pierfranco Maritano ha effettuato un rilievo per verificare l’allineamento del muro. Essa culminava con la torre angolare, sottratta alla vista dalla vegetazione, che lo storico Paolo Nesta identifica come la vera Torre dell’Orologio. Questa sarebbe stata collegata dal muro alla porta che sorgeva sull’attuale via Umberto I, detta “Porta Folla”, come ricorda in un suo lavoro l’architetto Marco Nota. Larga infatti la sinergia su questo ritrovamento che coinvolge, oltre ai citati esperti operanti sul territorio, anche Federico Barello, ispettore della Soprintendenza. Attualmente esiste un gruppo di lavoro coordinato da Dario Beltrame dell’ufficio tecnico comunale. «Occorre capire come si sviluppano le mura, la loro consistenza e il legame con le altre strutture della città» precisa cauto Paolo caligaris, responsabile dell’ufficio tecnico comunale.
Un’operazione per la quale si sta cercando anche al collaborazione col Politecnico. Il Comune dal canto suo, rivolge un invito ai proprietari del terreni sui quali si sviluppa la cinta muraria a collaborare. «E’ necessario che segnalino eventuali ritrovamenti di materiale - afferma Rocci - manifestando la propria disponibilità ai sopralluoghi che saranno necessari».  «Questo intervento, di tutela e valorizzazione - commenta Brunatti - perché la cinta muraria può rappresentare un patrimonio per la cultura e il turismo di Avigliana». Dello stesso parere il sindaco della città, Carla Mattioli, che rileva: «Questa nuova realtà emersa grazie al lavoro dei giovani li coinvolge nella consapevolezza dell’importanza di tutelare la ricchezza del patrimonio storico della città, come stiamo facendo con la variante al piano regolatore che pone quest’area sotto tutela». Ricchezza che proprio sotto la sua amministrazione, ricorda, è stata riscoperta e promossa: da San Bartolomeo a Malano, passando ora per questi nuovi scavi “cittadini”.

di Eva Monti

20 dicembre 2011


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Wed, 28 Dec 2011 18:49:00 +0100