EMERGENZA SANITARIA

Giaveno: costretta a casa, "mercandina" furiosa per «l’ingiustizia»

Il caso di una commerciante giavenese che tratta prodotti per l’igiene

13 Novembre 2020 - 00:23

Giaveno, costretta a casa, mercandin furiosa per «l’ingiustizia»

di DANIELE FENOGLIO

«Perché il supermercato può lavorare e noi no?». È una domanda che pare legittima, quella che si pone Cristiana Casalicchio, 38anni, tre figli, ambulante dei mercati. La Casalicchio ha un banco di prodotti per l’igiene della persona, per la pulizia domestica e casalinghi, e come molti altri “mercandin” delle zone rosse, non può più lavorare a causa delle restrizioni emanate dal governo per tentare di contrastare la diffusione del coronavirus.

«Sono arrabbiata, sì!», dice la donna. Poi spiega: «Dopo l’ultimo Dpcm “contraddittorio” per quanto riguarda la mia categoria di lavoro, sono molto arrabbiata. Un negozio o un supermercato, possono vendere i miei prodotti, io invece devo smettere di servire le mie affezionate clienti. Sì, perché al mercato si creano dei rapporti umani, ci si affeziona anche alle persone che si incontrano. Non ci si limita a passare alla cassa e mettere sopra un rullo i prodotti, pagare e uscire. Si crea un rapporto con le persone».

Motivo della rabbia della commerciante giavenese è la concorrenza sleale che si viene a creare tra la grande distribuzione, le catene, e i piccoli commercianti come lei: «Un supermercato avendo gli alimentari che permettono di tenere aperto, può continuare a vendere anche i prodotti come i nostri. Perché non consentono anche a noi di continuare a lavorare? - si chiede - I nostri generi sono utili proprio in questo momento in cui l’igiene della persona e della casa devono essere curati con ancora più attenzione che in passato. Di sicuro non sarebbero i nostri banchi a creare assembramenti». Basta andare in una piazza mercatale a caso, per vedere che l’afflusso maggiore è generato dagli alimenti, mentre i banchi delle altre merceologie hanno visitatori molto più diradati.

«Comprendo bene le esigenze di sicurezza e le preoccupazioni di chi ci governa. A marzo era tutto bloccato, era necessario e andava bene così, ma ora c’è stato il tempo per capire meglio la situazione e per dare la possibilità di organizzarsi - dice la donna - Delle soluzioni praticabili ci sono. Come il contingentamento degli ingressi, che certo ci penalizza, ma è un compromesso accettabile. In alcune piazze lo hanno fatto nei mesi scorsi. Come ad Avigliana, dove vigili urbani e volontari della protezione civile tenevano conto della capienza della piazza e regolavano gli ingressi in base alle uscite di gente dalla piazza».

Senza contare l’aspetto meteorologico: «Il nostro lavoro è molto influenzato dal tempo. Se piove la gente non viene, se c’è il sole e temperature miti come i questi giorni, si lavora di più - spiega - Adesso il rischio è che ci tengano fermi ora, che abbiamo settimane di bel tempo, per poi magari farci tornare in piazza tra un mese o più, quando inizieranno le piogge, la neve e il freddo. Per noi sarebbe come avere un doppio lockdown».

Per i mercandin non si tratta solo di mancati guadagni a fronte di spese di gestione che non calano o calano di poco, ma anche di conservare la clientela, mantenere vivo quel rapporto che va oltre il semplice momento “commerciale”. «Faccio questo lavoro da tutta una vita. Mi alzo alle 5, monto il banco, lavoro fino al pomeriggio. È una vita faticosa, ma mi piace. Non voglio che finisca», conclude Cristiana. Un timore condiviso dai tanti colleghi costretti in queste settimane a tenere il furgone in garage, con lo spettro che anche sotto Natale, uno dei periodi più favorevoli dell’anno, non si possa lavorare.

Su Luna Nuova di venerdì 13 novembre 2020

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