COVID-19

La montagna nascosta torna a vivere grazie agli stranieri

Tedeschi e austriaci, l'assalto silenzioso al Gta

22 Luglio 2021 - 23:25

La montagna nascosta torna a vivere grazie agli stranieri

di CLAUDIO ROVERE

C’è una montagna che rinasce anche più in basso. Lontano da quella che spesso si trasforma nel luna-park in quota per torinesi che ha patito parecchio la sci-dipendenza quando il circo bianco è stato chiuso per il lockdown. Una montagna ancora più a misura d’uomo e meno di spettacolo, spesso dimenticata, ma non per questo (o forse proprio per questo) meno ricca di bellezza. Apprezzata anche e soprattutto dagli stranieri. Si sa, pochi sono profeti in casa propria, meno che mai i paesaggi dell’alpe. Tedeschi, soprattutto, austriaci, qualche belga, olandese, pochi anglosassoni. Un circuito che fa riferimento a quella linea rossa che solca le cartine e va sotto il nome di Gta, Gran traversata delle Alpi. Frequentato, ironia della sorte, quasi interamente da stranieri. Un flusso che per forza di cose si era fermato nel 2020. Un rubinetto di fondi per il piccolo turismo di prossimità di alpeggi e posti tappa che si era completamente chiuso e che è stato riaperto, insieme alle frontiere, da non più di un mese.

L’alpe Toglie, a 1500 metri sulla montagna di Mattie, è l’esempio vivente di questa economia sommersa. Piccola, certo, ma importante per mantenere i presidi umani oltre una certa quota, in luoghi dove l’industria bianca non è mai arrivata e dove mai arriverà. Qui il traffico straniero è invisibile ai più. Arriva alla spicciolata, gruppi di due-tre persone, quasi sempre all’ora di cena, sia che salgano da Bussoleno sia che giungano da Usseaux transitando sul colle dell’Orsiera, e ripartono il mattino successivo di buon’ora, come si usa in montagna.

Jürgen Gerrmann, 69 anni, giornalista free lance in pensione e appassionato camminatore e scrittore, arriva all’alpe Toglie per l’ora di cena di domenica. Con lui Christine e il cane Argo, che aveva adottato proprio qui, alle Toglie, nove anni fa, da una cucciolata dell’allora margaro Girardi, quando aveva percorso per la prima volta la Gta. Adesso Argo è un meticcio bianco di media taglia che segue Günter e Christine in tutti i loro spostamenti e che non lega molto con i suoi successori tabuj dell’alpeggio, il capobranco Tacun, già sempre sul chi va là anche con gli umani, in particolare. Insieme hanno calcato e calcheranno sentieri, mulattiere e traversi per circa un mese. Sono partiti dal Cuneese, dove hanno inaugurato il loro tour de force con i classici quattro giorni del Giro del Monviso, per poi risalire le valli valdesi.

L’ultima tappa Balsiglia (luogo simbolo del Glorioso Rimpatrio)-Usseaux e poi, domenica, la classica Usseaux-alpe Toglie, con il transito attraverso i 2600 metri del colle dell’Orsiera. Günter, a dispetto dei quasi 70 anni, ha ancora un fisico segaligno che sembra fatto apposta per coprire grandi distanze in montagna. Con passo lento, come impone il mese ed i milioni di metri da coprire, e sempre con la curiosità dell’intellettuale, che vuole conoscere prima ancora che conquistare. Beh, l’abbiamo sorpreso parlandogli del “Murajun”, la piccola linea fortificata che segue lo spartiacque del colle dell’Orsiera prima dell’attacco delle rocce delle due vette. Non si finisce mai di imparare. Ne farà tesoro in una delle sue prossime pubblicazioni, che raccontano una vita errante, tra le montagne di mezza Europa. Dove racconta non soltanto i luoghi, ma anche le esperienze personali, intime e spirituali che il percorrere nuovi sentieri, anche umani, comporta.

Poco prima di loro erano giunti, dal lato valsusino, tre escursionisti di Francoforte. Klaus, Martina e Gerard. Fanno parte della quarantina di stranieri, che in silenzio, come vuole la montagna, condividono percorsi, la stessa tavola e le stesse vivande del punto tappa, senza badare troppo alla forma quanto piuttosto alla bellezza della condivisione, e che da un mese a questa parte, da quando hanno riaperto le frontiere, sono tornati a popolare la montagna. «Abbiamo già altre prenotazioni per fine mese ed agosto - osservano Angela e Giuseppe Arnaud, che con i genitori gestiscono l’alpeggio e il punto tappa - È un buon segnale di ripresa, dopo la chiusura completa dell’anno scorso, anche se difficilmente riusciremo ad arrivare a quei 250-270 passaggi di media delle estati pre-Covid». Ma l’importante è che la montagna, anche quella dimenticata dal turismo di massa, sia tornata a ripopolarsi. La piccola economia di una famiglia di margari e quella più grande del consorzio allevatori di Mattie, proprietario della struttura, sentitamente ringraziano. 

Su Luna Nuova di venerdì 23 luglio 2021

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