MANIFESTAZIONE

«È ora di dare ‘Priorità alla scuola’»: Caprie in piazza per chiedere la riapertura

Sabato in 100 alla protesta: «La didattica a distanza è un danno per le generazioni del futuro»

29 Marzo 2021 - 22:46

«È ora di dare ‘Priorità alla scuola’»: Caprie in piazza per chiedere la riapertura

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di MARCO GIAVELLI

Il mondo della scuola non vede l’ora di poter tornare a scuola. Lo farà in parte da dopo Pasqua, come preannunciato dal governo, che con il nuovo decreto che sarà emanato in settimana conta di far tornare in presenza almeno gli alunni di infanzia, primaria e prime medie nelle “zone rosse” come il Piemonte. Un risultato ancora troppo parziale per il movimento “Priorità alla scuola”, che dopo lo sciopero andato in scena venerdì in tutta Italia è sbarcato anche a Caprie, dove sabato 27 marzo, in piazza Martiri della Libertà, si è svolta una mattinata di protesta contro la didattica a distanza, per chiedere a gran voce il ritorno a scuola in sicurezza.

A farsi portavoce dell’iniziativa è stato un comitato spontaneo guidato da cinque mamme (Francesca Battaglia, Fabrizia Pinelli, Elisa Cremasco, Elena Bolognesi e Valentina Forghieri), che sabato mattina hanno radunato davanti alla scuola primaria di Caprie un centinaio di persone tra genitori, insegnanti e alunni, tutti con mascherina e nel rispetto del distanziamento fisico anti-Covid. Una manifestazione colorata, fatta di cartelli, slogan, canti e gessetti con cui i bambini hanno dato sfogo alla loro creatività sull’asfalto di piazza Martiri: erano presenti tra gli altri anche il capogruppo di maggioranza Fabio Boggia e il consigliere Lorenzo Maffiodo, entrambi genitori, oltre al capogruppo di minoranza Federico Sambri. La Dad, come ormai noto, può essere certamente una risposta temporanea all’emergenza, ma spesso comporta non poche problematiche di gestione per le famiglie, quando magari coinvolge più figli in contemporanea e gli stessi genitori in smart working, oppure genitori regolarmente al lavoro ma con la difficoltà di non sapere a chi affidare i loro piccoli.

A Caprie la scuola dell’infanzia di Novaretto conta una cinquantina di iscritti suddivisi in due sezioni, mentre la primaria ne ha una settantina su cinque classi: «In queste settimane, sia all’infanzia che alla primaria, sono stati attivati dei piccoli gruppi di inclusione composti da cinque o sei alunni per volta, ma ad esempio alla scuola dell’infanzia solo per una delle due sezioni - spiegano le mamme del comitato - la richiesta deve infatti partire dalle famiglie di un alunno diversamente abile o con difficoltà, a cui è garantita la didattica in presenza. Ben venga, ma anche in questo, quindi, si creano delle disparità di trattamento da una classe all’altra».

Al microfono Francesca Battaglia, mamma e insegnante di scuola superiore, ha sottolineato che «la scuola deve essere una priorità, come è scritto nell’articolo 34 della Costituzione: la scuola è aperta a tutti, ora però è accessibile solo a pochi. Le scuole di ogni ordine e grado devono riaprire al più presto, garantendo un’istruzione in sicurezza. Le scuole devono rimanere aperte perché, in assenza di prove scientifiche che evidenzino un significativo contenimento della pandemia, le chiusure indiscriminate delle scuole danneggiano bimbi, ragazzi, donne, famiglie intere e le generazioni future».

Quindi ha aggiunto: «Vorremmo che la salute fosse tutelata a 360 gradi per non dover pagare né ora, né in futuro le conseguenze dei disturbi psicologici che stanno colpendo in maniera drammatica bimbi, adolescenti e adulti. Le scuole sono luoghi dove le regole si rispettano, più sicuri di altri». E dopo aver letto la poesia “Il primo giorno di scuola” di Gianni Rodari, ha ringraziato i presenti e l’amministrazione comunale per essersi sempre adoperata a trovare soluzioni alle criticità emerse a scuola. Due canti dei bimbi dell’infanzia, poi il microfono è passato a Fabrizia Pinelli: «Vedo negli occhi e sento nel cuore una grande tristezza quando si accende il pc e invece di abbracciare gli amici premiamo un tasto per poter parlare. La scuola è un diritto, non deve essere un privilegio per pochi. La scuola è socialità, non deve essere una scatola priva di emozioni. Maria Montessori ha detto: “Per insegnare bisogna emozionare”. L’educazione non può essere efficace se non aiuta il bambino ad aprire se stesso alla vita».

A seguire la testimonianza di Alissa Rizzo, studentessa del liceo Norberto Rosa di Bussoleno: «La scuola istruisce i futuri lavoratori, la futura classe dirigente, che non andranno di certo lontano con una preparazione del genere. Manca il contatto umano, uno sguardo, la voce di qualcuno a cui vogliamo bene: ci sentiamo soli a seguire le lezioni davanti a uno schermo, non abbiamo la motivazione che ci spinge a essere interessati a studiare. Anche ai professori non entusiasma fare lezione a distanza, infatti qualcuno ci chiede spesso di attivare la fotocamera per avere un riscontro più simile alla realtà, anziché parlare ad uno schermo nero. La socialità è un elemento fondamentale nella formazione di un individuo. La mia paura è che con un livello di istruzione da didattica a distanza non tutti saranno in grado di sviluppare la giusta capacità di giudizio». Infine Elena Bolognesi ha riportato alcuni dati allarmanti su disagio psichico e disturbi mentali fra bambini e adolescenti come effetto delle chiusure: «Un tema su cui c’è un silenzio assordante: questo aumento vertiginoso c’è stato con la seconda ondata della pandemia, da ottobre a oggi, e coinvolge un’età media sempre più bassa. E l’offerta assistenziale in Italia continua a essere molto ridotta».

su Luna Nuova di martedì 30 marzo 2021

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