SVILUPPO

Unione montana Valle Susa: progetti per 100 milioni sul Recovery Plan

Dalla Bike Area alle energie fino a telemedicina e dissesto idrogeologico, alcuni insieme alle altre Unioni

29 Aprile 2021 - 12:47

Unione montana Valle Susa: progetti per 100 milioni sul Recovery Plan

Sfiora i 100 milioni di euro l’ammontare complessivo dei progetti presentati dall’Unione montana Valle Susa per l’inserimento nel Recovery Plan, che verrà presentato nei prossimi giorni dal governo alla Commissione europea. Si tratta di sette grandi progetti, alcuni in accordo con le altre Unioni geograficamente vicine, che hanno l’obiettivo di rendere il territorio sempre più coeso e vivibile. «Si tratta di progetti reali, stimati con precisione, con i quali intendiamo ribadire l’importanza di lavorare insieme, come fossimo un territorio unico, senza confini - spiega l’assessore ai lavori pubblici Luca Giai - la giunta esprime grande soddisfazione per quanto gli uffici, e in particolare il dottor Mauro Parisio, sono riusciti a preparare nonostante i tempi molto stretti. Nelle schede presentate, che comprendono tutti i temi centrali del Recovery, abbiamo inserito la Bike Area della valle, legata alla Ciclovia Francigena, il tema del dissesto idrogeologico, con i punti critici della val Cenischia e dell’argine della Dora tra Vaie e Sant’Ambrogio, la telemedicina val Susa e val Sangone, la digitalizzazione, la Comunità energetica elettrica e termica e la gestione del bosco e del territorio con le altre Unioni».

Ecco, nel dettaglio, i sette progetti. La Bike Area vale 20 milioni di euro e prevede il completamento del percorso cicloturistico lungo la Via Francigena, con il potenziamento dei collegamenti trasversali alla valle. Lo scopo è fornire un’opportunità di ulteriore crescita turistica per il territorio e incentivare l’uso della bicicletta per gli spostamenti quotidiani da parte dei residenti. È inoltre prevista la valorizzazione del percorso, creando ad esempio sito web, mappe, guide, sistemi di prenotazione, servizi di noleggio.

Per il nuovo argine della Dora si ipotizza una spesa di 4,6 milioni: l’obiettivo è ridurre il rischio idrogeologico a carico degli abitati di Vaie e Chiusa San Michele, nonché della linea ferroviaria Torino-Modane e della statale 25 del Moncenisio. Si prevede di realizzare due tratti di rilevato arginale, rispettivamente della lunghezza di circa 700 metri sul comune di Vaie e di 2400 metri a Chiusa San Michele, posti sulla destra idrografica della Dora Riparia.

Il terzo progetto, presentato in collaborazione con le Unioni montane Alta Valle Susa, Comuni Olimpici Via Lattea, Unione Val Sangone, Valli Chisone e Germanasca, è denominato “Resilienza dei territori montani e vale in totale 49 milioni 625mila euro, di cui 566mila euro a carico dell’Unione Valle Susa: si intende promuovere una gestione integrata ed innovativa del territorio creando occasioni di miglioramento socio-economico attraverso azioni mirate a ridurre il rischio idrogeologico ed all’attivazione di filiere evolute e certificate per la gestione del territorio boscato, sia pubblico che privato, nelle aree montane soggette a rischi naturali.

C’è poi il riassetto idraulico del torrente Cenischia (7,5 milioni di euro): lo scopo è ridurne il rischio idraulico in corrispondenza dei principali rii affluenti, nei comuni di Novalesa, Venaus, Mompantero e Susa. Gli eventi alluvionali nel bacino del Cenischia sono infatti ricorrenti, tra i più gravi della storia recente quelli del 2000 e del 2008, oltre a frequenti eventi di minor intensità, ma non per questo privi di impatto sulla sicurezza e sull’economia della valle. «È necessario provvedere alla movimentazione dei depositi alluvionali presenti all’interno dell’alveo attivo, sia a rimbottimento dei tratti in erosione, sia eventuali disalvei, compatibilmente con quanto prescritto dalla direttiva sedimenti del Pai - prosegue l’assessore Giai - Inoltre occorre effettuare il ripristino di opere di difesa ammalorate o distrutte, come il ripristino di traverse, sottomurazioni nei tratti in erosione, ricostruzione di difese in massi e gabbioni, e realizzare nuove opere trasversali di stabilizzazione del fondo alveo (traverse) e longitudinali con funzione antierosiva (scogliere in massi)».

Il progetto dal budget maggiore, presentato insieme all’Unione Alta Valle Susa, è quello per la creazione di una “Comunità energetica termica ed elettrica” della valle di Susa (60 milioni): l’obiettivo è arrivare ad una gestione pianificata, coordinata, sostenibile ed efficiente degli impieghi di energia in tutte le sue diverse forme, in termini di produzione distribuita e di impiego locale. Il progetto intende mettere in sinergia diverse attività che rappresentano le fondamenta delle azioni future in materia di energia a livello locale.

Il sesto progetto riguarda la digitalizzazione (1,2 milioni): si intende realizzare un sistema digitale integrato tra i 22 comuni dell’Unione che rafforzi la capacità di gestione digitale degli enti, sia come singoli, sia per quanto riguarda le gestioni associate, realizzando sinergie ed economie di scala e, contemporaneamente, aumentando il livello e la rapidità dei servizi a favore dei cittadini e delle imprese del territorio, per affrontare le sfide dei decenni a venire. Tra gli obiettivi secondari, la razionalizzazione dei sistemi informativi dell’Unione e dei 22 comuni, la realizzazione dell’interscambio delle informazioni tra i sistemi, l’integrazione delle piattaforme dei servizi associati dell’Unione, l’integrazione di un sistema cartografico e informativo territoriale integrato di valle.

Infine telemedicina e sanità di territorio in valle di Susa e val Sangone (1,5 milioni): il progetto mira ad implementare la medicina territoriale mediante un servizio di telemedicina (teleconsulto e telediagnosi) che consenta il miglioramento della qualità dei servizi sanitari erogati in territori vallivi e montani, soprattutto in un periodo storico come questo, in cui la pandemia ha evidenziato l’importanza delle cure a domicilio per evitare l’aggravamento che può portare all’eccessiva pressione sugli ospedali. L’obiettivo è quindi quello di consentire l’accesso a cure adeguate, permettendo anche di fornire servizi di diagnostica e di consulenza a distanza, in modo da ridurre il rischio di insorgenza di complicazioni.

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