RASSEGNA INTERNAZIONALE

Interplay: al tempo del virus la danza diventa diffusa e digital

In attesa di poter vedere gli spettacoli da vivo, i protagonisti vanno in rete

18 Maggio 2020 - 18:19

Interplay: al tempo del virus la danza diventa diffusa e digital

Interplay si reinventa per tenere banco anche al tempo del coronavirus. In particolare la creatura di Natalìa Casorati, direttore artistico del festival, di divide in due entità, una digitale in programma dal 20 al 30 maggio; l’altra è “Interplay/diffuso”, la rassegna dal vivo, organizzata in luoghi fisici tra settembre e novembre, quando auspicabilmente le restrizioni per l’emergenza sanitaria saranno meno limitanti. Come sempre la realizzazione è a cura dell’associazione culturale Mosaico Danza.
«In una fase complessa come questa, un segnale di resilienza come quello che “Interplay” vuole offrire ci da l’occasione per guardare avanti con fiducia e mettere al centro dell’attenzione il mondo dell’arte e della danza in particolare - dice Natalìa Casorati - Mi auguro che “Interplay 20/20 digital” rappresenti uno stimolo positivo per tutti coloro che sentono fortissima la mancanza dello spettacolo dal vivo e magari una occasione di scoperta, da casa propria, per chi non aveva ancora approcciato il nostro mondo».

Il lungo lavoro di ricerca, programmazione, organizzazione e logistica inserito nei più importanti circuiti internazionali non si può rimandare: troppi gli impegni degli artisti e degli addetti ai lavori, fitto il calendario degli altri festival. Così il team guidato da Natalia Casorati ha scelto di portare sul web, tramite streaming e dirette web in simultanea con i coreografi, la sezione degli spettacoli programmati nei teatri, mantenendo un’attinenza con il progetto sviluppato nell’arco di lunghi mesi di lavoro. Parallelamente si è deciso di posticipare all’autunno gli spettacoli che si sarebbero realizzati in site specific o in urbano, trovando ospitalità in altre manifestazioni. L’emergenza rende tutti più vicini, se non fisicamente, almeno progettualmente, tramutando in ricchezza quello che avrebbe potuto essere una criticità.

Si parte il 20 maggio, rispettando il più possibile il calendario del festival, dieci giorni di immersione nel mondo della danza più attuale con un programma molto articolato arricchito di incontri con gli artisti, streaming live con interviste, contributi video con giornalisti ed esperti per l’introduzione alla coreografia contemporanea.

Gli appuntamenti di “Interplay20/20 digital” sono sulle pagine Facebook (mosaico.danza) e Instagram (mosaicodanza) e sul sito www.mosaicodanza.it, da mercoledì 20 a sabato 30 maggio alle 21: un vero e proprio festival digital con i migliori talenti italiani e stranieri, 23 compagnie da 14 nazioni diverse e più di cento artisti. «Saranno tantissime le occasioni per uno sguardo freschissimo sulle poetiche artistiche del presente, alle volte scomode, altre oniriche o ironiche che da sempre trovano casa e visibilità nel programma del festival torinese».

Il tema del festival 2020 è quello della sfida: scelto prima della pandemia di Covid-19 il tema è ancora più urgente e attuale. «La sfida, la competizione vista come gara per la supremazia sta mettendo a nudo le debolezze e fragilità dei singoli rispetto alla natura troppo maltrattata e a un sistema che lascia molti ai margini della società, che difficilmente accoglie e riconosce “gli altri” come parte di sé stesso».

Saranno tante le modalità di fruizione del festival: dagli spettacoli trasmessi nella loro interezza, spesso introdotti da una intervista all’artista condotta insieme a Natalìa Casorati da un giornalista specializzato a estratti di spettacoli che raccontano la contemporaneità della danza. «Attraverso lo schermo, spesso con progetti ripensati dagli stessi autori per adattarsi al nuovo medium, la pienezza della magia della danza e della creatività che sa adattarsi e rendersi accessibile anche nei momenti più complessi».

La sfida verso il mondo e i sui sistemi che fanno della competizione un modus vivendi, la sfida tramite la rabbia drammatica e spettacolare di “Sopra di me il diluvio” di Enzo Cosimi, lavoro ispirato dal rapporto doloroso dell’uomo con la natura nella società contemporanea, ma anche la provocazione nell’ironica supremazia per un’impossibile bellezza in “Graces”, di Silvia Gribaudi.

Oppure quella dirompente dei giovani protagonisti di “To da Bone”, undici danzatori da tutta Europa, selezionati dai coreografi della compagnia (La)Horde, alla guida del Ballet National de Marseille dal settembre del 2019 con il loro manifesto artistico potente e rivoluzionario. Artisti scovati tra coloro che vivono e sperimentano ai margini della scena, per raccontarci della loro lotta per emergere e affermarsi nelle anonime periferie delle grandi città. La competizione nella danza ripetitiva e ipnotica del nordico Arno Schuitemaker, o per la supremazia economica nel duetto della belga lituana Vilma Pitrinaite. E ancora la competizione nella performance del vietnamita Tu Hoang dove la dinamica della relazione innesca nei due personaggi una gara per la vittoria con la conseguente nascita di nuove barriere che dividono e non uniscono. Svelare e quindi sfidare il nostro sistema socioeconomico è sfrontatamente giudicato nell’ironico lavoro di Carlo Massari dei C&C.

Affronta la sfida dei grandi classici la compagnia Tardito/Rendina che porta in scena il loro spettacolo di culto: “Gonzago’s Rose” (1999), una “classica” storia d’amore colorata con delicata ironia e tragicità, che compie 20 anni di repliche.
La sfida di “Interplay 20/20” continua anche in autunno, e in collaborazione con i migliori organizzatori di manifestazioni di danza e performance contemporanea in Piemonte. «In questa seconda parte del festival la sfida dei coreografi si sposta nelle piazze delle città, nelle gallerie d’arte, nei centri commerciali, per incontrare il pubblico e rinnovare, in questo contesto nuovo e da immaginare, il patto di valore con l’arte».

Per la sezione di danza in urbano, sempre in linea con i progetti di formazione del pubblico, si alterneranno nel contesto dei Blitz Metropolitani spettacoli di affermate compagnie internazionali e nazionali a performance con danzatori professionisti e non, diretti da coreografi di chiara fama, per un progetto di inclusione coreografica. Brevi performance, minipillole di danza site specific, esportabili in contesti urbani insoliti sono la ricetta ideale per i danzatori della Nod-Nuova Officina per la Danza, polo di riferimento in Europa per la diffusione della grande coreografia, guidati alla creazione dalle coreografe Lucia Moretti e dalla tedesca Sita Ostheimer, e i danzatori amatoriali che seguono il Laboratorio di Ricerca e Composizione Il Corpo Intuitivo, condotto da Daniele Ninarello.

Le battaglie virtuali per la supremazia fisica nel lavoro di Mario Coccetti, la lotta contro la solitudine per un mondo che ti vuole diverso da come sei del duo russo Farforyo, competizione e sopravvivenza nel solo di Sara Sguotti, che sfida lo sguardo del pubblico creando danza a misura di spettatore e nella sfida di Chiara Bersani che, alta 98 centimetri, si autoproclama “carne, muscoli e ossa dell’Unicorno” e ci regala in scena un canto solitario dove lei, nella sua costante sfida alla vita da performer “diversamente abile”, si dona al suo fragile e sradicato animale immaginario. Ma anche la sfida nell’affrontare il mare aperto per raggiungere un “posto ideale”, tema toccato dal coreografo spagnolo Asier Zabaleta. O quella che affrontano i quattro giovani coreografi dello spettacolo “Who Cares? Ecologia del dialogo” per il Progetto Sedimenti, tutti provenienti da paesi diversi, qualcuno scappato dalla violenza della guerra, lavorano sul tema dell’ecologia, dei disastri ambientali e della forza positiva della comunità, argomento oggi sempre più attuale. L’ambiente la natura sono temi ricorrenti anche nel lavoro dei Dewey Dell, live concert dove la musica potente è completamente al servizio del linguaggio coreografico.

Come già la compagnia Tardito/Rendina anche Iker Gomez esplora i grandi classici portando in urbano un “Lago dei cigni” in chiave molto contemporanea. “Manbuhsa” di Pablo Girolami sfida l’uomo esplorando il mondo animale. La performance multidisciplinare che segna la collaborazione tra l’artista visiva Gosia Turzeniecka (polacca, classe 1974, di adozione torinese, lavora in Italia e all’estero) e il danz’autore Daniele Ninarello renderà pittura la coreografia di Daniele attraverso la manualità e il segno grafico di Gosia: un’opera creata all’istante di cui rimarrà la rappresentazione finale sui muri esterni della Lavanderia a Vapore.

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