Sperando che il mondo inciampi sempre nel ricordo dei giusti
MEMORIA E VITA
OLOCAUSTO
27 Gennaio 2026 - 00:06
Pagine a cura delle ragazze e dei ragazzi del "Treno della Memoria": da 21 anni sui luoghi della Shoah, per non dimenticare
Arrivata al quarto anno di attività come educatrice alla pari, ancora faccio fatica a trovare le parole giuste per descrivere l’esperienza del Treno della Memoria; ogni tentativo sembra insufficiente e banale rispetto ad un viaggio di questo tipo. Eppure, come ogni anno, ci riprovo proprio in occasione del 27 gennaio. Per chi non conoscesse il progetto, il Treno della Memoria si articola su un viaggio di sette o otto giorni (in base alle mete, se si sceglie l’opzione con solo Cracovia o quella con anche la tappa a Berlino). I gruppi partono affrontando un viaggio di molte ore in pullman, confrontandosi sin da subito con la “scomodità” di questo viaggio. Si ha l’occasione di visitare diversi luoghi fondamentali per la costruzione della Memoria...
Se mi chiedessero di riassumere in una parola ciò che per me è stato il Treno della Memoria, questa sarebbe “condivisione”. I miei compagni di viaggio ed io abbiamo condiviso ogni attimo delle nostre giornate, momenti di riflessione, di gioia, lacrime e spensieratezza e questo ha fatto sì che in pochissimo tempo si formasse una vera e propria comunità all’interno della quale ognuno era libero di esprimere il proprio stato d’animo senza paura né vergogna. Non c’è stato un giorno in cui io abbia dovuto fronteggiare da sola i miei pensieri, perché sapevo che a fianco a me ci sarebbe sempre stato qualcuno pronto a mostrarmi la propria vicinanza con una mano sulla spalla o con un semplice sorriso, qualcuno pronto a parlare e ad ascoltare...
Entrare lì dentro è un’emozione diversa da tutte quelle che ho mai provato. Mesi prima, quando mi sono iscritto al Treno della Memoria, mi ero soffermato molto a riflettere su quel momento e soprattutto su come avrei reagito, ma lì è stato tutto completamente diverso. Il primo campo di concentramento in cui siamo stati è il campo femminile di Ravensbruck, la vista sul lago e sul paesino era stupenda, quasi fiabesca, ma alle nostre spalle si stagliava il muro che divideva quel paesaggio pittoresco dall’esempio più lampante di crudeltà che l’umanità abbia mai visto. Di quel campo oggi rimangono pochi resti, l’interno è completamente deserto e ricoperto da migliaia di pietre nere, che mi hanno segnato per sempre. Il sentimento...
su Luna Nuova di martedì 27 gennaio 2026
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