PROTESTA
08 Febbraio 2026 - 21:37
La chiamano decompressione. Un termine asettico, che nasconde una verità brutale. Da non mostrare, se possibile. I soldati dell'Idf, reduci dal mattatoio di Gaza, vengono spediti in vacanza, per "decomprimere" lo stress da combattimento. Sì, perché la sbandierata "pace di Trump" è soltanto una guerra in tono minore. A Gaza si muore lo stesso. I numeri non sono eclatanti come prima, certo, e sono un po' spariti da Tv e prime pagine. Ma la mattanza prosegue. E anche chi sta dalla parte dei missili e dei carrarmati ha bisogno di staccare la spina ogni tanto.
Così, sotto traccia, a bassa intensità, come la guerra negli ultimi mesi, gruppetti di militari vengono spediti in vacanza in Italia. Quest'estate al mare, in Sardegna e nelle Marche - almeno queste sono le mete svelate da Il Fatto Quotidiano - adesso a fare la settimana bianca. Sauze d'Oulx, valle Susa. La patria dello sci e soprattutto dell'apres-ski. La movida, gli inglesi. Il posto ideale per non farsi notare troppo. Invece sono stati notati. Il Fatto Quotidiano ha pubblicato la notizia e oggi pomeriggio una prima manifestazione contro l'Idf è stata organizzata nella stazione sciistica. Prima sotto l'albergo che dovrebbe ospitare i militari e poi al vicino arrivo della pista Clotes.
«Mentre a Gaza prosegue lo sterminio del popolo palestinese, anche in val di Susa arrivano soldati israeliani in “vacanza” - si legge nel volantino distribuito nell'occasione - Componenti di un esercito coloniale e genocida che, dopo aver bombardato scuole, ospedali e campi profughi, vengono a “rilassarsi” sui nostri territori. Questa è la normalizzazione del genocidio. In Sardegna e nelle Marche abbiamo già visto cosa significa accogliere questi “turisti”: lo Stato italiano protegge i carnefici, mentre reprime chi prova ad opporsi e alzare la voce contro questa complicità, con militarizzazione degli spazi pubblici, identificazioni degli attivisti e fogli di via. Ridurre i componenti dell'Idf a semplici turisti significa cancellare deliberatamente le responsabilità politiche e militari di chi partecipa a massacri e colonizzazioni. La val di Susa non ci sta. Questa è una terra di lotta contro la militarizzazione e la repressione. Non accetta di diventare complice della guerra né spazio di decompressione per chi ha le mani sporche di sangue. Non accettiamo che soldati israeliani vengano in vacanza in Valsusa, che il nostro territorio venga sfruttato per lavare coscienze e dividere. Per questo invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi, come già accaduto in Sardegna, faremo capire che non passeranno vacanze serene mentre un popolo viene sterminato».
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