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DALLA FRONTIERA
EMERGENZA SANITARIA
30 Novembre 2021 - 00:08
di DANIELE FENOGLIO
«Un anno fa ho fatto il Covid in modo molto pensante, sono stato un mese in ospedale a Rivoli, ho perso 14 chili ed ho rischiato la terapia intensiva e non solo». A parlare è il buttiglierese Fabrizio Cavarero, 54 anni libero professionista nel campo dell’informatica. Ha deciso di raccontare la sua storia con senso civico: «Magari può servire per convincere qualche No Vax a “convertirsi”».
Non solo, Cavarero chiede anche “alla scienza” di chiarire alcuni aspetti del Covid che lui stesso da malato ancora non riesce a comprendere: «Dai vari virologi che vanno in tv, da quanto si legge sui giornali si sente sempre parlare di anticorpi dopo la malattia, di anticorpi dopo le vaccinazioni, di anticorpi che diminuiscono nel tempo, ma nessuno che io sappia ha mai parlato di “numeri” di anticorpi», dice. E se lo hanno fatto, non gli è stata data molta e ripetuta visibilità.
«Io nel corso di un anno, dopo il Covid e dopo la vaccinazione, ho fatto diversi esami per misurare gli anticorpi», aggiunge snocciolando poi le cifre: «Il 19 gennaio avevo 222 Bau/ml (Bau sta per Binding Antibody Unit), questi sono gli anticorpi prodotti a seguito del Covid dopo un mese; il 7 aprile ero a 1800 Bau/ml, questi sono gli anticorpi prodotti a seguito del Covid dopo 3,5 mesi - dettaglia l’informatico - Il 24 aprile ho fatto il vaccino; l’8 maggio risultavano 39800, dopo circa tre settimane dal vaccino sono aumentati del 2111 per cento; il 1° giugno erano a 34800, dopo circa un mese e mezzo dal vaccino sono scesi del 12,6 per cento; il 16 settembre erano a 25700, a circa cinque mesi dal vaccino sono scesi del 35,42 per cento. Tutti dati documentati da referti medici».
«Io vorrei capire perché nessuno parla di questi numeri, vorrei capire se sono numeri molto alti quindi c’è una protezione efficace, dovrebbero dire chi ha “xxx” anticorpi è protetto. Chi ne ha meno di “xxx” è a rischio, chi dopo il vaccino non ha prodotto almeno “xxx” anticorpi è perché il vaccino non ha fatto effetto, la terza dose è consigliata a chi ha meno di “xxx” anticorpi eccetera - dice Cavarero - Mi piacerebbe che queste riflessioni e questi dati venissero commentati da qualcuno che può dare delle risposte».
Luna Nuova ha interessato della questione l’Asl To3, che al momento è fortemente impegnata nell’organizzazione delle terze dosi, la cui somministrazione è stata da poco anticipata di un mese, e non riesce quindi a distogliere i propri esperti in materia. Suggerisce però di rifarsi all’intervento che il virologo Roberto Burioni ha tenuto durante la trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio su Rai3 qualche settimana fa.
Il medico spiega che il mero dato dei Bau/ml, da solo non è utile a capire l’utilità dei vaccini e lo stato infettivologico della persona. «Il “correlato di protezione” è un esame del sangue che può dire se una persona è protetta da una certa infezione - ha spiegato Burioni - Ad esempio nel caso della rosolia, se si rileva una quantità di anticorpi superiore ad un certo livello, posso dire che la persona è protetta e non può ammalarsi neanche volendo. Al di sotto invece non lo è». In biologia però le cose non sono sempre così assolute, come in matematica. «Ad esempio nel caso dell’influenza, è vero che c’è un correlato di protezione, ovvero alcuni anticorpi proteggono, ma non tutti. Quindi dosare gli anticorpi complessivamente non serve. Bisognerebbe dosare quelli che neutralizzano il virus, ma è molto complicato da fare. Per questo in concreto non si usa».
Burioni poi illustra un altro aspetto: «In altri casi invece il correlato di protezione proprio non c’è. Per esempio nel caso del vaccino contro il papilloma, non sappiamo distinguere in nessun modo chi è protetto da quella piccolissima parte di persone che anche dopo il vaccino non lo è».
«Nel caso del Covid sarebbe molto importante avere un dato che ci dice che il paziente è protetto, ma questo ancora non siamo riusciti ad ottenerlo. In Israele è stato fatto uno studio osservando i pazienti che si erano infettati nonostante il vaccino, ma senza trovare un titolo anticorpale che desse la certezza della protezione - conclude il virologo - Per questo tutte le organizzazioni sanitarie internazionali raccomandano di non valutare la protezione attraverso la quantità di anticorpi».
Quella di Fabrizio Cavarero è una storia “esemplare” di Covid, a cominciare dal fatto che l’infezione è stata contratta in ambito familiare. Tanto che per ridurre il rischio per i propri cari, ha dovuto allontanarsi dalla sua residenza per un periodo, prima che le cose peggiorassero e si rendesse necessario il ricovero.
In ospedale la diagnosi è «polmonite bilaterale interstiziale, rimango un giorno in pronto soccorso e poi mi portano in reparto. Mi mettono subito il casco Cpap che terrò poi per circa 15 giorni, per poi toglierlo per fare spazio alle mascherine meno invasive. In totale in ospedale sono stato un mese - riassume - Sono stato ricoverato all’ospedale di Rivoli, capisco che il momento era quello che era ma un disorganizzazione come quella è difficile da raccontare e comprendere, tutti i giorni cambiavano medici e infermieri, uno non sapeva cosa faceva l’altro, per non parlare della “sporcizia”». In quei giorni si è anche infuriato per tutto quel disagio. «Dopo mi hanno trattato meglio, ma con il senno di poi, comprendo che anche medici e infermieri sono trattati come numeri». Una situazione che non si augura a nessuno, ma in cui ci sono volti amici: «Una grande nota di merito agli Oss, ragazzi sempre disponibili, cordiali e con una grande dedizione al lavoro».
«I giorni passavano e l’unica cosa che mi facevano era applicare il protocollo: antibiotico e cortisone - riprende - Ho anche visto alcune persone che erano in camera con me passare a miglior vita. Dopo circa 15 giorni, mi ritrovo il letto circondato da diversi medici che mi chiedono l’autorizzazione ad essere intubato per eventualmente andare in terapia intensiva, in quanto la mia situazione non era bella. Vengo colto da una crisi di nervi ed ho detto di no. Poi la dottoressa fa il suo discorsetto dicendo che sono giovane, ho diritto di vivere, eccetera. A quel punto ho acconsentito anche se poi per fortuna non ce né stato bisogno».
«Sono stato un mese senza scendere dal letto, ho perso circa 14 chili, non camminavo più, quando sono tornato a casa ho dovuto fare terapie polmonari e molta fisioterapia - conclude - Ancora oggi a distanza di un anno ho ancora qualche problema di fiato nel fare le scale, per non parlare del long Covid. Nonostante queste situazioni che penso un po’ tutti abbiamo sentito, esistono i negazionisti e No Vax, proprio ieri alla tv sentivo delle persone che negano che ci sono stati morti per Covid, l’ignoranza non ha limiti».
Su Luna Nuova di martedì 30 novembre 2021
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