22 nuotate per ricordare Gambi

Domenica mattina nelle acque di Marina di Ravenna la 22esima edizione del trofeo Gianni Gambi, per ricordare il campione ravennate: il fondista di nuoto più grande di sempre

20 Ottobre 2011 - 19:08

22 nuotate per ricordare Gambi

MARINA DI RAVENNA - John Ghembi, come lo salutavano gli amici americani nei suoi tanti viaggi all'estero in porti ed aeroporti, amava l'acqua, amava il mare aperto. “Quando vedeva una pozza d'acqua ci si buttava dentro come un ragazzino” ricorda la moglie Vera. Ed è proprio in ricordo di Gianni Gambi, il più grande fondista di nuovo di tutti i tempi nato a Ravenna il 7 dicembre 1907, che è nato 22 anni fa il Trofeo Gianni Gambi, in programma alle 10 di domenica mattina nelle acque di Marina di Ravenna, per omaggiare quel nuotatore ravennate che quel mare l'aveva solcato centinaia di volte. Soprattutto per gli allenamenti: con il fratello Cecco si recava al Candiano o ai Fiumi Uniti e restava in acqua per almeno otto ore.

Un miglio marino (1.851 chilometri) da percorrere, una distanza che Gambi si mangiava in poco tempo. Lui, dall'alto delle sue imprese in Italia e in America, lui che vinse la famigerata maratona di Toronto, lui che nel 1948 attraverò la Manica in 12 ore e 40 minuti, lui che a 42 anni nuoto le 21 miglia tra Napoli e Capri in 15 ore, una nuotata che mai nessuno aveva tentato prima. Sbracciava così, quasi senza sforzo, in acqua di giorno e di notte, nell'acqua calda e gelata, nel mare calmo e mosso, tra anguille (come nel Mississippi) o tra gli squali (che lui definiva ciechi).

Ma l'aqua non era l'unica passione di Gambi, che aveva ereditato quella per i cavalli dal padre Spartaco. Iniziò allenando Stellate, finì per allestire un allevamento dal quale uscirono campioni. Anche i suoi cavalli, così come il nuoto, lo portarono in giro per l'Europa prima e in America poi. Il risultato però che fosse in mare o nell'ippodromo non cambiava, Gambi usciva trionfante. Gianni morì il 18 maggio 1986, una domenica pomeriggio in cui cominciavano le corse al troppo all'ippodromo del Candiano. Quel giorno un minuto di silenzio ricordò quell'atleta possente, ma che nascondeva un uomo, tenero, romantico. Un grande campione.

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