Rifugio Massi: il campanello che suona, una luce sempre accesa
DALLA FRONTIERA
COVID-19
07 Febbraio 2022 - 23:49
di EVA MONTI
Reticenza e confusione. Entrambe comprensibili tra i titolari di esercizi pubblici e negozianti che hanno avuto da qualche giorno un nuovo compito relativo alle norme volte a tutelare la salute delle persone in ordine alla pandemia da Covid 19. Dopo (o in contemporanea, se si preferisce), all’obbligo vaccinale per gli over 50, che riguarda tutta la popolazione, c’è un nuovo punto che riguarda il commercio fisso ed i commercianti.
Un ulteriore giro di vite per spingere le persone a vaccinarsi mettendo divieti d’accesso a luoghi pubblici se si è privi di Green pass. Da martedì 1 febbraio 2022 il Green pass è obbligatorio per entrare nei negozi. O meglio in alcuni di essi, perché è fatta salva la garanzia di acquisto in ogni caso per quei negozi che vendono generi di prima necessità.
In generale per accedere agli esercizi commerciali sarà sufficiente la certificazione verde base, ottenuta cioè con tampone rapido o molecolare. Ma i titolari non sono obbligati al controllo. A chiarirlo è una Faq, ossia la risposta alla Frequently Asked questions, le domande più frequenti poste al Governo.
Quella che riguarda l’argomento che trattiamo è stata pubblicata sul sito web del Governo, dove si legge che bastano controlli “a campione” su chi è già entrato. L’obbligo è per i clienti, ma per garantire che venga applicato in pratica si da compito ai titolari o ai commessi dei negozi di controllare. E questo fa sentire, alcuni di loro, sottoposti ad un obbligo ulteriore, trasformandoli in controllori, con tanto di patente da sceriffo. In realtà non è così per tutti perché, come già detto, vi sono tipologie che non devono sottostare a questa norme.
Dove serve il green pass base
E’ necessario presentare il proprio Qr code (ottenibile tramite vaccino, tampone o certificato di guarigione) per entrare nei principali uffici e attività (tra cui poste, banche, uffici pubblici, tabaccai, librerie, eccetera). I titolari o gestori degli esercizi non sono però obbligati a verificare il possesso del green pass, ma possono effettuare dei controlli a campione. Un allargamento della base che ha creato non poche polemiche perché all’avvio del primo lockdown le tabaccherie erano state considerate essenziali e quindi fuori dalla cerchia degli obblighi, ma assimilate agli alimentari e alle farmacie.
«In realtà io ho sempre cercato di attenermi a norme che salvaguardassero sia noi sia i clienti - afferma Marco Lattarulo della tabaccheria situata sotto i portici di piazza della Repubblica, a Cascine Vica - abbiamo sempre indossato le mascherine Ffp2, chiesto che avessero la mascherina anche i clienti e che mostrassero il green pass. E loro sono sempre stati tutti collaborativi». Dello stresso parere il fratello Andrea Lattarulo che aggiunge «Mai avuto problemi a riguardo, ci sembra il minimo per garantire la salute a loro e a noi». Una consuetudine ormai assimilata anche in altri negozi.
Libero accesso per i beni essenziali
Resta consentito il libero accesso, tra gli altri, nei negozi di generi alimentari (supermercati compresi), in quelli per la vendita del cibo per gli animali domestici, nei distributori di carburante, nei negozi di vendita di articoli igienico-sanitari, in farmacie, parafarmacie e ottiche. Nulla è dovuto anche per i commercianti ambulanti dei mercati all’aperto o nelle edicole all’aperto. Quelle al chiuso invece devono sottostare alla norma.
Studi medici e dentistici ne sono fuori, così come caserma e posto di polizia per chi deve presentare denunce o è chiamato come imputato nel palazzo di giustizia. Come si vede la frammentazione è notevole e non a tutti i clienti è chiaro quali siano quelli di libero accesso e quali con green pass.
Commercianti, non "controllori"
Diverso è però per i commercianti stessi che sono tenuti invece a sapere se sono o meno compresi nella tipologia ai cui clienti è richiesto il green pass per l’accesso. È la tipologia del prodotto, dunque, a fare da spartiacque per l’obbligo del green pass. Ai clienti sembra un provvedimento necessario, ai commercianti invece molto meno: alcuni si sono detti contrari a diventare “controllori” apponendo addirittura dei cartelli di “benvenuto a tutti” senza distinzione di possesso del green pass o meno. Tra questi c’è Maria Chiara Tavella che sul suo negozio di “Vialescarpe” di via Piol lo scrive a chiare lettere, specificando che chiedere il green pass al cliente sarebbe una violazione della privacy e motivo di discriminazione tra grandi e piccoli commercianti.
«Parlo a nome personale - precisa - Ritengo che obbligarci a chiedere il Green pass quando non è previsto per i centri commerciali, sia assolutamente discriminante nei confronti del commercio al dettaglio, a favore della grande distribuzione e dei colossi del commercio online». Si rammarica che la norma costringa solo alcuni a fare da sceriffi. «Come al solito siamo costretti, nostro malgrado, a fare controlli a campione in ottemperanza all’ennesimo confuso Dpcm». E aggiunge un’amara considerazione circa il fatto che anche questo contribuisce ad acuire la crisi del mercato. «Non sarà solo per questo motivo, sicuramente, che i negozi sono vuoti e le vie sono deserte - commenta - perché di certo contribuiscono anche aumenti dell’energia e beni primari, soldi spesi nei tamponi, ecc, ma certo è un altro colpo assestato ai piccoli negozi». E conclude «Siamo in un lockdown di fatto, e senza ristori. Si sta rovinando l’economia del Paese intero».
Norme utili per la salute pubblica
Più disponibili a seguire le norme invece altri commercianti di via Piol. Tra questi Roberto Cerrina del negozio di abbigliamento Borgis che si dice convinto della bontà delle norme a garanzia della salute pubblica. «Metto la Ffp2 da ben prima che fosse obbligatoria al posto di quella “chirurgica” (meno efficace al chiuso, ndr) per non prendere né trasmettere eventuali infezioni - spiega - In quanto a chiedere il green pass, non ho problemi anche se credo che sarebbe stato meglio introdurre l’obbligo vaccinale come per altre malattie. Così non ci sarebbe stata differenza alcuna e tutti si sarebbero premuniti». Ottimiste e per nulla preoccupate anche le due commesse di Original Marines, abbigliamento bambini, che hanno una clientela di famiglie: genitori, nonni e zie, amiche e compagni.
Un target che è sensibile alla questione della salute, visto che ammalarsi significa non solo rischio di vita in casi gravi, ma anche ritorno alla dad, didattica a distanza, per chi prende il Covid in forma lieve. Michela Bonandini e Arianna De Iacovo non hanno riserve perché i clienti stessi si propongono di mostrare il green pass, di solito comprovato dal QR code sul telefonino. «Già diventata una prassi consolidata», ammettono quasi all’unisono. Stesso atteggiamento per Sabrina Pucci del negozio “Viaggi e moda” di piazza della Repubblica, che lega assieme abiti, accessori ed agenzia di viaggi. «Non lo chiediamo ogni volta, ma sono loro stessi ad essere pronti a mostrarlo». Tassativa nel chiederlo invece Enza Chinelli del negozio di elettrodomestici di via Camandona davanti a cui staziona una lunga coda di clienti. Si entra due per volta e la prima domanda è «Posso vedere il QR code?».
su Luna Nuova di martedì 8 febbraio 2022
Inserisci un commento
Condividi le tue opinioni su Luna Nuova