AGRICOLTURA

Chiusi in casa? La spesa arriva direttamente dall'orto

L'agricoltore di Villarfocchiardo: «Servivo i ristoranti, adesso faccio il porta a porta»

16 Novembre 2020 - 22:54

Chiusi in casa? La spesa arriva direttamente dall'orto

di CLAUDIO ROVERE

Il vecchio Fiorino bianco targato Varese, comprato di seconda mano, sbuffa agile per le stradine campestri poco sotto il Biancone, nel tavoliere agricolo che a Villar è anche conosciuto come “l Meglie” vista la quantità di mais che, a rotazione, ogni anno si produce in quelle che sono le terre più fertili del paese. Moris Audi Bussio, 27 anni, si tuffa nel mare verde del campo di broccoli, dove ha messo a dimora e curato ben 12mila piantine, sceglie quelli più grandi, giunti a maturazione, li taglia con decisione e li ripone con cura nella cassetta di plastica, poi una volta fatto il pieno li scarica nel cassone del Fiorino. L’operazione dura una mezzoretta, poi rientra alla base, poche centinaia di metri più giù, in via Nazionale, dove ad attenderlo c’è la mamma Valeria, che ha terminato la raccolta di porri e spinaci. Nel garage si organizzano le cassette per le consegne a domicilio. In questa stagione broccoli, cavoli, porri, finocchi, spinaci, patate, gli ultimi peperoni. Già, la consegna a domicilio. Un servizio utile in tempi di lockdown, ma anche un’ancora di salvezza per un giovane agricoltore che ha scelto questo mestiere da pochi anni e che si è visto costretto a rivoluzionarlo dalla pandemia.

«Le consegne a domicilio le ho già sempre fatte prima, anche se in misura minore - precisa questo ragazzone con il fisico da tiratore alla fune ma con il piglio e le idee chiare di un imprenditore - scegliendo di orientare la mia attività sugli ortaggi è inevitabile che lo si debba fare, non si possono fare tanti mercati se si vuole stare dietro ai campi». Molti suoi colleghi scelgono di fare più mercati possibile, ma poi devono implementare di molto la loro produzione con ortaggi di altri coltivatori o, peggio ancora, con frequenti capatine al Caat. Moris Audi Bussio invece ha scelto, un po’ controcorrente, di campare soltanto con quello che producono i suoi campi e i suoi frutteti, a cui affianca l’attività di silvicoltura. «La legna ti permette di lavorare anche nei periodi morti - conferma - ma ho scelto di puntare maggiormente sugli ortaggi, con cura e un po’ di fortuna a livello meteorologico riesci a tirartela fuori la giornata».

Già, ma le restrizioni della zona rossa hanno inferto, anche se indirettamente, un duro colpo pure a lui. «Ero riuscito a crearmi già una buona rete di ristoranti e gastronomie, anche torinesi, che rifornivo anche due volte la settimana - spiega - e adesso tutta questa parte di mercato è venuta completamente a mancare». Tra i ristoranti che avevano deciso di investire sugli ortaggi made in Villar ce n’era anche uno importante e di tendenza come “Cucina Rambaldi” di Villardora, creato dal discepolo di un’icona come lo stellato Davide Scabin del Combal.zero di Rivoli. Ma l’azienda agricola “Tabach”, dicitura ereditata dallo “stranom” della famiglia, non è stata con le mani in mano e, in attesa di tempi migliori, sanitari ed economici, si è messa sul mercato, cercando di fornire un maggiore servizio di consegna a domicilio, l’unica via di uscita dal tunnel della crisi. Si è buttata sui social ed i primi risultati iniziano ad arrivare. «Sì, ho incrementato i giri di consegne, che faccio praticamente in tutta la bassa valle, da Susa in giù - conferma - e questo mi dà un po’ di respiro, anche se è faticoso organizzare il tutto e mettere insieme tutti i tasselli». A tutto questo aggiunge il mercatino individuale del sabato mattina, nel piazzale del bar dei Prati, sulla statale 25, ed in futuro, spera, la presenza al nuovo mercato a chilometro zero di Condove.

Il suo giro di consegne parte all’imbrunire. «Prima mi sbrigo a Villar, poi via via gli altri». Ci sono famiglie che sono sue fedelissime da sempre e che fanno una spesa media anche di 40-50 euro, poi ci sono i positivi Covid, che non possono uscire di casa, e quelli in isolamento fiduciario, che hanno scoperto giocoforza questo canale di approvvigionamento. E poi ci sono tanti nuovi clienti, portati dal tam tam e dai social, che in fondo non sempre sono così deleteri. Tutte le volte che si apre il portellone del Fiorino è una vampata di odori di terra, con il porro su tutti, che invitano a rifornirsi. La consegna avviene sul cancello, senza entrare in casa, anche se con mascherina. Ed è velocissima. Non c’è tempo per gli assembramenti. Le lancette corrono e ci sono ancora consegne da fare a 15 chilometri. Il Fiorino sbuffa, se potesse parlare chiederebbe la quarantena in garage. Ma questo è l’unico modo che ha un giovane agricoltore per battere il Covid e la crisi. Moris, con un po’ di fatica e con tanta voglia di fare, ci sta riuscendo.

Su Luna Nuova di martedì 17 novembre 2020

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