RECENSIONI
02 Aprile 2026 - 18:47
rubrica a cura di Eva Monti
«Quando dico che la vita è strana! Sai com’è, sono una giornalista, vedo cose bizzarre in continuazione». A dirlo è uno dei protagonisti della storia che Valérie Perrin racconta in Tatà, titolo che significa zia, un vezzeggiativo francese per indicare Colette Septembre la donna morta, di nuovo, a distanza di anni dalla prima sepoltura. A distanza di tre anni dall’ultimo romanzo, l’autrice torna a parlare di morti, cimiteri e fiori, come nel celeberrimo "Cambiare l’acqua ai fiori" che l’ha fatta conoscere a tutto il mondo e che presto diventerà un film. Questa volta però l’avvio è da thriller, con la sorpresa che corre sul filo del telefono, o per meglio dire sul cellulare dove viene raggiunta la nipote Agnes, la prima dei personaggi di cui il lettore conoscerà le storie di vita, amori e morte, vere o presunte. Quella della zia del titolo, ad esempio, è presunta. Seppellita anni prima nel camposanto, con la tomba visitata da parenti che vi portano i fiori, muore di nuovo adesso, facendo scoprire ad amici e parenti che lei per anni è stata viva, in clandestinità, introvabile e neppure cercata. Una ex calzolaia di un piccolo paese...
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