Sequestro Bosusco, i maoisti offrono il rilascio di uno dei due italiani

Ultimatum rinviato a stasera, i ribelli chiedono in cambio la liberazione di cinque loro militanti in carcere

18 Marzo 2012 - 15:45

Sequestro Bosusco, i maoisti offrono il rilascio di uno dei due italiani

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Abita in borgata Pralesio, sopra Condove, il 54enne Paolo Bosusco, sequestrato ieri nello stato di Orissa, nel nord-est dell'India, da un gruppo di ribelli maoisti attivi nella zona. Bosusco, che è socio di un'agenzia di trekking con base nella città di Puri, stava accompagnando in un'escursione il romano Claudio Colangelo. Secondo un comunicato dei sequestratori, i due sarebbero stati fermati mentre «stavano facendo foto riprovevoli» nei pressi di un villaggio, «foto a donne che facevano il bagno in un fiume. Abbiamo arrestato due turisti italiani che come centinaia di turisti stranieri trattano la gente locale come scimmie e oggetti ridicoli. Questo è contro l'umanità e vogliamo che la popolazione si sollevi».
Il capo del gruppo ha assicurato che non intendono fare del male ai prigionieri, ma ha chieso al governo dell'Orissa di avviare una trattativa sulla base di 13 richieste avanzate nel mese di febbraio: «
Abbiamo dato un ultimatum alle autorità per bloccare tutte le operazioni contro di noi e avviare il dialogo sui 13 punti. Se il governo non accetterà, saranno i soli responsabili per ogni danno causato ai turisti», recita il messaggio audio. Intanto i ribelli hanno fatto nuovamente slittare a stasera il loro ultimatum, proponendo al governo il rilascio di uno dei due italiani rapiti in cambio della liberazione di cinque militanti maoisti in carcere: l'offerta emerge da un audiomessaggio inviato al governo dell'Orissa in cui si afferma che il rilascio avverrà se almeno una delle 13 condizioni verrà realizzata.
A Pralesio, Paolo Bosusco trascorreva normalmente pochi mesi all’anno, di ritorno dalla sua amata India. Da sempre coltiva infatti la passione per il viaggio, per gli angoli più reconditi e misteriosi del pianeta. Il suo approdo in India risale all’ormai lontano 1990, dopo un periodo di lavoro in un rifugio in valle Stretta ma soprattutto dopo una serie di viaggi in autostop nel cuore del vecchio continente. Nel novembre 2007, su queste pagine, lo avevamo intervistato proprio per raccontare la storia di un uomo coraggioso e intraprendente, che aveva saputo realizzare il sogno della sua vita: «Già da studente - raccontava - lavoravo un paio di settimane in Germania per racimolare qualche soldo e poi ripartivo, senza mai chiedere una lira a mio papà». All’Europa seguirono Amazzonia, Argentina, Paraguay, Bolivia e Perù. L’India non lo interessava più di tanto, «ma dopo averla visitata nel 1990 ne sono rimasto affascinato e da allora non l’ho più lasciata».

su Luna Nuova di martedì 20 marzo

 

 

 

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